Effetto Dubai Chocolate: tra guerra e boom social, il pistacchio sta diventando sempre più caro

Provate a comprare un sacchetto di pistacchi al supermercato nelle prossime settimane e guardate bene il prezzo. Quello che state vedendo non è un errore di etichetta ma la fotografia di una crisi che si è costruita strato su strato, e che a marzo 2026 ha raggiunto il punto di rottura.
Secondo i dati di Expana, il prezzo all’ingrosso del pistacchio ha toccato i 4,57 dollari per libbra, il valore più elevato da otto anni a questa parte. Ma cosa sta succedendo?
La questione è complessa e c’è di mezzo la guerra in Iran, i cambiamenti climatici ma anche il Dubai Chocolate, la barretta di cioccolato diventata virale sui social.
Perché il pistacchio sta diventando sempre più caro
L’Iran non è solo uno dei luoghi dove il pistacchio cresce meglio al mondo, è letteralmente il paese che detta i ritmi del mercato globale. Con circa un quinto della produzione mondiale e una quota che sfiora il 30% delle esportazioni, Teheran è il fornitore da cui dipende l’intera filiera. Ma oggi, quella filiera è spezzata.
Da fine febbraio 2026, l’escalation militare che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele ha reso estremamente instabili le rotte nello Stretto di Hormuz e il traffico marittimo è fortemente rallentato. Per i commercianti di pistacchi questo significa una cosa sola: è sempre più difficile reperire merce, e quel poco che circola ha un prezzo che riflette il rischio.
Sarebbe sbagliato, però, attribuire tutto alla crisi bellica. Il mercato del pistacchio era sotto pressione già da mesi. Nel 2025, la siccità ha colpito simultaneamente tre dei principali bacini produttivi: Iran, Turchia e California. I raccolti sono rimasti sotto le attese, e l’offerta si è ridotta in un momento in cui la domanda stava invece accelerando. I prezzi erano già saliti di circa un terzo nell’arco dell’anno, prima ancora che esplodesse il conflitto armato.
A questo si aggiungevano le sanzioni internazionali e le turbolenze interne iraniane, che da tempo avevano già complicato la logistica delle esportazioni e fatto crollare il valore del rial, la moneta nazionale. Il conflitto di fatto non ha creato la crisi ma l’ha moltiplicata.
C’è poi un terzo protagonista in questa storia, il cosiddetto Dubai Chocolate. Negli ultimi anni, le barrette ripiene di crema al pistacchio e pasta di knafeh sono diventate un fenomeno globale, alimentato dai social media e replicato in scala industriale dai grandi marchi dolciari di tutto il mondo. Gelati al pistacchio, creme spalmabili, bevande, praline, il pistacchio ha invaso scaffali e menu e l’industria alimentare ha contribuito ad aumentare la pressione sulla domanda in un mercato già sotto stress.
Dobbiamo rinunciare al pistacchio?
Il mercato globale del pistacchio vale oggi circa 5,5 miliardi di dollari e si prevede possa crescere fino a 7,2 miliardi nei prossimi cinque anni, secondo Mordor Intelligence. Se la situazione logistica nel Medio Oriente non si sblocca, però, quella crescita potrebbe tradursi non in più prodotto disponibile, ma in prezzi sempre più alti per quantità sempre più piccole.
Il rischio concreto, secondo gli analisti di settore, è che il pistacchio smetta di essere un ingrediente di uso comune per diventare quasi un bene di lusso, con conseguenze a cascata su tutto ciò che lo contiene: dai gelati alle creme spalmabili, dai dolci ai prodotti da forno.
Fonte: Financial Times
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