Fragole al retrogusto di pesticidi e PFAS, contaminati 4 campioni italiani su 5: i risultati dell’indagine di Greenpeace

Quattro campioni di fragole europee su cinque contengono almeno un residuo di pesticida, è questo il dato che emerge dalla nuova indagine condotta da Greenpeace Italia insieme alla coalizione Pesticide Action Network Europe, che ha passato al setaccio 41 campioni di fragole provenienti da 11 Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa: il 61% ne contiene più di uno, con una media di 3,5 sostanze diverse per campione, mentre in Italia, su cinque fragole testate, una sola è risultata completamente pulita.
Il tempismo non è casuale, visto che i risultati sono arrivati proprio mentre il Parlamento europeo apre il dibattito sul pacchetto Omnibus, la proposta che, secondo le associazioni ambientaliste, rischierebbe di allentare le maglie della normativa sui pesticidi invece di stringerle.
Cosa hanno trovato nelle fragole europee
Il quadro complessivo non lascia molto spazio all’ottimismo. Il 61% dei campioni analizzati a livello europeo contiene più di un residuo di pesticida, con una media di tre sostanze per campione. Tra quelle rilevate più di frequente figurano il fludioxonil ed il cyprodinil (riscontrati rispettivamente nel 39% e nel 33% dei casi) entrambe classificate come interferenti endocrini, sostanze cioè capaci di alterare il funzionamento del sistema ormonale. C’è poi la questione relativa agli PFAS : i pesticidi appartenenti a questa famiglia di sostanze, celebri per la persistenza nell’ambiente, sono stati individuati nel 58% dei campioni. Non è un dettaglio da poco, se consideriamo il fato che dalla loro degradazione deriva l’acido trifluoroacetico, di recente classificato come tossico per la riproduzione. A questo si aggiunge che il 56% dei campioni conteneva almeno un pesticida definito “Candidate for Substitution“, ossia sostanze che la normativa europea avrebbe già dovuto avviare a progressiva eliminazione.

@Greenpeace Italia
Non tutti i Paesi, però, raccontano la stessa storia. Slovenia, Belgio e Irlanda mostrano i cocktail più diversificati, con medie rispettivamente di 7, 6,3 e 5,3 residui per campione, mentre Francia e Paesi Bassi restano su livelli quasi trascurabili, in media 0,4 e 0,3 pesticidi registrati. La differenza, secondo Greenpeace, non è frutto del caso: dove si promuovono tecniche agricole a basso impiego di pesticidi, i numeri calano in modo netto.
Il dato italiano: 4 campioni su 5 non sono immuni
In Italia sono stati analizzati cinque campioni, e i risultati non si discostano granché dal trend continentale. La media è di 2,4 residui per campione, con un picco di sei sostanze diverse rilevate in un unico caso. Solo uno dei cinque campioni è risultato completamente privo di residui. Il fludioxonil compare in tre campioni su cinque, il cyprodinil in uno, quattro campioni contenevano almeno un pesticida della famiglia PFAS, due almeno una sostanza neurotossica, categoria che desta particolare preoccupazione per i possibili effetti sullo sviluppo neurologico di feti e bambini. E ancora, quattro dei cinque campioni italiani non rispetterebbero i limiti previsti per gli alimenti destinati ai neonati, categoria per cui la soglia di tolleranza è molto più bassa. L’unica eccezione positiva porta un’etichetta bio, un campione di fragole biologiche di origine italiana, acquistato però in Austria, è risultato completamente privo di residui. Un dato che si allinea a quanto osservato su scala europea, dove tutti i campioni biologici analizzati, nessuno escluso, sono risultati privi di residui rilevabili.
Le reazioni e la partita a Bruxelles
Queste le dichiarazioni di Simona Savini, della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia:
I risultati delle analisi svolte sulle fragole europee e italiane sono allarmanti. I consumatori devono sapere che le miscele di pesticidi non vengono prese in considerazione dalle autorità di regolamentazione, e che le regole per il loro utilizzo rischiano di essere indebolite. Stupisce che proprio le forze politiche di centrodestra, compreso il ministro Lollobrigida, spingano per una deregulation che mette a rischio la salute dei cittadini anziché proteggerli».
Il nodo, per Greenpeace, risiede proprio nel pacchetto Omnibus in discussione a Bruxelles, una riforma che, se approvata nella forma attualmente proposta, segnerebbe un passo indietro rispetto alle conoscenze scientifiche già consolidate sui rischi legati ai pesticidi. Fragole e bambini, del resto, vanno spesso a braccetto e tra i consumatori più esposti a questo frutto ci sono proprio i più piccoli, che insieme alle donne in gravidanza costituiscono le categorie considerate più vulnerabili. Che un’alternativa esista, lo dimostrano proprio i numeri dei campioni francesi e olandesi, ottenuti con pratiche agricole a basso impiego di sostanze chimiche, che sono praticamente ai margini della classifica dei contaminati. La domanda, a questo punto, riguarda meno la fattibilità tecnica e più la volontà politica di perseguirla.
Fonti: Report europeo PAN Europe / Indagine Italia di Greenpeace
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