“Fermiamo l’uccisione dei pappagalli verdi e la distruzione dei nidi in Puglia”: la LAV diffida la Regione (e chiede soluzioni meno cruente)

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Distruggere i nidi e arrivare anche ad abbattere i pulli e uccidere gli esemplari adulti di parrocchetti monaci, comunemente noti come pappagalli verdi. È questo lo scenario previsto dalle recenti controverse linee di indirizzo approvate dalla Regione Puglia per contenera la popolazione di questi uccelli che danneggiano le culture agricole, in particolare i frutteti. Il provvedimento dello scorso maggio ha scatenato la dura reazione del mondo animalista, in primis della LAV. L’associazione ha infatti notificato una diffida formale al presidente della Regione chiedendo l’immediata sospensione della delibera, giudicata illegittima, priva di basi scientifiche e in contrasto con la normativa sulla tutela degli animali.

Secondo la LAV, la Deliberazione n. 577 del 12 maggio 2026 autorizzerebbe interventi esclusivamente cruenti, senza aver prima valutato metodi ecologici e non letali, arrivando a prevedere la distruzione dei nidi e l’uccisione di pulli e adulti di una specie che, sottolinea l’associazione, non è inserita né nell’elenco europeo né in quello nazionale delle specie esotiche invasive.

La dura posizione della LAV

Nella diffida inviata alla Regione, la Lega Anti Vivisezione sostiene che il provvedimento presenti numerosi profili di illegittimità, sia dal punto di vista giuridico sia sotto il profilo tecnico-scientifico. Il primo nodo riguarda proprio l’inquadramento del parrocchetto monaco (Myiopsitta monachus). Secondo l’associazione, la specie non compare negli elenchi ufficiali delle specie esotiche invasive dell’Unione europea né in quelli nazionali, rendendo quindi impropri i riferimenti normativi utilizzati dalla Regione per giustificare gli interventi.

La LAV mette inoltre in dubbio le motivazioni riportate nella delibera. Le presunte invasioni della specie, i danni alle colture agricole, i rischi igienico-sanitari e i pericoli per la sicurezza pubblica richiamati nel documento, sostiene l’associazione, non sarebbero supportati da monitoraggi, dati oggettivi o studi scientifici in grado di dimostrarne la reale portata.

Un’altra via meno cruenta è possibile

Uno degli aspetti più contestati riguarda la scelta delle misure previste. Secondo la LAV, le linee guida puntano direttamente su interventi letali, come la distruzione dei nidi e l’uccisione di nidiacei e adulti, senza prevedere il ricorso prioritario a sistemi ecologici e non cruenti, come invece dovrebbe avvenire nella gestione della fauna.

L’associazione esprime inoltre preoccupazione per la possibilità, prevista dal provvedimento, che anche i proprietari privati possano procedere autonomamente alla rimozione dei nidi. Una scelta che, secondo la LAV, potrebbe comportare il rischio di danneggiare accidentalmente altre specie protette e favorire pratiche non conformi alle norme sul benessere animale e sul corretto smaltimento dei materiali biologici.

LAV: “Provvedimento privo di basi scientifiche”

Il provvedimento appare illegittimo, privo di basi scientifiche e in contrasto con la normativa sulla tutela degli animali. La gestione della fauna deve sempre basarsi su dati scientifici, sul rispetto delle norme vigenti e sull’utilizzo prioritario di metodi non cruenti” ha dichiarato Sara Leone, responsabile della sede LAV di Bari.

Nella diffida l’associazione richiama anche gli articoli 544-bis e 544-ter del Codice penale, che puniscono rispettivamente l’uccisione e il maltrattamento di animali senza necessità. Secondo la LAV, qualora la delibera non venisse sospesa potrebbero configurarsi ipotesi di responsabilità penale, motivo per cui l’associazione si dice pronta a valutare ulteriori azioni legali.

Dietro l’invasione dei pappagalli verdi c’è la mano dell’uomo

Il parrocchetto monaco è una specie originaria del Sud America che negli ultimi decenni si è diffusa stabilmente anche in diverse città italiane (fra cui Roma) avorita soprattutto dalle fughe o dalle liberazioni di esemplari allevati come animali da compagnia. I grandi nidi comunitari costruiti sugli alberi e, talvolta, su pali e tralicci, hanno alimentato negli anni il dibattito sugli eventuali impatti della specie sulle colture agricole, sulla biodiversità e sulle infrastrutture.

Proprio su questo punto si concentra oggi lo scontro tra Regione e associazioni animaliste. Mentre la Puglia ritiene necessario intervenire per contenere la presenza dei parrocchetti, la LAV sostiene che qualsiasi misura debba essere fondata su solide evidenze scientifiche, rispettare la normativa vigente e privilegiare sempre soluzioni non letali, ricorrendo agli abbattimenti solo come estrema ratio e nei casi espressamente previsti dalla legge.

 

Autore articolo: Rosita Cipolla