I dati sulla produzione passano attraverso il router di casa, e così tecnici e proprietari possono controllare il sistema a distanza.

Non si tratta di un’evoluzione casuale, ma della risposta a una serie di necessità emerse solo di recente. Ancora pochi anni fa, ben poche persone si ponevano il problema di sapere quanta elettricità producessero i loro pannelli, di programmare l’uso delle batterie di accumulo o di individuare tempestivamente un eventuale guasto.

Va detto, però, che ogni nuova componente digitale porta con sé un aumento della complessità e nuovi potenziali punti deboli. Ecco perché, per chi possiede o gestisce questi impianti (rivenditori, produttori e installatori), la sicurezza informatica non può più essere trascurata: va valutata con la stessa attenzione riservata ai criteri di sempre, come il rendimento, la garanzia e la qualità dei componenti.

Perché gli inverter sono diventati dispositivi sensibili

L’inverter converte la corrente continua prodotta dai pannelli nella corrente alternata che può essere usata in casa e trasferita alla rete. I modelli smart possono comunicare con piattaforme su cloud, ricevere gli aggiornamenti in automatico e, in molti casi, permettere ai tecnici di configurare o modificare alcuni parametri da remoto.

Un criminale informatico può cercare le credenziali di accesso nel pannello di controllo e addirittura sfruttare bug nel software per colpire il portale a cui sono collegati migliaia di dispositivi.

In Italia la superficie digitale è già troppo ampia per essere ignorata. Alla fine del 2025 risultavano connessi2.092.088 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva di 43.513 MW e il settore residenziale rappresentava il 27% della potenza installata.

Dall’impianto di casa alla rete elettrica

Il rischio cambia in base alla portata dell’attacco. Accedendo a un singolo sistema domestico è possibile bloccare il sistema di monitoraggio e interrompere temporaneamente la produzione, fra le altre cose.

Se si riescono a mettere sotto scacco molti inverter in parallelo, il problema assume una dimensione diversa. Spegnendo e riaccendendo i sistemi in modo concertato, si possono creare scompensi alla rete energetica.

Un episodio diventato pubblico nel gennaio 2026 ha mostrato la gravità del problema. In Polonia, un attacco attribuito a un gruppo filorusso ha cercato di interrompere le comunicazioni tra impianti rinnovabili e rete elettrica, cancellando dati e informazioni chiave. Il ministro polacco dell’Energia lo ha descritto come il maggiore attacco informatico subito dal settore elettrico nazionale negli ultimi anni. Proprio questa vicenda sembra aver dato la spinta decisiva alla decisione europea di considerare gli inverter fotovoltaici tra le tecnologie sensibili.

Cosa interessa ai criminali informatici

Gli attacchi economici puntano spesso all’estorsione o alla rivendita degli accessi. Se il portale è compromesso, si possono ricavare informazioni tecniche e dati personali, oltre a prendere il controllo da remoto dei pannelli. Un ransomware può bloccare i sistemi di gestione di un’azienda energetica o di una comunità che condivide produzione e accumulo.

I gruppi cybercriminali foraggiati da entità statali seguono obiettivi strategici. Studiano le reti elettriche, cercando i punti deboli di operatori e fornitori per preparare attività di sabotaggio, pressione politica o raccolta di informazioni. Gli impianti eolici di comunità, le microreti e i parchi solari presentano spesso tecnologie industriali collegate a normali servizi informatici: email, accessi web, software di assistenza e connessioni dei manutentori. E così, la porta d’ingresso può trovarsi lontano dalla turbina o dall’inverter.

Cosa controllare prima di acquistare un impianto

Quando valuti un sistema fotovoltaico dovresti farti qualche domanda anche sulla sfera digitale. Realisticamente, per quanti anni il produttore fornirà gli aggiornamenti al codice? L’applicazione offre l’autenticazione a più fattori? Chi conserva le credenziali di accesso? L’installatore potrà accedere da remoto dopo il collaudo? In quale paese vengono trasmessi e gestiti i dati?

Conviene chiedersi anche come verrà comunicata la presenza di una vulnerabilità e chi installerà gli aggiornamenti. Una garanzia sui componenti perde parte del suo valore se il software diventa scoperto dopo pochi anni.

Le credenziali iniziali vanno cambiate durante l’installazione. L’account del proprietario dovrebbe avere una password esclusiva, conservata in un password manager. Gli accessi del tecnico meritano una revisione periodica, soprattutto dopo un cambio di manutentore.

Proteggere la rete di casa

L’inverter, la batteria e gli altri dispositivi del sistema di produzione energetica possono essere separati dai computer personali, creando una rete Wi-Fi dedicata. Il router deve ricevere aggiornamenti in modo tempestivo ed essere protetto da una password diversa da quella di fabbrica.

L’accesso al pannello di controllo direttamente da internet aumenta i rischi. Prima di configurare telefoni e computer usati per il monitoraggio, è possibile effettuare il download della VPN e tutelarsi sulle reti di hotel, uffici, aeroporti e spazi pubblici.

Energia pulita e manutenzione digitale

Pannelli, batterie e piccoli impianti eolici richiedono sistemi di controllo sul piano elettrico, meccanico ma anche digitale. La parte connessa è forse quella dalla manutenzione più semplice, dato che basta aggiornare, verificare gli accessi, eliminare account inutilizzati e controllare le notifiche di sicurezza. La pigrizia, l’ignoranza e la superficialità sono i 3 peccati capitali da cui stare alla larga.

Autore articolo: Redazione GreenMe