Cos’è il mining crypto?

Spesso in ambito crypto si sente parlare di mining, ma purtroppo molte persone non sanno bene di cosa si tratti.
Questo a volte può essere in problema, perchè purtroppo sono moltissime le truffe crypto che sfruttano la popolarità del termine “mining”, e dei suoi derivati (come miner), per convincere gli ingenui.
Per difendersi al meglio da queste truffe la cosa migliore è sapere bene cosa significhi fare mining di Bitcoin e criptovalute.
La base: Proof-of-Work
Bitcoin è stata la prima criptovaluta al mondo ad essere creata, più di 17 anni fa.
Era basata su un concetto semplice: per convalidare le transazioni bisognava inserirle in un blocco valido e concatenato a quello precedente, andando così a costruire la blockchain.
Il problema era come convalidare i blocchi.
Va ricordato che Bitcoin è basato su un protocollo pubblico decentralizzato ed immodificabile, pertanto privo di nodi riconosciuti come “validatori”. Occorreva quindi trovare un modo pubblico, decentralizzato ed immodificabile, oltre che verificabile pubblicamente da tutti, per convalidare i blocchi in cui venivano inserite le transazioni da convalidare.
La soluzione scelta da Satoshi Nakamoto fu la cosiddetta Proof-of-Work (PoW), un algoritmo di consenso basato sulla risoluzione di un enigma crittografico, e basato su un concetto elaborato addirittura nel 1992 da Cynthia Dwork e Moni Naor per combattere lo spam. Il termine Proof-of-Work invece fu coniato da Markus Jakobsson e Ari Juels nel 1999.
Nel caso di Bitcoin la Proof-of-Work prevede che i miner cerchino, procedendo casualmente, un singolo specifico codice che convalida i singoli blocchi, e che cambia da blocco a blocco. Solo quando tale codice viene scoperto il blocco può essere convalidato ed aggiunto alla blockchain.
Dato che tale processo richiede un lavoro (di ricerca del codice), l’algoritmo si chiama prova di lavoro (proof of work).
I miner
I miner pertanto sono coloro che cercano tali codici. Il primo che lo trova ha il diritto di incassare il premio e di aggiungere il blocco convalidato alla blockchain.
Per quanto riguarda Bitcoin, inizialmente il premio era di 50 BTC per ogni singolo blocco validato, ma ogni 210.000 blocchi convalidati tale premio viene dimezzato.
Fino ad oggi sono stati convalidati e concatenati nella blockchain di Bitcoin più di 930.000 blocchi, pertanto ci sono già stati quattro dimezzamenti, chiamati halving. Il primo, avvenuto a novembre 2012 al blocco numero 210.000, ridusse il premio a 25 BTC, il secondo, avvenuto a luglio 2016 al blocco 420.000, lo ha portato a 12,5, il terzo, a maggio 2020, a 6,25 e l’ultimo, avvenuto ad aprile 2024 al blocco 840.000, lo ha portato a 3,125.
Il premio viene incassato dal singolo miner che scopre il codice di convalida del blocco, detto hash, pertanto il cosiddetto mining non è nient’altro che una competizione tra i miner a chi scopre per primo l’hash di convalida di ogni nuovo blocco.
Come funziona il mining di Bitcoin
Dato che gli hash vengono tirati a caso, si capisce bene che tale competizione premia i miner che hanno maggiore potenza di calcolo, perchè in questo modo aumentano le probabilità di azzeccare l’hash giusto.
Ad esempio se un miner ha a disposizione una potenza di calcolo dieci volte superiore ad un altro, ha anche dieci volte più probabilità di trovare il codice hash che convalida un blocco.
Ad oggi si stima che la potenza di calcolo allocata a livello globale sul mining di Bitcoin sia di poco inferiore ai mille EH/s, ovvero exahash al secondo.
Exa significa 10^18, ovvero un miliardo di miliardi, pertanto al giorno d’oggi in media ogni secondo in tutto il mondo vengono estratti a caso poco meno di mille miliardi di miliardi di hash alla ricerca di quello che convalida un blocco. Dato che in media ci vogliono poco meno di 10 minuti per trovare quell’hash, in totale per convalidare un blocco vengono estratti a caso in tutto il mondo circa 600.000 miliardi di miliardi di hash.
