Energia, inflazione al 3,8%: la Banca Centrale Europea affronta sfide diagnostiche sulla politica monetaria


Philip R. Lane, della Banca Centrale Europea, ha spiegato il 5 ottobre 2026 a Francoforte perché la politica monetaria dell’istituto è tirata in più direzioni.
Il discorso è arrivato alla ECB Conference on Monetary Policy 2026, la conferenza della Banca Centrale Europea dedicata al confronto sulla politica monetaria.
Lane ha descritto il momento attuale come un rompicapo diagnostico, attraversato da uno shock energetico, una politica fiscale in movimento e l’arrivo disomogeneo degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Punti chiave
- A settembre 2026 l’inflazione dell’eurozona è salita al 3,8%, spinta quasi solo dal rincaro energetico del 18,8%.
- L’inflazione di fondo, esclusa l’energia, resta più contenuta al 2,3%, ma la BCE la prevede in salita verso il 2,6% nel 2027.
- La spinta fiscale di 0,5 punti percentuali nel 2026 diventerà una stretta da 0,4 punti nel 2027 e 0,2 punti nel 2028.
- I tassi sui mutui sono passati dal 3,3% di fine 2025 al 3,6% nel 2026, frenando i prestiti alle famiglie.
I tre criteri dietro le decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea
La BCE fonda le sue decisioni di politica monetaria su tre criteri: le prospettive di inflazione e i rischi che le circondano, le dinamiche dell’inflazione sottostante e la forza della trasmissione monetaria nel sistema finanziario.
Lane ha spiegato che “nessun singolo indicatore di inflazione sottostante fornisce un’indicazione sufficiente”, motivo per cui la banca segue un’intera batteria di misure invece di affidarsi a un solo numero. Lo stesso approccio vale per le condizioni finanziarie: l’ECB Macro-Finance Financial Conditions Index e l’ECB-BIG index vengono entrambi usati per capire quanto siano davvero stretti o distesi i canali di credito tra banche e intermediari non bancari.
Lo shock energetico che spinge ancora l’inflazione nell’eurozona
Lo shock energetico resta, secondo Lane, la forza più grande dietro il rialzo dei prezzi di quest’anno. A settembre l’inflazione headline era al 3,8%, con l’energia all’18,8% contro un’inflazione non energetica di appena il 2,3%.
Il confronto con il quarto trimestre del 2025, quando l’inflazione headline era al 2,1% e i prezzi energetici stavano ancora scendendo, dà la misura del cambiamento.
Lane ha parlato di una “seconda ondata” dello shock in corso da luglio, con petrolio, margini di raffinazione e gas di nuovo in rialzo. Quanto e quanto in fretta questo rincaro si trasferirà sui prezzi non energetici determinerà le prospettive di inflazione nel medio termine.
Le previsioni di settembre della BCE collocano l’inflazione non energetica a una media del 2,6% nel 2027, in parte per il trasferimento ritardato dei costi, prima di scendere al 2,3% nel 2028.
Politica fiscale e intelligenza artificiale
Dopo essere rimasta neutrale nel 2025, la politica fiscale dell’eurozona si è spostata verso un allentamento di 0,5 punti percentuali nel 2026, sostenuto dalla spesa tedesca per difesa e infrastrutture e dalle fasi finali del programma Next Generation EU.
Lo staff della BCE si aspetta che questo si trasformi in una stretta di 0,4 punti nel 2027 e di 0,2 punti nel 2028, riducendo la crescita nei prossimi due anni.
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno a loro volta sostenendo l’attività economica, visibili nei servizi digitali, negli investimenti delle imprese e nelle esportazioni: quelle legate all’AI sono cresciute del 6,7% nel periodo 2024-2025.
Lane è stato netto nel dire che l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’economia dell’eurozona è “di un ordine diverso” rispetto a Stati Uniti o Asia orientale, perché parte da una base molto più piccola.
Ha anche osservato che il boom globale dell’AI continua a spingere al rialzo i tassi d’interesse a lungo termine in tutto il mondo. Dato che la crescita dell’AI in Europa è comparativamente piccola, quell’aumento globale dei tassi si traduce in un vero inasprimento delle condizioni finanziarie per il blocco.
Il credito si divide tra imprese e famiglie
Nel 2026 la crescita del credito racconta due storie diverse: da un lato le imprese, dall’altro le famiglie.
Il credito alle imprese è cresciuto grosso modo in linea con il PIL nominale, lasciando il rapporto tra debito corporate e PIL intorno al 66%, vicino ai livelli pre-crisi finanziaria.
Le aziende legate all’intelligenza artificiale hanno mostrato un’espansione del credito notevolmente più forte delle società comparabili: il boom dell’AI spiega quasi un punto percentuale della crescita aggregata annua del credito.
Le famiglie hanno vissuto un’esperienza diversa. I prestiti per i mutui hanno continuato a espandersi di circa il 3,1% annuo fino ad agosto, nonostante i tassi bancari sui mutui siano saliti al 3,6%, dal 3,3% di fine 2025.
Il credito al consumo è cresciuto di circa il 5%, un dato che Lane ha collegato più ai bisogni di liquidità delle famiglie sotto pressione finanziaria che a un clima di fiducia.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.
