Da Rummo a Voiello: chi usa davvero grano italiano? La nostra indagine sulla pasta del supermercato

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Abbiamo girato il supermercato con una sola domanda in testa: la pasta che compriamo ogni settimana, quasi per abitudine, è davvero italiana? Non la lavorazione, quella spesso lo è, ma il grano, la materia prima. Quello che finisce nella semola, nella farina, nel piatto. E la risposta, leggendo le etichette una per una, è più complicata di quanto sembri.

PerchĆ© l’Italia ĆØ il Paese della pasta per definizione, eppure una quota significativa di quella che troviamo sugli scaffali della grande distribuzione viene prodotta con grano duro importato dall’Europa dell’Est, dal Canada, dall’Australia, persino dagli Stati Uniti. Non ĆØ necessariamente un problema di qualitĆ : il grano straniero può rispettare standard produttivi elevati, e nessuna marca va demonizzata per questo. Ma ĆØ una questione che vale la pena conoscere, soprattutto se tra i tuoi criteri di scelta ci sono la sostenibilitĆ  ambientale, il sostegno all’agricoltura locale o semplicemente la trasparenza di quello che metti nel carrello.

Come si legge l’etichetta (senza fare confusione)

Prima di tutto, un chiarimento necessario. La legge italiana obbliga i produttori di pasta secca a indicare in etichetta due informazioni distinte: il paese di coltivazione del grano duro e il paese di molitura. Sono due cose diverse, e confonderle ĆØ facilissimo.

Il paese di molitura indica dove il grano ĆØ stato macinato per diventare semola. Un mulino italiano può lavorare tranquillamente grano canadese o ucraino: leggere “molitura: Italia” non dice nulla sull’origine del cereale.

Quello che devi cercare ĆØ la voce “paese di coltivazione del grano duro” o “origine del grano”. Si trova spesso in piccolo, in fondo al pannello nutrizionale o su un lato della confezione. A volte ĆØ formulata in modo volutamente vago: “UE e non UE”, un’indicazione che tecnicamente rispetta la norma ma lascia il consumatore nell’incertezza più totale.

Alcune marche comunicano l’origine con trasparenza e persino con orgoglio, soprattutto quelle che hanno fatto del grano italiano un elemento del loro posizionamento. Altre sono meno esplicite. In ogni caso, l’informazione deve esserci: sapere dove cercarla fa la differenza.

Cosa abbiamo trovato leggendo le etichette

Abbiamo preso le confezioni delle marche più vendute nei supermercati italiani — quelle che la maggior parte di noi compra da anni, spesso senza fermarsi a leggere cosa c’ĆØ scritto sul retro — e abbiamo guardato una per una l’origine del grano. Ecco i risultati.

Barilla – Linea Classica

barilla 1

Origine del grano: UE e non UE. Nessuna indicazione specifica sul paese di coltivazione.

barilla 2

@GreenMe

Barilla – Al Bronzo

barilla al bronzo 1

Origine del grano: 100% italiano. Una differenza importante, all’interno della stessa marca, che vale la pena conoscere.

La Molisana

molisana

@GreenMe

Origine del grano: 100% italiano.

Rummo

rummo 1

@greenMe

Origine del grano: UE e non UE.

rummo 2

@greenMe

Garofalo

pasta garofalo

@GreenMe

Origine del grano: Italia e Arizona (USA).

Voiello

voiello 1

@greenMe

Origine del grano: 100% italiano.

Divella

divella 1

@GreenMe

Origine del grano: UE e non UE.

divella 2

@GreenMe

De Cecco

de cecco

@greenMe

Origine del grano: UE e non UE.

Riscossa

riscossa 1

@greenMe

Origine del grano: UE e non UE.

riscossa 2

@greenMe

Consilia

consilia

@greenMe

Origine del grano: UE e non UE.

consilia (1)

@greenMe

Armando

armando 1

@GreenMe

Origine del grano: 100% italiano, con grano certificato senza residui di pesticidi e glifosato.

armando 2

@GreenMe

Il quadro che emerge non ĆØ uno scandalo, ma ĆØ un invito a leggere meglio quello che compriamo. Essere consumatori informati non significa scegliere sempre il prodotto più costoso o più “patriottico”, ma capire cosa c’ĆØ dentro una confezione senza lasciarsi ingannare da un’etichetta ambigua o dalla semplice presenza del tricolore sulla confezione. La pasta può essere lavorata in Italia e fatta con grano dall’altra parte del mondo: sono due cose diverse, e adesso sai come distinguerle.

In questo video invece parliamo della Pasta di Gragnao, sapevi che il bollino IGP non indica che il grano sia sempre italiano?

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Autore articolo: Marco Crisciotti