Hai pagato un supplemento Volotea dopo aver prenotato? Potrebbero arrivare i rimborsi

Può una compagnia aerea aumentare il prezzo di un biglietto dopo che è stato acquistato? È la domanda che negli ultimi mesi si sono posti migliaia di passeggeri di Volotea, dopo aver ricevuto la comunicazione di un supplemento da pagare a pochi giorni dalla partenza.
Ora l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di intervenire avviando un’istruttoria nei confronti della compagnia spagnola per possibile pratica commerciale scorretta e ordinando la sospensione immediata del sistema che consentiva di applicare questi rincari.
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Una decisione che potrebbe avere conseguenze importanti anche per chi ha già versato gli importi richiesti, aprendo la strada a possibili richieste di rimborso.
Cos’era la “Fair Travel Promise” di Volotea
La misura contestata era stata introdotta da Volotea nella primavera del 2026 con il nome di Fair Travel Promise (“Promessa di viaggio equo”). Secondo la compagnia, si trattava di uno strumento pensato per far fronte alle forti oscillazioni dei prezzi del carburante, aggravate dalle tensioni geopolitiche internazionali e dall’instabilità dei mercati energetici.
In pratica, il prezzo del volo non veniva considerato definitivo al momento dell’acquisto. Fino a sette giorni prima della partenza poteva infatti essere modificato in base all’andamento delle quotazioni del petrolio. Se il costo del carburante avesse aumentato, al passeggero sarebbe stato richiesto un supplemento compreso tra 6 e 14 euro per persona e per tratta. In teoria, qualora il prezzo del petrolio fosse diminuito, la compagnia avrebbe potuto applicare una riduzione equivalente.
Il meccanismo riguardava tutte le prenotazioni effettuate a partire dal 16 marzo 2026.
Stando all’Autorità, il problema principale riguarda la trasparenza del prezzo: il consumatore, infatti, acquistava il biglietto sulla base di una tariffa che poteva poi essere modificata successivamente, quando il viaggio era già stato organizzato e difficilmente sostituibile con altre soluzioni.
L’eventuale adeguamento veniva comunicato soltanto a ridosso della partenza. A quel punto il passeggero poteva scegliere se accettare il supplemento, modificare gratuitamente il volo oppure cancellare la prenotazione chiedendo il rimborso. Tuttavia, chi non provvedeva al pagamento del sovrapprezzo rischiava la cancellazione della prenotazione.
Per l’Antitrust, questa modalità potrebbe aver condizionato le scelte economiche dei consumatori, inducendoli ad accettare costi aggiuntivi pur di non compromettere un viaggio già pianificato. In attesa della conclusione dell’indagine, l’Autorità ha disposto in via cautelare la sospensione immediata della Fair Travel Promise.
L’istruttoria dovrà ora accertare se il sistema adottato da Volotea abbia effettivamente violato le norme italiane a tutela dei consumatori e della corretta informazione commerciale.
Possibili rimborsi
L’apertura del procedimento potrebbe avere effetti anche sul fronte dei risarcimenti. A sollevare il caso erano state diverse associazioni dei consumatori, tra cui il Codacons e l’Unione Nazionale Consumatori. Proprio il Codacons, che aveva presentato un esposto all’Antitrust lo scorso aprile, ha annunciato di aver investito della questione anche la Procura della Repubblica di Roma per verificare eventuali ulteriori profili di illecito.
Secondo l’associazione, se l’Autorità dovesse accertare l’illegittimità del supplemento applicato da Volotea, la compagnia potrebbe essere chiamata a restituire ai passeggeri le somme incassate, comprensive degli interessi legali.
Fonte: AGCM
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