Disastro ecologico al lago di Fogliano: migliaia di granchi blu morti per mancanza di ossigeno (e presto potrebbe toccare ai pesci)

Una gravissima crisi ambientale sta colpendo l’ecosistema del lago di Fogliano, uno dei bacini salmastri più rilevanti situati nel cuore della pianura pontina. Da diversi giorni le sponde e le aree limitrofe al canale-porto di Rio Martino sono invase da migliaia di carcasse di granchio blu. Quella che a prima vista potrebbe sembrare una notizia positiva, trattandosi di una specie aliena altamente invasiva e vorace originaria del continente americano, rappresenta in realtà il sintomo macroscopico di un imminente collasso ecologico che rischia di estendersi rapidamente alla fauna ittica locale.
La causa primaria di questa massiccia mortalità non è legata a piani di eradicazione, bensì a un severo fenomeno di anossia delle acque. L’insabbiamento ciclico del canale situato in corrispondenza della Foce del Duca ha interrotto il naturale ricambio con l’acqua marina. Privo di questa ventilazione idrica costante, il bacino sta andando incontro a un rapido processo di eutrofizzazione: la proliferazione incontrollata di alghe consuma l’ossigeno presente, provocando il soffocamento dei crostacei. Gli scienziati avvertono che, se non si interverrà con urgenza, i pesci saranno le prossime vittime di questa asfissia ambientale.
L’invasione silente della specie alloctona e i ritardi istituzionali sulla manutenzione
Il fenomeno evidenzia anche la densità demografica impressionante raggiunta da questo crostaceo all’interno dell’area umida laziale. Introdotti originariamente dall’uomo per meri scopi commerciali, questi animali distruggono la biodiversità dei laghi costieri depredando bivalvi, cozze, vongole e il novellame dei pesci locali. La moria in corso, pur essendo numericamente visibile sulle spiaggette emerse a causa della siccità estiva, non sarà sufficiente a eradicare la specie dall’area protetta del Parco Nazionale del Circeo, rendendo necessari piani di gestione mirati a lungo termine.
La gestione dell’emergenza ha sollevato un dibattito complesso in merito alle competenze amministrative dei canali di sfogo. Attraverso una nota ufficiale, i vertici dell’Ente Parco hanno specificato che la manutenzione ordinaria delle foci non rientra tra i loro doveri istituzionali diretti. Tuttavia, data la criticità della situazione, l’ente ha deciso di assumere la guida tecnica e amministrativa delle operazioni per sbloccare lo stallo burocratico e impedire la decomposizione della biomassa, che sta già sprigionando un forte odore nell’aria circostante.
L’avvio dei lavori d’urgenza in collaborazione con i Carabinieri della Biodiversità
Il piano d’azione prevede una stretta collaborazione con il Raggruppamento Biodiversità dei Carabinieri per accelerare le operazioni di scavo. L’obiettivo immediato è la rimozione dei detriti e della sabbia accumulata alla foce per consentire l’ingresso dei flussi marini prima dell’innalzamento definitivo delle temperature estive. L’ente sta perfezionando in queste ore l’affidamento dei lavori con una procedura d’urgenza.
L’auspicio formale è che i cantieri per la disostruzione delle foci possano partire nei prossimi giorni per ripristinare il corretto chimismo delle acque. Questo intervento strutturale tamponerà la crisi acuta dell’anossia, ma rimarrà aperta la complessa sfida ecologica legata alla presenza dei granchi blu, la cui proliferazione incontrollata continua a minacciare l’equilibrio biologico di una delle zone umide più ricche e protette dell’intera penisola italiana.
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