È morta la bimba rimasta incastrata nella piscina di Sestri Levante, i genitori donano gli organi: come prevenire queste tragedie?

È morta l’11enne rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di aspirazione di una piscina a Sestri Levante. La bambina era stata soccorsa e trasportata d’urgenza all’Istituto Giannina Gaslini di Genova in condizioni gravissime, ma non è sopravvissuta.
Con una nota, l’ospedale Gaslini ha espresso vicinanza alla famiglia e ringraziato i genitori per la decisione di autorizzare la donazione degli organi della figlia, definendola una scelta “capace di trasformare un vuoto incolmabile in speranza concreta per altre famiglie”.
Leggi anche: Braccioli: non sono dispositivi anti-annegamento, molti non garantiscono sicurezza e si sgonfiano in acqua
Proseguono gli accertamenti della Guardia Costiera e dei Carabinieri per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Tra gli aspetti al vaglio degli investigatori ci sono la documentazione relativa all’impianto e il rispetto delle norme di sicurezza previste per la piscina.
Intanto, è questa una tragedia che riporta l’attenzione su un tema troppo spesso sottovalutato: la sicurezza nelle piscine. E di notizie come questa, ahinoi, ne stiamo avendo troppe. Secondo gli esperti, molti degli incidenti che avvengono in questi impianti potrebbero essere evitati dal momento che le criticità riguardano spesso impianti non conformi, dispositivi di protezione mancanti o rimossi, carenze nella manutenzione e nella gestione delle strutture, oltre a una vigilanza non sempre adeguata.
Anche gli episodi in cui i capelli o parti del corpo vengono risucchiati dai bocchettoni di aspirazione sono eventi che, nella maggior parte dei casi, potrebbero essere prevenuti con sistemi di sicurezza adeguati, una corretta manutenzione e procedure rigorose.
I dati SIMA
Il decesso della bimba di 11 anni rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di una piscinetta a Sestri Levante porta a 75 il tragico bilancio delle vittime nelle piscine italiane registrate dal 2022 ad oggi.
Lo affermano i medici della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) che diffondono i numeri ufficiali dei decessi in piscina registrati nel nostro Paese e le regole da seguire per evitare incidenti.
Se si considerano le piscine private, quelle aperte al pubblico, i parchi termali e le strutture ricettive, in Italia si contano 75 persone che, tra il 1° gennaio 2022 e il 16 luglio 2026, hanno perso la vita nelle acque di una piscina – analizza Sima – Si tratta in media di 16 decessi ogni anno, in diminuzione rispetto alla media di 30 decessi l’anno monitorata dall’Iss nel periodo 2017-2021.
A questi vanno aggiunti i circa 400 decessi che si registrano ogni anno in Italia per annegamenti in acque diverse dalle piscine (mare, laghi, fiumi, torrenti), mentre nel mondo i decessi per annegamento ammontano a 2,5 milioni solo nell’ultimo decennio.
La principale causa di morte in piscina è dovuta a malori, circa il 44% del totale, ma in più della metà dei casi a perdere la vita è un bambino sotto i 12 anni, confermando i dati dell’Oms secondo cui le vittime più frequenti per annegamento in acqua sono i minori, aggiungono da Sima.
Per prevenire incidenti nelle piscine italiane è necessario seguire alcune semplici regole – afferma il presidente Alessandro Miani. I minori devono essere sempre sorvegliati dai genitori, che non devono mai distrarsi, nemmeno quando i bambini non sono in acqua e sostano nei pressi delle piscine. Scegliere solo strutture dotate di personale addetto alla sorveglianza, in grado di intervenire con prontezza in caso di necessità. Verificare sempre l’altezza di una piscina prima di entrare in acqua, e mai fare il bagno quando il corpo è surriscaldato o dopo l’assunzione di alcol. Entrare in acqua lentamente, bagnando prima piedi, gambe, braccia, nuca, torace e viso, poiché il corpo deve avere il tempo di adattarsi al cambio di temperatura.
L’Italia attende una legge nazionale
Oggi la normativa italiana sulle piscine è frammentata e varia da Regione a Regione. È però in fase di definizione una legge quadro nazionale che punta a uniformare gli standard di sicurezza, introducendo requisiti più severi per la progettazione degli impianti, controlli periodici, piani di autocontrollo, dispositivi di protezione e obblighi più stringenti per la gestione delle strutture.
L’esperienza della Francia dimostra che queste misure possono fare la differenza: secondo i dati citati dall’Istituto Superiore di Sanità, l’introduzione di obblighi e controlli più rigorosi ha contribuito a ridurre di circa il 75% gli annegamenti in piscina, soprattutto tra i bambini.
E non solo, fateci caso: la maggior parte delle volte la piscina viene percepita come un ambiente più sicuro del mare, inducendo talvolta ad abbassare il livello di attenzione. In realtà, anche pochi centimetri d’acqua possono trasformarsi in un grave pericolo se vengono meno la sorveglianza, il rispetto delle regole e la manutenzione degli impianti.
Come evitare queste tragedie
Ricapitolando, quindi, anche se il rischio zero non esiste, ci sono alcune semplici precauzioni che possono ridurre in modo significativo la possibilità che si verifichino incidenti in piscina:
- Non lasciare mai i bambini senza sorveglianza, nemmeno per pochi secondi e anche se sanno nuotare
- Scegliere piscine a norma, con impianti regolarmente controllati e personale addetto alla sicurezza
- Far indossare la cuffia e raccogliere sempre i capelli lunghi, per ridurre il rischio che possano impigliarsi nei bocchettoni di aspirazione
- Non avvicinarsi ai bocchettoni di aspirazione e insegnare ai bambini a non giocarci o coprirli con il corpo
- Segnalare immediatamente griglie rotte, mancanti o allentate e non utilizzare la piscina finché il problema non viene risolto
- Entrare in acqua solo quando gli impianti sono in funzione e correttamente manutenuti, evitando qualsiasi situazione che appaia anomala o poco sicura
