Empori solidali, la spesa gratis con i punti al posto dei soldi: in Italia ne esistono oltre 300 (ma in pochi lo sanno)

Un emporio solidale non è un semplice magazzino dove ritirare un pacco. à più simile a un piccolo supermercato, con tanto di corsie e scaffali, dove però non si paga. Per accedervi, però, non basta presentarsi. Gli operatori incontrano la famiglia, cercano di capire quante persone ci sono in casa e come stanno economicamente. Da questo colloquio nasce una sorta di credito a punti, che poi si spende per la spesa.
La differenza rispetto al classico pacco alimentare? Sta tutta nel carrello. Nessuno lo riempie al posto tuo. Ogni famiglia gira tra gli scaffali e sceglie quello che le serve davvero: più pasta o più detersivo, ad esempio. Non è solo una questione di distribuire beni. Il punto vero è non togliere alle persone la possibilità di decidere. Chi ha ricevuto almeno una volta una scatola già confezionata, con dentro ciò che altri hanno scelto per lui, sa bene che non è un dettaglio da poco.
E a Napoli, questo modello sta diventando sempre più necessario.
A Napoli la fila si allunga
In cittĆ la Caritas gestisce sette empori solidali e le richieste continuano a salire. All’emporio Gocce di Rugiada, a Poggioreale, gli accessi giornalieri sarebbero passati da una ventina a cinquanta. A bussare sono soprattutto famiglie napoletane, anche giovani. L’emporio collabora con due catene di supermercati della zona, che gli cedono anche prodotti vicini alla scadenza. CosƬ si aiuta chi ĆØ in difficoltĆ e, allo stesso tempo, si evita che il cibo finisca nella spazzatura.
Spostandosi verso la periferia est, tra San Giovanni a Teduccio e Barra, c’ĆØ l’Emporio Solidale San Giuseppe. Qui le famiglie seguite in modo stabile sono circa 240, più altre 80 che arrivano ogni tanto. Nell’ultimo anno l’emporio avrebbe distribuito circa 90 tonnellate di alimenti e 10 di prodotti per la casa e l’igiene personale: in tutto, circa 100 tonnellate di beni. Le richieste? Cresciute di circa il 20%.
Gli empori non sono l’unica risposta. Nel 2026 la Fondazione Prosolidar ha finanziato “Mai più fame“, un progetto per 100 famiglie di Forcella e dei Quartieri Spagnoli. Con l’iniziativa Cesvi-Intesa Sanpaolo, attiva da marzo a novembre, sono stati invece finanziati 4mila pacchi alimentari per oltre 400 famiglie napoletane: circa la metĆ ĆØ destinata a 200 nuclei della MunicipalitĆ 7.
In Italia sono 309, ma il Sud ĆØ indietro
Napoli non ĆØ un caso isolato. Secondo il rapporto Euricse “Gli empori solidali in Italia: oltre la distribuzione alimentare“, a maggio 2025 nel nostro Paese gli empori attivi erano 309. Nel 2021 erano 193. Oltre cento aperture in quattro anni, una crescita che va di pari passo con l’aumento di persone e famiglie in difficoltĆ economica.
La mappa, però, è sbilanciata. Circa il 48% degli empori si trova al Nord, il 29% al Centro e appena il 23% al Sud, dove prevalgono ancora strumenti più tradizionali come i pacchi alimentari e le mense. Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, da sole, ospitano oltre il 48% degli empori censiti.
Più presidi di quartiere che supermercati
Il rapporto Euricse segnala anche un cambiamento meno visibile. Molti empori stanno diventando dei veri punti di riferimento per le comunitĆ : oltre a pasta, latte, conserve e prodotti per l’igiene, ci trovi il doposcuola, i corsi di italiano, attivitĆ culturali, cene di quartiere, sportelli per orientarsi nel mondo del lavoro, supporto psicologico e iniziative contro lo spreco alimentare.
Qualcuno organizza perfino percorsi di educazione al consumo, per aiutare le persone a ragionare su cosa mettono nel carrello e a distinguere il necessario dal superfluo. Il bisogno materiale resta il punto di partenza. Ma intorno al cibo nascono reti che finiscono per occuparsi anche di salute, scuola e lavoro.
Che un supermercato gratuito si trasformi anche in doposcuola o in sportello per il lavoro dice molto. Il bisogno, evidentemente, non si ferma al frigorifero. E con il carovita, la spesa di tutti i giorni ĆØ diventata per molte famiglie una voce difficile da sostenere. La rete degli empori regge, e meno male. Resta da capire quanto ancora dovrĆ allargarsi.
