Il Mar Caspio si sta riducendo e ora è spuntata una nuova isola (ma non è una bella notizia)

Dal finestrino di un aereo, vicino all’isola di Kulaly, nel nord-est del Mar Caspio, è comparso un altro pezzo di terra. È fondale rimasto all’asciutto. Durante un recente sorvolo, l’attivista ambientale kazako Daniyar Akimzhanov ha fotografato una piccola isola emersa dove fino a poco tempo fa c’era acqua. Negli ultimi quattro o cinque anni ne ha documentate diverse nella stessa zona, alcune lunghe circa un chilometro.
La geografia, qui, si sta muovendo abbastanza in fretta da accorgersene senza aspettare nuove edizioni degli atlanti. Il settore settentrionale del Mar Caspio è molto basso, in diversi punti appena pochi metri, e quando il livello dell’acqua scende il fondale quasi piatto emerge per chilometri. Alcuni lembi diventano isole, crescono, poi possono saldarsi alla terraferma. È un processo già osservato con immagini satellitari e ricognizioni aeree. E per la fauna che quelle isole usa come rifugio, soprattutto per la foca del Caspio, la nuova terraferma può essere una pessima notizia.
Il Caspio si abbassa, il fondale affiora
Il Mar Caspio è il più grande bacino d’acqua chiuso del pianeta e non ha uno sbocco verso l’oceano. Riceve acqua soprattutto dai fiumi (il Volga da solo fornisce oltre l’80% dell’apporto fluviale) e dalle precipitazioni; la perde principalmente attraverso l’evaporazione.
Il livello ha sempre oscillato. Uno studio pubblicato su Environmental Research Letters ricostruisce una discesa di circa tre metri tra gli anni Trenta e il 1977, seguita da una risalita di circa 2,5 metri nei due decenni successivi. Poi la curva ha ripreso a scendere. Per il calo osservato negli ultimi decenni, gli autori indicano soprattutto l’aumento dell’evaporazione legato al riscaldamento regionale; la diminuzione delle precipitazioni ha contribuito in misura minore. A questo si aggiungono dighe, prelievi d’acqua e gestione dei bacini lungo i fiumi che alimentano il Caspio.
I rilievi più recenti mostrano quanto il fenomeno sia diventato concreto sulla costa kazaka. Nei bollettini ufficiali di Kazhydromet sul Mar Caspio, nel 2026 la stazione di Kulaly registra ripetutamente quote attorno a -29,4 metri nel sistema baltico utilizzato per le misurazioni. Quel numero indica la quota della superficie del Caspio rispetto al riferimento altimetrico, non la profondità dell’acqua.
Nel settore settentrionale pochi centimetri in verticale possono trasformarsi in parecchi chilometri in orizzontale. Uno studio pubblicato su Frontiers in Marine Science ha analizzato immagini Sentinel-2 e Landsat-8 insieme ai dati delle ricognizioni aeree: tra il 1995 e il 2023 il livello nella parte settentrionale considerata è sceso di 2,28 metri. In alcune aree la linea di costa si è spostata verso ovest di oltre 100 chilometri, con un massimo calcolato di 175,4 chilometri nelle zone delle baie di Kaydak e Komsomolets.
Le isole compaiono e poi scompaiono
Il risultato più curioso arriva proprio dalle isole. Mentre nuovi pezzi di fondale affiorano, la superficie complessiva delle isole nell’area studiata è diminuita di oltre quindici volte tra il 1995 e il 2023.
Sembra un controsenso finché non si guarda cosa succede sulla carta. I ricercatori descrivono un ciclo piuttosto semplice: emersione, crescita, unione con la terraferma. Una secca diventa isola, l’isola si allarga mentre l’acqua arretra e, a un certo punto, il braccio di mare che la separava dalla costa sparisce. Il Caspio crea isole e, nello stesso movimento, smette di farle essere isole.
Per la foca del Caspio, Pusa caspica, questa differenza è tutt’altro che cartografica. È una specie endemica: vive soltanto qui ed è inserita dal 2017 nelle Appendici I e II della Convenzione sulle specie migratrici.
Durante le ricognizioni del 2020, 2022 e 2023, i ricercatori hanno osservato che le isole poco accessibili del nord-est rappresentavano un sito fondamentale per le foche in muta. Nelle campagne primaverili, fino al 98% degli animali in muta censiti utilizzava questi siti insulari.
Quando un’isola si collega alla costa perde proprio la caratteristica che la rende preziosa: l’isolamento. Aumentano l’accessibilità dalla terraferma e l’esposizione a disturbi e predatori; contemporaneamente le foche sono costrette a spostarsi verso nuovi bassifondi, alcuni dei quali si trovano in zone interessate da navigazione, pesca e attività petrolifere e del gas. Lo studio del 2026 parla esplicitamente di una trasformazione dell’ecosistema poco profondo in ambiente continentale.
Cinque metri in meno cambierebbero la carta geografica
Quanto potrebbe arretrare ancora il Mar Caspio è molto più difficile da stabilire. Le proiezioni cambiano parecchio a seconda dei modelli climatici, delle emissioni considerate, del modo in cui viene rappresentata l’evaporazione e della quantità d’acqua sottratta lungo il bacino.
Per questo è utile distinguere una previsione da uno scenario. Uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment ha calcolato cosa accadrebbe alla geografia del Caspio con diversi livelli di abbassamento, senza sostenere che uno di questi debba necessariamente verificarsi.
Con cinque metri in meno, circa 77 mila chilometri quadrati oggi coperti dall’acqua diventerebbero terra: grosso modo un quinto dell’attuale superficie del Caspio. In uno scenario estremo di 18 metri, l’area persa arriverebbe a circa 143 mila chilometri quadrati, il 37%.
I danni maggiori si concentrerebbero proprio nel nord, molto più basso dei bacini centrale e meridionale. Per questo il paragone con il disastro del Lago d’Aral richiede cautela: l’intero Mar Caspio non possiede la stessa conformazione, mentre una parte consistente del suo settore settentrionale può effettivamente andare incontro a una forte essiccazione.
Dentro quelle superfici ci sono habitat, zone di riproduzione, porti, rotte navali, aree di pesca e infrastrutture costiere. Spostare una linea blu sulla mappa di qualche centimetro, da queste parti, significa spesso spostarla sul terreno di chilometri.
I cinque Paesi del Caspio ora devono inseguire una costa che si muove
Kazakistan, Russia, Azerbaigian, Iran e Turkmenistan condividono lo stesso bacino, quindi anche il problema. Nell’aprile 2026 i cinque Paesi hanno discusso nell’ambito della Convenzione di Teheran un Piano d’azione sulle variazioni del livello del Mar Caspio per il periodo 2026-2036, con l’obiettivo di migliorare monitoraggio, scambio dei dati e misure di adattamento.
Il Kazakistan ha anche creato un proprio istituto dedicato al Caspio, operativo dal settembre 2025. Il Governo ha destinato nuove risorse a monitoraggio marino, laboratori idrobiologici e idrochimici e raccolta sistematica dei dati; nell’agosto 2026 il programma ufficiale di ricerca e conservazione del Mar Caspio prevedeva osservazioni in mare e lungo la costa su decine di parametri ambientali.
Serviranno anche perché la nuova isola fotografata vicino a Kulaly potrebbe essere solo una tappa. Potrà allargarsi, cambiare forma, essere nuovamente sommersa oppure saldarsi alla costa. Nel nord del Mar Caspio oggi persino la comparsa di nuova terra racconta soprattutto quanta acqua si è spostata altrove.
