I fuochi d’artificio trasformano una festa religiosa in una strage: 10 morti e oltre 80 feriti in Messico

salute-benessere

Un’improvvisa e violenta deflagrazione ha trasformato in tragedia le celebrazioni religiose a Santa María Canchesdá, comunità appartenente al comune di Temascalcingo, situato a circa 150 chilometri a nord-ovest di Città del Messico. Nella serata di sabato 5 settembre, verso le ore 21, centinaia di fedeli si erano radunati nell’atrio e nei pressi della parrocchia di Nuestra Señora de la Luz per assistere allo spettacolo pirotecnico organizzato in occasione dei vespri della festa patronale. La detonazione del materiale pirotecnico, stipato all’interno di un deposito dell’edificio parrocchiale, ha provocato la morte di almeno 10 persone e il ferimento di oltre 80 presenti, travolti dall’onda d’urto e dal crollo delle murature.

L’impatto dello scoppio ha causato la distruzione di recinzioni, il cedimento di soffitti, il frantumarsi dei vetri delle abitazioni circostanti, oltre a ingenti danni a veicoli e strutture commerciali vicine. Sul luogo sono intervenuti d’urgenza i soccorritori della Protezione Civile, il SUEM, i vigili del fuoco, la Commissione Nazionale di Emergenza e la polizia statale, affiancati da ambulanze inviate dai municipi limitrofi per gestire l’imponente afflusso di feriti. La governatrice dello Stato del Messico, Delfina Gómez, ha espresso il proprio cordoglio alle famiglie colpite, confermando la mobilitazione di tutte le unità sanitarie e di sicurezza per garantire il coordinamento delle operazioni di soccorso.

I ricoveri ospedalieri e le indagini sulle cause

Il piano di emergenza sanitaria predisposto per far fronte alla strage ha comportato l’erogazione di oltre 81 prestazioni mediche distribuite in diversi presidi della regione. La rete dell’IMSS Bienestar ha accolto 31 pazienti in sei strutture, registrando 16 dimissioni, 10 ricoveri, 4 trasferimenti specialistici e un decesso.

Altre 33 persone sono state dirottate verso cliniche private per accelerare le cure, mentre i restanti feriti sono stati presi in carico dalle strutture dell’ISSEMYM e dall’unità sanitaria IMSS 252. Tra i presidi più sollecitati figura l’ospedale di Atlacomulco, dove gruppi di residenti locali si sono organizzati per distribuire generi di prima necessità ai familiari in attesa di notizie.

Mentre la comunità locale fa i conti con i danni e le perdite umane, le forze dell’ordine e gli inquirenti della Procura Generale hanno avviato i rilievi tecnici nella zona della chiesa per accertare le dinamiche esatte dell’innesco. Gli specialisti stanno esaminando i resti del deposito parrocchiale per comprendere le ragioni che hanno portato alla combustione incontrollata dei boati. La magistratura dello Stato del Messico mantiene aperta l’inchiesta per determinare eventuali responsabilità sulla conservazione del materiale esplosivo e sulla sicurezza dell’evento.

I rischi e le insidie dei fuochi d’artificio

Questo incidente dimostra ancora una volta come l’uso di materiali pirotecnici comporti gravi rischi per la salute umana, l’incolumità pubblica e l’ambiente, oltre all’impatto traumatico sulla fauna e sugli animali domestici. Il pericolo più immediato riguarda i traumi fisici: ogni anno le esplosioni accidentali o l’inesperienza causano ustioni profonde, lesioni oculari permanenti e amputazioni alle mani o alle dita, spesso dovute all’impiego di botti illegali o privi di marchi di sicurezza.

A questi si aggiungono i danni ambientali e atmosferici: la combustione di polvere da sparo rilascia nell’aria un’elevata concentrazione di polveri sottili (PM10 e PM2.5), metalli pesanti (come stronzio, bario e rame, usati per creare i colori) e gas tossici che peggiorano drasticamente la qualità dell’aria per diverse ore. Infine, non vanno sottovalutati i rischi strutturali: le scintille e i frammenti incandescenti possono innescare incendi boschivi o roghi urbani su balconi e tendaggi, mentre le forti onde d’urto acustiche rischiano di provocare danni permanenti all’apparato uditivo di chi si trova nelle vicinanze.

Autore articolo: Rebecca Manzi