Gaza, oltre 21mila bambini uccisi in mille giorni di massacro: l’infanzia che il mondo non ha saputo proteggere

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A Gaza, mille giorni di guerra possono essere raccontati anche attraverso una cifra che fatica perfino a essere compresa. Almeno 21mila minori uccisi dall’esercito israeliano dall’inizio del conflitto. Una media orribile che, secondo le organizzazioni umanitarie, potrebbe essere persino sottostimata perché non include i corpi ancora sepolti sotto le macerie. I corpi. Ancora sepolti. Sotto le macerie.

Dietro ogni numero c’è una storia interrotta, un quaderno rimasto aperto su un banco, un compleanno mai festeggiato, una camera da letto trasformata in polvere. Dietro quei 21mila bambini ci sono famiglie spezzate e un’intera generazione che sta crescendo conoscendo soprattutto paura, fame e perdita.

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Secondo i dati del Site Management Cluster, oltre 800mila minori sono stati costretti a lasciare le proprie case. Molti di loro hanno già vissuto diversi sfollamenti nel corso della guerra, inseguendo una sicurezza che continua a sfuggire. Circa 7mila bambini si trovano oggi separati dalle loro famiglie o senza accompagnamento.

Le case non ci sono più. Quasi il 77% degli edifici residenziali della Striscia è stato distrutto o reso inagibile. Per centinaia di migliaia di bambini, il concetto stesso di casa è diventato un ricordo.

Ma c’è un’altra emergenza meno visibile delle bombe e altrettanto devastante: quella dell’istruzione negata. Sono circa 625mila i minori in età scolare e per molti di loro questi tre anni hanno significato tre anni di scuola persi o profondamente compromessi. Un danno che rischia di lasciare ferite profonde anche quando il rumore delle armi si sarà finalmente spento.

Il mondo ha voltato le spalle a un milione di bambini a Gaza, non intervenendo per fermare le uccisioni e le mutilazioni, denuncia Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa orientale.

Parole dure, che chiamano in causa non soltanto chi combatte, ma anche l’incapacità della comunità internazionale di garantire la protezione dei più vulnerabili.

E mentre la guerra continua a colpire i corpi, sta colpendo anche le menti. Secondo l’UNFPA, il 96% dei bambini di Gaza percepisce la morte come qualcosa di imminente. È difficile immaginare cosa significhi trascorrere l’infanzia aspettando il prossimo bombardamento, convivendo con la convinzione che il futuro possa finire da un momento all’altro.

A questo si aggiunge la fame. Si stima che 245mila minori siano malnutriti o a rischio di malnutrizione. In un territorio dove gli aiuti umanitari arrivano con enormi difficoltà, il cibo è diventato un bene prezioso quanto l’acqua e le medicine.

Eppure, tutto ciò dovrebbe attraversare confini, schieramenti politici e convinzioni ideologiche. Perché prima di essere palestinesi o israeliani, prima delle ragioni della geopolitica e dei conflitti, i bambini sono bambini. Mille giorni dopo l’inizio della guerra, la domanda più dolorosa resta questa: come siamo arrivati al punto in cui decine di migliaia di vite infantili possono essere cancellate senza che il mondo riesca a fermarsi davvero?

Le voci di tutti bimbi ancora vivi sotto il cielo di Gaza continuano a chiedere la stessa cosa: sicurezza, istruzione, dignità, pace.
E il diritto di diventare grandi.

La mostra

La mostra itinerante “Disegni da Gaza / Drawings from Gaza”, inaugurata nel Coro di Santa Pelagia a Torino, porta in città lo sguardo dei bambini della Striscia di Gaza sulla guerra e sulla vita quotidiana.

In esposizione i disegni realizzati su fogli A4 durante un laboratorio organizzato accanto alla clinica di cure primarie di Emergency ad Al Qarara, nato nell’attesa delle vaccinazioni e trasformato in uno spazio di espressione e sostegno emotivo. Case, famiglie, mare, alberi e colori vivaci convivono con bombe, paura e distruzione, raccontando una realtà segnata dal conflitto ma ancora attraversata dall’immaginazione e dalla speranza.

L’iniziativa è nata dall’idea dell’infermiere pediatrico torinese Carmine Creazzo, che durante la sua missione a Gaza ha portato con sé fogli e pennarelli per offrire ai bambini momenti di gioco e creatività. Tutti disegni che mostrano sia i traumi della guerra sia ciò che resta dell’infanzia, invitando il pubblico a osservare il conflitto attraverso gli occhi dei più piccoli. Promossa dall’associazione Forme in Bilico con il sostegno della Fondazione Opera Munifica Istruzione e la collaborazione di Emergency, la mostra proseguirà gratuitamente il suo percorso a Torino e Beinasco, unendo arte, cura e memoria in una testimonianza toccante della condizione dei bambini di Gaza.

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Autore articolo: Germana Carillo