Il guardaroba entra nell’economia circolare: la svolta EPR per la moda italiana

La maglietta sgualcita, il paio di scarpe che abbiamo consumato o la borsa bucata non finiranno più semplicemente nel circuito dei rifiuti urbani senza che chi li ha immessi sul mercato abbia un ruolo nella loro gestione. Il 23 luglio, con l’approvazione dello schema di regolamento sulla Responsabilità estesa del produttore (EPR) per il settore tessile da parte della Conferenza Unificata, l’Italia ha introdotto un nuovo modello per accompagnare il comparto verso una gestione più strutturata del fine vita dei prodotti.
La misura riguarda abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori e tessili per la casa. Produttori, importatori e operatori dell’e-commerce saranno chiamati a organizzare e sostenere economicamente i sistemi di raccolta, selezione, riutilizzo, riparazione e riciclo dei materiali.
Una trasformazione rilevante per una delle filiere simbolo del Made in Italy: secondo i dati riportati nel provvedimento, il settore conta oltre 37 mila imprese, 372 mila addetti e un fatturato complessivo di circa 58 miliardi di euro.
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Il costo ambientale
Uno degli elementi centrali del nuovo sistema riguarda il finanziamento della gestione dei rifiuti tessili. Finora il peso economico della raccolta è ricaduto in larga parte sui servizi pubblici locali e quindi sui bilanci comunali. Con l’EPR, invece, il principio cambia: chi produce o immette sul mercato un bene dovrà contribuire alla sua gestione anche quando arriverà alla fine del suo utilizzo.
L’eco-contributo non sarà però uguale per tutti. Il meccanismo sarà modulato considerando diversi fattori, tra cui durata del prodotto, possibilità di riparazione e riciclabilità dei materiali. Un’impostazione che punta a spingere le aziende verso scelte progettuali più attente all’intero ciclo di vita del prodotto.
Come sottolinea il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, il nuovo quadro “introduce per la prima volta in Italia un sistema organico per la gestione del fine vita dei prodotti, promuovendo raccolta differenziata, riutilizzo, riparazione e riciclo”.
La sfida della tracciabilità
Il regolamento amplia anche la platea dei soggetti considerati responsabili. Non saranno coinvolti soltanto i produttori tradizionali, ma anche grandi distributori e piattaforme digitali che immettono per la prima volta prodotti tessili sul mercato italiano.
Una scelta legata all’evoluzione del commercio globale, dove una quota crescente di acquisti avviene attraverso canali online. Il nuovo sistema mira così a evitare che una parte rilevante dei prodotti venduti resti fuori dai meccanismi di responsabilità ambientale.
Altro punto chiave sarà la tracciabilità dei flussi. Il settore del tessile riciclato e del riuso ha spesso dovuto confrontarsi con difficoltà nella ricostruzione dei percorsi dei materiali raccolti. Il nuovo impianto normativo prevede regole più precise per il funzionamento dei sistemi collettivi e per garantire maggiore trasparenza nella gestione.
Un cambio di prospettiva per il Made in Italy
L’EPR arriva mentre l’Unione europea accelera sulla trasformazione circolare del tessile. L’Italia ha scelto di anticipare i tempi rispetto alla direttiva europea 2025/1892, che fissa al 17 giugno 2027 il termine per il recepimento negli Stati membri. Per le imprese la sfida sarà organizzativa ed economica, ma coinvolgerà anche il modo stesso di progettare e commercializzare i prodotti. Il nuovo sistema incentiva infatti l’ecodesign, premiando capi più resistenti, riparabili e realizzati con materiali riciclati.
Restano ancora da definire alcuni aspetti operativi, dalla quantificazione degli eco-contributi agli accordi per la raccolta. Il passaggio in Conferenza Unificata dovrà essere seguito dal parere del Consiglio di Stato, dal controllo della Corte dei conti e dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La direzione indicata, però, è chiara: il tessile italiano dovrà misurare il proprio valore non soltanto sulla qualità del prodotto finito, ma anche sulla capacità di gestirne il percorso dopo l’uso. Un passaggio che potrebbe modificare il rapporto tra moda, produzione e responsabilità ambientale.
Fonte: MASE
