Epidemia di diarrea esplosiva per il parassita Cyclospora negli Usa: è davvero colpa dell’insalata in busta?

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Per settimane la domanda era rimasta senza risposta: da dove arrivava il parassita che aveva già messo a letto migliaia di americani con una diarrea che i pazienti stessi descrivono come “esplosiva”? Una risposta è arrivata, più circoscritta di quanto ci si aspettasse. Poi, nel giro di tre giorni, quella risposta è tornata in discussione.

Il colpevole ha un nome (forse): lattuga iceberg sminuzzata

Il 16 luglio il CDC ha aggiornato l’indagine sull’epidemia di Cyclospora indicando la fonte del contagio: lattuga iceberg sminuzzata servita nei ristoranti Taco Bell di cinque stati, Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia. I dati epidemiologici raccolti dall’agenzia parlano di 1.644 persone infette che riferiscono di essersi recate da Taco Bell, con 94 ricoveri e nessun decesso. I sintomi sono comparsi tra il 13 maggio e il 13 luglio. A restringere il cerchio è stato il Michigan Department of Health and Human Services, che ha analizzato in dettaglio le abitudini alimentari di 190 pazienti: il 90% di loro aveva mangiato lattuga iceberg. L’indagine di tracciabilità della Food and Drug Administration ha poi isolato un singolo fornitore messicano che riforniva i locali coinvolti — non tutti i Taco Bell degli stati citati ricevevano lattuga dallo stesso fornitore, il che spiega perché il contagio non abbia colpito in modo uniforme la catena. Taco Bell si è impegnata a interrompere ogni rapporto con quel fornitore.

Aggiornamento: la FDA fa dietrofront, il test sulla lattuga era un falso positivo

A distanza di pochi giorni, la Food and Drug Administration ha comunicato di essere tornata sui propri passi: il campione di lattuga iceberg sminuzzata fornito da Taylor Farms de Mexico, indicato come positivo al Cyclospora nell’aggiornamento del 18 luglio, era in realtà un falso positivo. I tecnici dell’agenzia, dopo un nuovo esame dei risultati, hanno concluso che il segnale non rappresentava un’amplificazione reale del patogeno. Al momento, precisa la FDA, non esiste alcun campione di prodotto con esito positivo confermato. Taylor Fresh Foods, la società madre di Taylor Farms, ha reso noto di aver ricevuto le scuse formali dell’agenzia, pur mantenendo in vigore il richiamo volontario della lattuga proveniente dal Messico centrale avviato in precedenza. Il collegamento epidemiologico con i ristoranti Taco Bell, costruito sull’analisi delle abitudini alimentari di centinaia di pazienti, rimane comunque valido: a saltare è solo la prova di laboratorio che sembrava chiudere il cerchio sul fornitore responsabile. La fonte materiale del contagio, dunque, torna a essere un punto interrogativo aperto, mentre l’epidemia continua a crescere: il CDC conta ormai casi in 34 stati diversi, con il Michigan che da solo ne ha registrati oltre 5.000.

Cosa cambia rispetto a quanto scritto a luglio

Il nostro precedente articolo fotografava una fase in cui la fonte era ancora ignota ed il sospetto ricadeva genericamente su frutta e verdura fresca, secondo lo schema di epidemie passate legate a lamponi, coriandolo, basilico o lattuga in busta. Quella incertezza si è sciolta solo in parte, e ora si è complicata di nuovo, perché non si tratta di un prodotto qualunque della grande distribuzione, ma nemmeno più, con altrettanta certezza, di una singola filiera di fornitura dedicata alla ristorazione. Confermato l’elemento più insidioso della vicenda, ossia la lunga incubazione, fino a due settimane, che aveva già reso complicato per gli inquirenti risalire ai pasti responsabili. Il CDC precisa comunque che sta seguendo in parallelo altri cluster di ciclosporiasi non collegati a questo episodio, segno che il fenomeno resta più ampio del singolo caso Taco Bell.

Le indicazioni restano valide

Le raccomandazioni di prevenzione indicate nell’articolo di luglio non cambiano: lavare accuratamente le verdure a foglia, privilegiare cespi interi rispetto alle insalate già pronte, cuocere quando possibile (il parassita non sopravvive a 70°C) e rivolgersi al medico in caso di diarrea persistente, chiedendo esplicitamente il test per Cyclospora, che gli esami standard delle feci spesso non individuano.

Autore articolo: Marco Crisciotti