Dati che questi numeri sono semplicemente strabilianti, è ovvio che per potersi aggiudicare il premio messo in palio ogni 10 minuti circa occorre fare i conti con una concorrenza agguerritissima che dispone di una potenza di calcolo esagerata.
Per estrarre quanti più hash possibile si utilizzano degli appositi macchinari, detti ASIC (Application Specific Integrated Circuit), dal costo singolo di molte migliaia di dollari ciascuno. I miner più grandi arrivano a possedere centinaia, o migliaia di ASIC.
Detto ciò, si capisce bene come un singolo utente con un comune computer, che in genere può estrarre meno di cento miliardi di hash al secondo, non può competere con i mille miliardi di miliardi che vengono estratti ogni secondo in tutto il mondo. Con meno di un miliardesimo della potenza di calcolo globale è praticamente impossibile riuscire a vincere questa competizione.
Come si minano le altcoin
Minare Bitcoin pertanto è ormai un’attività che può fare realisticamente con successo solo chi dispone di un vero e proprio impianto industriale di estrazione di hash, costituito da decine, centinaia o migliaia di ASIC che costano diverse migliaia di dollari ciascuno.
È vero che esistono anche delle pool in cui anche piccoli miner possono mettere in comune la propria potenza di calcolo, con altri miner, così da aumentare di molto le probabilità di riuscire a contribuire al mining di un blocco. Ma in questi casi le remunerazione avviene in base alla percentuale di potenza di calcolo messa a disposizione della pool, pertanto con meno di cento miliardi di hash al secondo anche se si riesce a contribuire al mining di un blocco la porzione di premio che si vince è davvero irrisoria.
Per questi motivi molti piccoli miner preferiscono minare altcoin.
Va detto che al giorno d’oggi ormai sono relativamente poche le criptovalute basate su Proof-of-Work. Ad esempio Ethereum, nata nel 2015 con PoW, nel 2022 è passata a Proof-of-Stake (PoS), che è attualmente l’algoritmo di consenso più utilizzato.
Oltre a Bitcoin, le altre crypto ben note basate su PoW sono Dogecoin, Bitcoin Cash (BCH), Monero, Zcash, Litecoin, Ethereum Classic (ETC), Kaspa e Dash.
Minare queste altcoin è molto più semplice che minare Bitcoin, ma a dire il vero anche molto meno remunerativo. Quella più facile da minare sembra essere Monero, ma anche Ethereum Classic e Kaspa sembrano promettere bene da questo punto di vista.
Per minare queste altcoin non occorrono costosi ASIC, e spesso bastano delle potenti schede grafiche opportunamente configurate.
Rimane comunque il fatto che per far funzionare bene un impianto di mining crypto bisogna sapere bene cosa si sta facendo, avere buone competenze a riguardo, e soprattutto poter disporre di grandi quantità di energia elettrica a basso costo, perchè il problema principale sono proprio gli elevati consumi energetici.
Il cloud mining
In teoria esisterebbe un’alternativa a basso costo, perchè non prevede di dover utilizzare macchine proprie.
Si chiama cloud mining, ma va detto che spesso si tratta di una truffa.
Praticamente consiste nel prestare denaro ad impianti di mining nella speranza che quel denaro venga effettivamente utilizzato per finanziarie attività di mining, e nella speranza di ricevere in cambio una parte degli eventuali guadagni.
In realtà spesso chi promette di fare cloud mining si limita ad incassare il denaro, e non c’è un reale modo di verificare con certezza che ciò che promettono sia vero. Meglio tenersi alla larga da queste truffe.
In passato in effetti c’erano piattaforme serie di cloud mining, ma funzionavano consentendo agli utenti di noleggiare (ovviamente a pagamento) potenza di calcolo allocata su macchine installate presso impianti terzi, ma che poi andavano configurate e gestite dagli utenti. Alla fine questa attività richiedeva comunque molte competenza, mentre chi promette di consentire il mining senza alcuno sforzo o competenza, solamente inviando del denaro, molto probabilmente sta solo mentendo.
