Fine vita in Francia: il Parlamento approva definitivamente la legge su eutanasia e suicidio assistito

Nel 2022 avevo preso l’impegno di aprire questo cammino con i francesi. Con gravità, con umiltà e nel pieno rispetto della nostra democrazia, questo impegno oggi è mantenuto. Sono le parole con cui il presidente francese Emmanuel Macron ha commentato uno dei voti più delicati e divisivi degli ultimi anni.
Dopo un lungo e complesso percorso parlamentare, infatti, l’Assemblea nazionale ha approvato in via definitiva la legge che legalizza l’eutanasia e il suicidio medicalmente assistito, segnando una svolta destinata a lasciare un segno profondo nel dibattito etico, medico e sociale del Paese. E di tutti noi.
La proposta di legge è stata approvata con 291 voti favorevoli, 241 contrari e 29 astensioni, al termine di un iter iniziato prima dello scioglimento dell’Assemblea e ripreso circa un anno e mezzo fa. Di fatto, il testo rende legale la pratica del suicidio assistito per i maggiorenni con cittadinanza francese affetti da “malattie gravi e incurabili”, che minaccino la vita “in una fase avanzata o terminale”, sottoponendo chi ne è affetto “a una costante sofferenza fisica o psicologica” tale da definirsi “insopportabile”.
Per molti si tratta della conquista di una nuova libertà individuale. Per altri rappresenta una trasformazione radicale del rapporto tra medicina, vita e morte. In ogni caso, la Francia entra in una nuova fase della sua storia, nel bel mezzo di una scelta che in ogni caso divide e che nasce da una domanda universale: come si accompagna una persona quando la medicina non può più guarire? Dove finisce il diritto alla cura e dove comincia quello all’autodeterminazione?
Sono interrogativi che ci attraversano da anni, domande che non hanno risposte semplici perché parlano della sofferenza, della dignità, della libertà e della paura. Parlano delle famiglie che assistono un proprio caro fino all’ultimo respiro e delle persone che convivono con malattie irreversibili. E di dolori che nemmeno le terapie riescono più ad alleviare.
È proprio attorno a queste domande che si è sviluppato il confronto parlamentare francese, uno dei più intensi degli ultimi anni. Motivo per cui certamente l’approvazione della legge non chiuderà il confronto ma, anzi, probabilmente lo renderà ancora più acceso.
Nel Paese restano forti le perplessità di una parte del mondo medico, delle associazioni e delle comunità religiose, che temono possibili derive e mettono al centro il ruolo delle cure palliative e dell’accompagnamento del paziente. Chi sostiene la riforma, invece, parla di un passo necessario per riconoscere il diritto delle persone, in condizioni estreme e nel rispetto di rigorosi criteri previsti dalla legge, di decidere come affrontare l’ultima fase della propria esistenza.
Due visioni profondamente diverse, entrambe attraversate dalla stessa domanda: come proteggere la dignità umana quando la vita si avvicina alla sua conclusione? Una domanda in base alla quale la legge francese non può non riportare al centro una riflessione che va oltre i confini nazionali.
L’invecchiamento della popolazione, il progresso della medicina e l’allungamento dell’aspettativa di vita pongono sempre più spesso famiglie e sistemi sanitari davanti a decisioni difficili, che intrecciano aspetti giuridici, etici, scientifici e profondamente personali. Per questo il dibattito sul fine vita non riguarda soltanto chi è malato oggi, ma il modo in cui immaginiamo di prenderci cura gli uni degli altri quando la guarigione non sarà più possibile.
Ed è forse proprio questo il significato più profondo del voto espresso dall’Assemblea nazionale francese: l’inizio di una nuova fase di confronto su uno dei temi più complessi e delicati che riguardano la condizione umana.
