Genomi virali generati da AI: 16 fagi vitali su circa 300 testati

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genomi virali generati da AI

I genomi virali generati da AI da Stanford University e Arc Institute hanno prodotto 16 virus vitali che infettano batteri, secondo uno studio pubblicato su Science il 6 agosto 2026.

Punti chiave

  • Il programma Evo ha progettato genomi di virus mirati a specifici batteri ospiti.
  • In laboratorio, circa 300 progetti hanno dato 16 virus vitali.
  • I batteriofagi ottenuti infettano i batteri, non gli esseri umani.
  • Gli specialisti della Johns Hopkins chiedono protezioni per i modelli di AI biologica.

Una miscela di questi virus ha superato la resistenza antibatterica in alcuni ceppi di E. coli. È un risultato sperimentale promettente, che ha spinto a chiedere una governance più solida per l’AI applicata alla biologia.

Come Evo ha progettato i genomi virali generati da AI

Evo ha imparato dalle sequenze genetiche a costruire genomi virali nuovi, poi messi alla prova in laboratorio. È un programma di AI addestrato su sequenze provenienti da milioni di fonti, in tutti i domini della vita.

Quelle sequenze hanno fatto da materiale di apprendimento, un po’ come le grandi raccolte di testi sostengono modelli linguistici come ChatGPT.

Il team ha generato migliaia di combinazioni di genomi, dentro uno schema pensato per virus capaci di usare le cellule di E. coli come ospiti. Gli scienziati ne hanno poi costruiti e testati circa 300: 16 hanno dato virus vitali.

Secondo lo studio, imparare dalla raccolta genetica ha aiutato Evo a riconoscere i vincoli evolutivi che regolano i genomi naturali. I progetti, però, differivano dai virus naturali noti, e uno conteneva una caratteristica che i ricercatori hanno definito «evolutivamente distante».

Il risultato suggerisce che l’AI abbia introdotto cambiamenti la cui fattibilità l’evoluzione naturale avrebbe potuto impiegare milioni di anni a dimostrare.

Batteriofagi contro la resistenza antibatterica: cosa è emerso nei test

Una miscela dei virus progettati dall’AI ha superato la resistenza antibatterica in alcuni ceppi di E. coli, mentre una miscela comparabile di fagi di origine naturale non ci è riuscita.

I virus creati nell’esperimento sono batteriofagi: virus che infettano i batteri, non gli esseri umani. La loro attività contro i ceppi resistenti di E. coli è la prova che lo studio porta a favore di una possibile utilità medica.

La ricerca indica la strada di possibili terapie con fagi contro patogeni in evoluzione, mentre gli scienziati lavorano per contrastare la crescente resistenza ai farmaci in germi come E. coli. Il risultato riportato arriva da test di laboratorio.

«La svolta ottenuta è significativa», ha detto Jordi García Ojalvo, professore di biologia dei sistemi alla Pompeu Fabra University di Barcellona, in un commento allo Science Media Centre.

Sicurezza biologica: gli specialisti chiedono regole

Per gli specialisti del Johns Hopkins Center for Health Security, la capacità di progettare genomi virali con l’AI è andata più veloce delle regole. In un articolo di accompagnamento pubblicato su Science, hanno sostenuto che i genomi virali generati da AI pongono questioni urgenti di biosicurezza.

«La capacità di comporre genomi virali con l’AI generativa ora esiste; la governance per guidarla in sicurezza no», hanno scritto.

Gli autori della Johns Hopkins hanno riconosciuto che il gruppo di ricerca ha affrontato biosicurezza e sicurezza biologica con più attenzione della maggior parte degli sviluppatori di potenti modelli di AI biologica. Hanno comunque indicato il lavoro sui patogeni che infettano gli eucarioti come un ambito da non perseguire.

Il timore riguarda progetti che potrebbero infettare esseri umani, animali o piante al di là della portata delle contromisure esistenti. In pratica, lo stesso studio che apre alle terapie con virus progettati dall’AI porta con sé una domanda su dove fissare i confini.

García Ojalvo ha dato una valutazione più limitata del rischio di questo esperimento. A suo giudizio è inferiore rispetto ad altri strumenti di AI, perché ogni genoma progettato richiede un test individuale e la quota che produce virus vitali è bassa.

«È difficile immaginare che questi modelli generino automaticamente genomi vitali già pronti all’uso», ha detto.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Autore articolo: Francesco Antonio Russo