Dal terribile incidente al gol con l’Inter dopo 292 giorni: la rinascita di Filippo Serantoni (dopo l’intervento al cervello)

Ci sono storie che nel calcio giovanile, e soprattutto nella vita, superano ogni risultato. Quella di Filippo Serantoni, talento classe 2010 dell’Inter U15, è una di queste. 25 gol segnati nella scorsa stagione, attaccante allo stato puro, il suo futuro nelle maggiori serie calcistiche sembra scritto dopo la vittoria dello scudetto. Poi, però, tutto cambia all’improvviso mettendo in dubbio non soltanto la sua carriera, ma la quotidianità stessa del ragazzo.

@filipposerantoni_/Instagram
Il dramma dell’estate: il trauma e l’operazione
Una semplice vacanza al mare questa estate, come tante altre, un tuffo e l’impatto con gli scogli con la testa. Il giovane perde conoscenza e viene trasportato d’urgenza in ospedale. I medici riscontrano un’importante frattura infossata con emorragia cerebrale che rende necessario un intervento neurochirurgico delicatissimo al cervello.
I giorni successivi sono quelli dell’incertezza, l’operazione riesce ma apre una fase ancora più complessa: quella delle domande senza risposta. Potrà tornare a giocare? Potrà sostenere ritmi agonistici? Per un ragazzo del 2010, abituato a vivere di campo e pallone, il rischio è quello di una sospensione indefinita del sogno. Il percorso è lungo, fatto di riabilitazione, attese e controlli continui, mentre il calcio diventa un orizzonte lontano.
La lunga attesa e la rinascita graduale
Il recupero di Serantoni è un processo fatto di piccoli passi. Prima la degenza, poi la riabilitazione, i controlli specialistici e il ritorno alla normalità. Alla fine arriva l’idoneità sportiva e ritornano anche gli allenamenti con i compagni, inizialmente senza contatto. Il tempo si allunga fino a diventare il vero avversario, ma ecco finalmente il ritorno in campo: sono passati 292 giorni dal suo ultimo match ufficiale con la maglia nerazzurra. L’Inter lo accompagna in ogni fase, proteggendo il suo percorso e consentendogli di ritrovare fiducia senza pressioni. Una gestione che si rivela decisiva per un rientro sereno.
Il rientro contro il Südtirol con il caschetto
Il momento arriva contro il Südtirol, ma ad un patto almeno per il momento: indossare il caschetto protettivo. Un accessorio indispensabile per tutelare la zona operata in un’immagine che ad ogni interista che si rispetti ricorda inevitabilmente quella di Cristian Chivu, costretto a indossarlo per anni dopo un grave infortunio alla testa. Due storie diverse, unite dallo stesso simbolo: continuare a giocare nonostante tutto.
Il gol della liberazione
Serantoni entra al 59’, osserva il campo, riprende ritmo e fiducia. Ma bastano pochi minuti per rivedere il giocatore di prima: attacchi alla profondità, movimenti da finalizzatore, un palo sfiorato in semirovesciata che anticipa ciò che sta per accadere. Poi al 75’ arriva l’istante che chiude il cerchio: palla in rete una vera e propria liberazione emotiva.
L’esultanza è d’obbligo, per lui e per tutti i compagni ma il gol vale molto di più: è il simbolo di un ritorno alla vita sportiva dopo mesi di paura, dubbi e lavoro silenzioso. Ora il futuro è di nuovo aperto. Ma rispetto a prima, c’è qualcosa in più: la consapevolezza di aver superato il momento più difficile. E di poter ricominciare, passo dopo passo verso un futuro che chissà dove lo porterà. Lo promette lui stesso sui social: “Mi riprenderò tutto ciò che mi spetta” e a vedere dalla fame di riscatto che ha, possiamo starne certi.
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