Furto lampo alla Casa d’Aste Sant’Agostino di Torino: bottino di diamanti e gioielli da un milione di euro in 4 minuti

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Alle 4:20 del mattino di ieri una banda organizzata è entrata in azione in corso Tassoni 56, sede della Casa d’Aste Sant’Agostino. In pochissimi istanti si è consumato un furto lampo che ha lasciato dietro di sé solo vetri infranti e sistemi d’allarme in funzione. Le telecamere hanno registrato tutto: movimenti rapidi, volti coperti, precisione chirurgica.

In appena quattro minuti il gruppo è riuscito a selezionare e sottrarre pezzi di altissimo valore, dimostrando una conoscenza precisa degli ambienti e delle tempistiche di intervento. A ciò si aggiunge il fatto che il furto è avvenuto alla vigilia di un’asta in programma il 9 e il 10 giugno. L’obiettivo è stato chiaro fin dall’inizio: entrare, colpire e sparire prima che le forze dell’ordine potessero arrivare.

Il sistema di sicurezza violato

La struttura era dotata di un sistema di sicurezza avanzato, ma questo non ha impedito ai ladri di agire. Secondo le prime ricostruzioni, i malviventi avrebbero utilizzato strumenti da scasso e una strategia coordinata per neutralizzare allarmi e barriere. Le vetrine blindate sono state forzate mentre l’allarme continuava a suonare.

Il bottino e la fuga

Il bottino è imponente: gioielli, diamanti, rubini e zaffiri per un valore superiore al milione di euro. Tra gli oggetti sottratti figurano anche un anello con smeraldo colombiano da 4 carati e diversi orologi di pregio. In un secondo momento, alcuni pezzi sarebbero stati recuperati sul posto, probabilmente persi durante la fuga, tra cui un bracciale tennis in oro bianco e un orologio di lusso. La fuga è avvenuta in modo altrettanto rapido quanto l’ingresso, lasciando pochi indizi immediatamente utili.

Le indagini e la pista dei professionisti

Le indagini dei carabinieri sono partite subito dopo l’allarme, ma quando le pattuglie sono arrivate sul posto i responsabili erano già lontani. Gli investigatori seguono la pista di un gruppo specializzato in colpi mirati, capace di agire con tempi serrati e conoscenza del bersaglio. Le immagini di videosorveglianza sono ora al centro degli accertamenti per ricostruire movimenti, mezzi utilizzati e possibili complici. L’ipotesi principale è quella di un’azione studiata nei minimi dettagli, tipica di professionisti del crimine abituati a colpire obiettivi di alto profilo.

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Autore articolo: Rebecca Manzi