Il “Glacier Loss Day” è già arrivato: in Svizzera esaurite le riserve di neve sui ghiacciai (e si scioglie anche il ghiaccio più antico)

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La neve caduta durante l’inverno sui ghiacciai svizzeri potrebbe essere già completamente sparita. Già da qualche giorno, secondo le stime dei glaciologi, i ghiacciai delle Alpi elvetiche potrebbero aver esaurito tutta la copertura nevosa stagionale e aver iniziato a perdere direttamente il ghiaccio antico accumulato nel corso di decenni, se non secoli.

È un segnale estremamente preoccupante e arriva con settimane di anticipo rispetto a quanto avviene normalmente. A causarlo sono state le scarse nevicate invernali e soprattutto l’intensa ondata di calore che sta investendo l’Europa e che negli ultimi giorni ha fatto schizzare le temperature ben oltre le medie stagionali anche in alta quota.

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Cos’è il Glacier Loss Day e perché quest’anno è arrivato così presto

Gli esperti di Glacier Monitoring in Switzerland (GLAMOS) e dell’Istituto federale svizzero per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) chiamano questo momento “Glacier Loss Day” (GLD), il giorno in cui la neve accumulata durante l’inverno è completamente sciolta e i ghiacciai iniziano a consumare il proprio “capitale”, ovvero il ghiaccio storico formatosi negli anni.

ghiacciai alpini

@GLAMOS

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In condizioni normali, questo passaggio avviene intorno a metà agosto. Quest’anno, invece, è arrivato già il 29 giugno, oltre sei settimane prima del previsto. Può sembrare una differenza minima, ma non lo è affatto. La neve stagionale funziona infatti come una sorta di scudo protettivo: riflette gran parte della radiazione solare e protegge il ghiaccio sottostante. Quando questa barriera scompare, il ghiaccio più antico, più scuro e meno riflettente, assorbe molto più calore e fonde più rapidamente.

In altre parole, i ghiacciai iniziano a perdere massa in modo accelerato proprio nel periodo più caldo dell’anno.

Un precedente che preoccupa gli scienziati

L’ultima volta che il Glacier Loss Day arrivò così presto fu nel 2022, quando venne registrato addirittura il 26 giugno. Quell’anno la Svizzera perse circa il 6% del volume totale dei suoi ghiacciai in una sola stagione, uno dei peggiori risultati mai documentati.

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La situazione è aggravata dal fatto che per diversi giorni lo zero termico ha superato i 4.500 metri di quota, un valore eccezionale per le Alpi. Significa che anche molte delle aree normalmente più fredde e protette sono state esposte a temperature sufficientemente elevate da favorire la fusione.

La scomparsa dei ghiacciai non riguarda soltanto il paesaggio alpino. Per milioni di persone i ghiacciai rappresentano una fondamentale riserva naturale di acqua dolce. Durante l’estate rilasciano gradualmente acqua che alimenta torrenti, fiumi, ecosistemi e attività agricole.

Per il momento il fenomeno è in parte mascherato: il caldo estremo accelera la fusione e mantiene elevata la disponibilità d’acqua. Ma è un equilibrio destinato a rompersi. Quando i ghiacciai saranno diventati troppo piccoli, non avranno più riserve sufficienti da rilasciare e la disponibilità idrica potrebbe diminuire sensibilmente.

Gli scenari elaborati dall’IPCC, il gruppo di esperti sul clima delle Nazioni Unite, indicano che entro la fine del secolo le Alpi europee potrebbero perdere fino all’80% della loro massa glaciale se le emissioni di gas serra continueranno ai ritmi attuali. Il Glacier Loss Day arrivato con settimane di anticipo non è quindi un’anomalia isolata. È l’ennesimo segnale di una trasformazione già in corso, che sta cambiando il volto delle montagne europee molto più velocemente di quanto si immaginasse fino a pochi anni fa.

Cosa significa per l’Italia?

Anche se il Glacier Loss Day viene calcolato ufficialmente solo per la Svizzera, il dato rappresenta un importante campanello d’allarme per l’intero arco alpino, Italia compresa. I ghiacciai italiani stanno infatti vivendo una crisi simile. Negli ultimi decenni i grandi ghiacciai del Monte Bianco, del Monte Rosa e dell’Adamello hanno registrato una progressiva riduzione della loro superficie e del loro volume a causa dell’aumento delle temperature e della diminuzione delle nevicate invernali.

Secondo gli studi del Comitato Glaciologico Italiano e delle principali istituzioni di ricerca che monitorano le Alpi, il ritiro dei ghiacciai italiani procede ormai a ritmi sempre più sostenuti. In alcuni casi si misurano arretramenti di decine di metri all’anno, con la comparsa di nuovi laghi glaciali e profonde trasformazioni del paesaggio alpino.

Le conseguenze non riguardano soltanto l’ambiente montano. I ghiacciai rappresentano infatti una riserva strategica di acqua dolce che alimenta fiumi, agricoltura, produzione idroelettrica ed ecosistemi. La loro progressiva scomparsa potrebbe avere effetti significativi sulla disponibilità idrica durante i mesi più caldi, proprio quando la domanda d’acqua aumenta e le precipitazioni diventano più irregolari.

Per questo motivo ciò che sta accadendo oggi sulle Alpi svizzere non è una questione locale. È un’anticipazione di quello che potrebbe attendere gran parte delle montagne europee nei prossimi decenni se il riscaldamento globale continuerà ad accelerare.

Fonte: Glacier Monitoring in Switzerland

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Autore articolo: Germana Carillo