Glifosato, decisione storica in Perù: sospeso l’uso nelle coltivazioni alimentari (anche di altri 4 pesticidi)

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Il glifosato e altri pesticidi sono da tempo al centro del dibattito sui possibili effetti sulla salute e sull’ambiente, tanto che in diversi Paesi le autorizzazioni e le condizioni d’impiego di queste sostanze vengono periodicamente riesaminate.

A preoccupare è soprattutto l’esposizione di chi lavora nei campi, che può entrare in contatto con queste sostanze durante i trattamenti, ma anche la loro possibile dispersione nell’ambiente e la presenza di residui negli alimenti. Per il glifosato, in particolare, il tema della salute è molto discusso: nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che fa parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, lo ha classificato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” (gruppo 2A).

In Perù, la questione è arrivata davanti al Tribunale costituzionale, che ha deciso di intervenire sui controlli legati all’uso di alcuni prodotti fitosanitari in agricoltura.

Il 21 luglio 2026, la Seconda Sala del Tribunale ha emesso la sentenza n. 1111/2026, accogliendo un ricorso presentato da organizzazioni di consumatori e produttori agroecologici. Al centro del caso c’erano la tutela della salute, dell’ambiente e dei diritti dei consumatori, con particolare attenzione alla sicurezza degli alimenti vegetali destinati al mercato interno.

Secondo i giudici, le autorità peruviane non avevano messo in campo controlli e misure di vigilanza sufficienti ad affrontare i rischi associati a questi pesticidi. Per questo il tribunale ha riconosciuto una situazione di incostituzionalità strutturale, chiedendo alle istituzioni di intervenire per rafforzare il sistema di controllo e la tutela della salute pubblica.

La sentenza ha quindi ordinato al Servicio Nacional de Sanidad Agraria (SENASA), l’autorità peruviana competente in materia di sanità agraria, di sospendere temporaneamente la vendita, la distribuzione e l’utilizzo di prodotti fitosanitari contenenti cinque principi attivi, tra cui il glifosato.

La misura non riguarda qualsiasi impiego di queste sostanze, ma esclusivamente i prodotti utilizzati nelle coltivazioni di alimenti vegetali destinati al consumo interno. Si tratta, dunque, di una sospensione mirata, legata alla necessità di rivalutare i rischi e rafforzare i controlli, non di un divieto generalizzato e definitivo dei cinque pesticidi.

Gli altri pesticidi interessati

Oltre al glifosato, la sospensione riguarda altre quattro sostanze attive utilizzate nei prodotti fitosanitari. Si tratta del clorpirifos, un insetticida organofosforico il cui impiego è stato fortemente limitato nell’Unione europea per i timori legati alla sua tossicità, e del metomil, un insetticida della famiglia dei carbammati che agisce sul sistema nervoso degli insetti e può comportare rischi anche per gli esseri umani in caso di esposizione significativa.

Gli altri due principi attivi sono imidacloprid e clothianidin, appartenenti alla famiglia dei neonicotinoidi. Queste sostanze agiscono sul sistema nervoso degli insetti e sono finite al centro dell’attenzione soprattutto per i possibili effetti sugli impollinatori, come le api. Nell’Unione europea, l’impiego di imidacloprid e clothianidin è stato fortemente limitato proprio a causa dei rischi per le api e per altri insetti non bersaglio.

Quanto durerà la sospensione

La sospensione del glifosato e degli altri quattro pesticidi non ha una scadenza prestabilita e non equivale a un divieto definitivo. Resterà in vigore finché non saranno completate nuove valutazioni scientifiche sulle sostanze coinvolte e rafforzati i controlli richiesti dal Tribunale costituzionale.

Per dare seguito alla sentenza, il 30 settembre 2026 il SENASA ha pubblicato una risoluzione che rende operativa la misura a livello nazionale. La sentenza fissa anche alcune scadenze per le autorità: 90 giorni lavorativi per la rivalutazione tecnico-scientifica e 180 giorni lavorativi per predisporre un piano con cui rafforzare la vigilanza sui pesticidi, la tracciabilità e il monitoraggio dei possibili rischi per la salute.

Nel frattempo, il SENASA dovrà intensificare i controlli. Perché la sospensione possa essere superata, non basterà quindi attendere che passi un certo periodo ma occorrerà verificare i rischi delle sostanze e mettere in atto le misure di controllo richieste dai giudici.

Fonte: Tribunale costituzionale del Perù

Autore articolo: Francesca Biagioli