Cosa sta succedendo a Bitcoin?


Bitcoin ha attraversato una fase di correzione dopo settimane di mercato più incerto e un tentativo di rimbalzo che non è riuscito a consolidarsi. La scorsa settimana, il prezzo è sceso in area 62.000 dollari e 52.000 euro, allontanandosi dalla fascia 67.000–68.000 dollari che diversi analisti indicavano come primo livello da recuperare per confermare una ripresa più solida.
Il movimento non sembra legato a un singolo fattore, ma alla combinazione di più elementi: la rara vendita di Bitcoin da parte di Strategy, i deflussi dagli ETF spot statunitensi e un contesto macroeconomico che accentua l’incertezza sui mercati.
La vendita di Strategy
Uno degli elementi più osservati della settimana è stata la vendita di 32 BTC da parte di Strategy, effettuata a fine maggio per finanziare i pagamenti legati alle azioni privilegiate, strumenti che danno diritto a dividendi o rimborsi con priorità rispetto alle azioni ordinarie.
Dal punto di vista quantitativo, l’operazione è stata molto contenuta rispetto alle partecipazioni complessive della società. Il suo impatto è stato soprattutto simbolico, perché Strategy è stata a lungo percepita come un compratore strutturale di Bitcoin e come uno dei principali riferimenti istituzionali del mercato. Secondo QCP Group, proprio il valore simbolico della vendita ha contribuito ad amplificare la reazione degli investitori in una fase già caratterizzata da maggiore cautela: in mercati sensibili, anche segnali di dimensione limitata possono pesare sul sentiment di breve periodo.
La lettura di Standard Chartered è invece più costruttiva. Geoffrey Kendrick, responsabile della ricerca sugli asset digitali della banca, ritiene che il mercato possa essere vicino a un minimo di fase. L’analista ha ricordato che, dopo l’ultima vendita di Bitcoin da parte di Strategy nel dicembre 2022, la società ricomprò una quantità superiore di BTC pochi giorni dopo. Per questo, un eventuale nuovo riacquisto da parte di Strategy potrebbe essere interpretato come un segnale positivo dal mercato.
ETF spot in deflusso
Anche gli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti hanno contribuito alla pressione di breve periodo, registrando tre settimane consecutive di deflussi. Secondo Glassnode, i riscatti cumulati nel periodo hanno raggiunto i 4,21 miliardi di dollari, segnalando una riduzione dell’esposizione da parte degli investitori istituzionali.
Allo stesso tempo, Standard Chartered sottolinea un elemento di tenuta: rispetto ai timori emersi a febbraio, le partecipazioni degli ETF spot non hanno mostrato una vera capitolazione. Secondo Kendrick, gli holding degli ETF sono rimasti sostanzialmente stabili, passando da 682.000 BTC a circa 674.000 BTC dopo aver toccato un picco intermedio. Per l’analista, questo indica una base di investitori più solida di quanto inizialmente temuto.
La rotazione verso l’intelligenza artificiale
A pesare sul mercato non sono stati solo i deflussi dagli strumenti legati a Bitcoin, ma anche la concorrenza di altri temi d’investimento. La scorsa settimana, il comparto dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori ha continuato ad attirare forte interesse, sostenuto dall’entusiasmo per i titoli tecnologici e dalle aspettative legate a nuove grandi quotazioni nel settore.
In questo contesto, Bitcoin si è trovato a competere con un tema percepito come più forte nel breve periodo. Mentre parte del capitale si è diretta verso società legate all’IA, il mercato cripto è rimasto più esposto a prese di profitto, deflussi dagli ETF e cautela macroeconomica.
Macro più difficile, ma il quadro resta aperto
Negli Stati Uniti, le nuove posizioni di lavoro aperte sono salite ad aprile a 7,62 milioni, sopra le attese, riportando il rendimento del Treasury decennale oltre il 4,45% e aumentando le probabilità prezzate dal mercato di un possibile rialzo dei tassi entro fine anno; allo stesso tempo, l’inflazione è salita al 4,2% annuo, dal 3,8% di aprile, con un aumento mensile dello 0,5%. A questo si è aggiunto il rialzo del petrolio, collegato allo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, che ha riacceso l’attenzione sui rischi geopolitici e sulle possibili pressioni inflazionistiche.
Un report di Bitwise sposta invece l’attenzione sul sentiment. Andre Dragosch, responsabile della ricerca europea della società, ha osservato che il Cryptoasset Sentiment Index interno ha raggiunto livelli molto negativi, sottolineando però come questi siano storicamente associati più spesso a momenti di eccessivo pessimismo che all’avvio di ribassi prolungati. Anche l’indice di valutazione proprietario di Bitwise si trova nel 20% più basso della sua serie storica: un’area paragonabile ad alcuni precedenti minimi ciclici, suggerendo quindi un possibile rimbalzo.
Per ora, Bitcoin resta quindi sotto pressione, ma il quadro non è univoco. La tenuta degli ETF rispetto ai timori iniziali, l’eventuale risposta di Strategy e il livello del sentiment potrebbero offrire i primi segnali da monitorare per capire se la correzione sia vicina a una fase di stabilizzazione.
Fonti: Theblock.co, Qcpgroup.com, Bitwise.com, Glassnode.com, Sc.com
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