Gli studenti tornano a dormire nelle tende da Milano a Montecitorio: “senza casa non si studia”

Tre anni fa avevano piantato le tende davanti alle università italiane perché trovare una stanza a un prezzo accessibile era diventato quasi impossibile. Oggi, quelle stesse tende sono tornate con sempre lo stesso messaggio: studiare lontano da casa non può essere un privilegio riservato a chi può permetterselo.
Ieri, lunedì 12 ottobre, studentesse e studenti dell’Unione degli Universitari (UDU) sono tornati a protestare in piazza Montecitorio, a Roma, e davanti a numerosi atenei italiani, da Milano a Lecce, passando per Bologna, Genova e Pavia.
Una vera e propria mobilitazione nazionale che denuncia, al suono di “Cara Italia, quanto ci costi?”, un problema che va ben oltre gli affitti: il costo della vita universitaria, le difficoltà di accesso alle borse di studio, le tasse e le spese che ogni anno pesano sulle famiglie. Quanto costa, oggi, a una ragazza o a un ragazzo scegliere dove studiare? E quante persone finiscono per rinunciare a un’università lontana da casa semplicemente perché non possono sostenere le spese?
Dalle tende del 2023 a quelle del 2026
Era il maggio del 2023 quando Ilaria Lamera, studentessa bergamasca, decise di montare una tenda davanti al Politecnico di Milano per denunciare il caro affitti. Il suo gesto diede il via a una protesta che si diffuse rapidamente in molte città italiane, da Roma a Bologna, da Firenze a Cagliari.
Allora lo slogan era “Senza casa, senza futuro”.
Ne parlammo qui: Caro affitti: per gli studenti che protestano nelle tende arriva il “contentino” del Governo, sbloccati 600 milioni per gli alloggi
Come raccontavamo già all’epoca, trovare una stanza nelle principali città universitarie significava affrontare spese di centinaia di euro al mese, spesso insostenibili per le famiglie. La mobilitazione aveva attirato l’attenzione delle istituzioni e portato il Governo ad annunciare lo sblocco di 660 milioni di euro destinati agli alloggi universitari.
Tre anni dopo, però, la questione abitativa è ancora al centro delle rivendicazioni degli studenti.
Siamo tornati in tenda perché dopo aver piantato tre anni fa le tende in tutta Italia, sulla casa abbiamo visto solo peggioramenti, denuncia Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’Unione degli Universitari.
Secondo l’organizzazione, le politiche adottate finora non avrebbero risolto il problema di fondo: la carenza di alloggi pubblici a costi realmente sostenibili per gli studenti fuorisede.
Il nodo del PNRR
Al centro della protesta c’è anche il piano per gli alloggi universitari finanziato attraverso il PNRR, con risorse per circa 1,2 miliardi di euro. Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha annunciato, il 2 settembre scorso, di aver superato il traguardo previsto dal Piano, arrivando a oltre 63.200 posti letto complessivamente attivati attraverso il programma di finanziamento. Ma c’è una distinzione fondamentale: secondo gli stessi dati ministeriali, 33mila posti letto risultano già realizzati, mentre gli altri 30mila circa saranno disponibili nel corso del 2027. Il raggiungimento dell’obiettivo amministrativo e finanziario, dunque, non coincide con l’effettiva disponibilità immediata di tutti gli alloggi.
È proprio su questo punto che si concentra la contestazione dell’UDU.
La Ministra vanta 60 mila posti letto, ma ad oggi sono stati realizzati appena 33 mila posti, afferma Brizzola, contestando anche la scelta di destinare una parte consistente delle risorse a strutture gestite da soggetti privati.
L’organizzazione sostiene che soltanto il 3,8% dei posti sia pubblico e denuncia la presenza di camere con canoni che possono raggiungere i 1.000 euro mensili. Si tratta di dati e valutazioni riportati dal sindacato studentesco, che sollevano una questione centrale: a chi sono realmente accessibili i nuovi alloggi universitari?
Il programma ministeriale prevede infatti il coinvolgimento di operatori pubblici e privati. Almeno il 30% dei posti deve essere riservato a studenti capaci e meritevoli privi di mezzi, individuati attraverso le graduatorie per il diritto allo studio. Per gli altri posti sono previste tariffe inferiori di almeno il 15% rispetto ai valori medi di mercato.
Ma una tariffa più bassa di quella di mercato non è necessariamente una tariffa sostenibile. Soprattutto nelle città in cui i prezzi degli affitti sono già molto elevati.
Le richieste degli studenti
In vista della prossima Legge di Bilancio, l’Unione degli Universitari chiede un cambio di rotta negli investimenti per l’università pubblica e il diritto allo studio. Quattro le principali richieste avanzate:
- 1,7 miliardi di euro per le borse di studio, con l’obiettivo di garantire la copertura economica a tutti i 330mila studenti indicati dall’UDU come idonei ed eliminare la figura dell’«idoneo non beneficiario»
- Un piano pluriennale da 4 miliardi di euro per alloggi interamente pubblici, per aumentare l’offerta abitativa destinata agli studenti fuorisede
- 2 miliardi di euro per la progressiva abolizione delle tasse universitarie, così da rendere l’accesso agli studi meno dipendente dalle condizioni economiche familiari
- 1,5 miliardi di euro per il welfare studentesco, da destinare a trasporti pubblici gratuiti, mense a prezzi calmierati e servizi pubblici di supporto psicologico negli atenei
Nel complesso, le quattro proposte valgono 9,2 miliardi di euro, considerando anche gli investimenti pluriennali. Un insieme di interventi che, secondo l’organizzazione, dovrebbe contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione universitaria.
La protesta continua il 17 ottobre a Roma
Alla mobilitazione dell’UDU si è unita anche la Rete degli Studenti Medi del Lazio, che richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche affrontate dalle famiglie già durante gli anni della scuola superiore.
I costi della vita, dei libri di testo e dei trasporti stanno soffocando le famiglie ed escludono le persone dai percorsi formativi, afferma Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio.
L’organizzazione ha annunciato la propria partecipazione alla manifestazione del 17 ottobre, con appuntamento a piazza della Repubblica, a Roma, per chiedere maggiori investimenti nell’istruzione e nel diritto allo studio. La questione, del resto, non riguarda soltanto gli studenti universitari. Riguarda la possibilità, per migliaia di giovani, di costruire un percorso di formazione senza che il reddito della propria famiglia determini in partenza quali opportunità siano accessibili.
Nel 2023 una tenda davanti al Politecnico di Milano era diventata il simbolo di una generazione alle prese con affitti insostenibili. Nell’ottobre del 2026 quelle tende sono ancora davanti alle università e sono arrivate fino a Montecitorio.
Nel frattempo, sono arrivati nuovi finanziamenti, bandi e annunci. Ma resta una domanda a cui i numeri, da soli, non bastano a rispondere: che diritto allo studio è quello che ti permette di iscriverti all’università, ma non di permetterti una casa nella città in cui devi frequentarla?
