Garante Privacy, si dimette il segretario generale Angelo Fanizza: i motivi

Si è dimesso il segretario generale del Garante della privacy. Secondo Report e Il Fatto Quotidiano, le dimissioni di Angelo Fanizza sarebbero da iscrivere all’interno della vicenda denunciata dal programma e nel documento pubblicato dal giornale, che fa emergere una richiesta di violazione della privacy da parte del Garante della privacy. Un cortocircuito che starebbe facendo cadere qualche testa, Fanizza potrebbe essere solo la prima.
Non è chiaro quale sia stato il suo ruolo all’interno della vicenda Report, ma potrebbe essere stato lui a chiedere al dirigente della sicurezza informatica, Cosimo Comella, di violare la privacy dei dipendenti dal marzo 2001 al 2025 per individuare l’informatore o gli informatori che davano le notizie a Report e a Il Fatto Quotidiano.
Angelo Fanizza si dimette: chi è il segretario generale del Garante
Angelo Fanizza è stato fino al 20 novembre il segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali. Ha svolto il suo ruolo dal 29 luglio 2025 e sarebbe dovuto rimanere in carica fino al 29 luglio 2027.
È un magistrato amministrativo e dottore di ricerca in diritto pubblico dell’economia, è stato anche titolare di incarichi di docenza nell’Università di Bari e magistrato presso il Tar del Lazio. La sua nomina era stata voluta all’unanimità dal collegio dell’autorità, composto da Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza.
Il motivo delle dimissioni
Il motivo delle dimissioni non è stato condiviso pubblicamente, né da Fanizza né dal Garante. In una nota di quest’ultimo si legge solo che lo ringraziano per il lavoro svolto fino a quel momento. Secondo la trasmissione Report e Il Fatto Quotidiano, le motivazioni delle dimissioni sarebbero all’interno della cornice dell’inchiesta della stessa Report sull’emersione di potenziali conflitti di interesse.
Si tratta delle prime dimissioni da quando è partita l’inchiesta. Diversi politici avevano chiesto le dimissioni dei quattro componenti del collegio direttivo e Fanizza potrebbe essere diventato il capro espiatorio. Secondo Il Fatto Quotidiano, però, esiste un documento che proverebbe il coinvolgimento di Fanizza in un’operazione non legittima: la richiesta di acquisire tutte le email dei dipendenti del Garante da marzo 2001 al 2025. L’obiettivo sarebbe stato quello di individuare la “talpa” che passava le informazioni ai giornalisti.
Il documento è stato reso pubblico e ne esce bene Cosimo Comella, dirigente della sicurezza informatica, che nega la possibilità di accedere a questi dati.
Come scrive Il Fatto Quotidiano, che ha riportato anche il pdf del documento incriminato, è il cortocircuito perfetto, perché l’autorità che dovrebbe difendere la privacy degli italiani chiede di violare quella dei suoi stessi dipendenti.
Cosa c’è nel documento di Fanizza?
Nel documento, il segretario generale Angelo Fanizza scrive a Cosimo Comella, con oggetto “adempimenti urgenti”, che è necessario, per la verifica della sicurezza informatica dell’autorità, consegnare dati relativi a:
- posta elettronica;
- accessi VPN;
- accessi cartelle condivise;
- spazi di rete condivisa;
- sistemi documentali;
- sistemi di sicurezza;
- verifica della sottoscrittura log su tutti i sistemi.
Comella gli risponde, anche questo documento è stato pubblicato da Il Fatto Quotidiano, che una simile richiesta è una violazione del diritto costituzionale alla segretezza della corrispondenza e delle norme sulla protezione dei dati. Ricorda, inoltre, che il Garante stesso ha sanzionato decine di aziende per aver fatto esattamente ciò che ora chiede di fare ai suoi tecnici, cioè accedere alle email dei lavoratori senza base giuridica e senza l’autorità giudiziaria: è un’azione illegale.
La data è il 5 novembre 2025. Nella stessa serata, il collegio del Garante dirama una nota nella quale sostiene di essere estraneo all’iniziativa del segretario generale. I lavoratori, riuniti in assemblea, dichiarano però che non è andata così e che lo stesso collegio aveva confermato di esserne a conoscenza durante l’assemblea, che è poi culminata con la richiesta di dimissioni di tutti e quattro i garanti.
