Il paradosso della crema solare spiegato dai dermatologi (senza allarmismi)

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Usare una crema solare non basta. Anzi, in alcuni casi può persino contribuire a farci abbassare la guardia. ƈ questo il cuore di quello che gli esperti definiscono ā€œparadosso della protezione solareā€, un meccanismo psicologico prima ancora che biologico, che rischia di trasformare uno strumento di prevenzione in una falsa sicurezza.

Il tema torna ogni anno con l’arrivo della stagione calda, ed ĆØ al centro di un dibattito scientifico sempre più articolato, sostenuto da studi internazionali e analisi comportamentali.

Il punto non è la crema solare in sé, che resta uno degli strumenti più efficaci contro i danni dei raggi UV, il problema è il modo in cui viene usata, e quello che ci fa credere di poterci permettere.

Alcune ricerche, tra cui uno studio basato sulla UK Biobank pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, hanno osservato un dato curioso: le persone che dichiarano di usare regolarmente la crema solare risultano anche quelle più frequentemente esposte al sole e con una maggiore incidenza di melanoma.

Un risultato che, a prima vista, sembra controintuitivo. Ma gli stessi autori invitano alla cautela: non si tratta di un effetto causale. Entrano in gioco fattori come una maggiore esposizione volontaria al sole, una pelle più chiara o semplicemente una maggiore probabilità di diagnosi precoce. In altre parole: non è la crema a essere il problema, ma una serie di altri fattori.

Il ā€œrisk compensationā€: mettiamo la crema e ci sentiamo invincibili

A spiegare questo fenomeno interviene un concetto ben noto in epidemiologia comportamentale: il risk compensation, ovvero la tendenza a esporsi di più al rischio quando ci si sente protetti. Lo stesso meccanismo che spinge a guidare più velocemente con il casco, o a distrarsi sapendo di avere la cintura allacciata.

Nel caso della protezione solare, il rischio ĆØ simile: ci si spalma la crema e si prolunga l’esposizione, si dimentica la riapplicazione o si sottovalutano le ore centrali della giornata. Una dinamica confermata anche da studi qualitativi analizzati dalla McGill University, secondo cui la crema solare può modificare concretamente i comportamenti all’aperto.

Il dottor Ivan Litvinov, professore di Dermatologia alla McGill University e autore di due studi dedicati al paradosso, descrive la crema solare come un vero e proprio “lasciapassare per abbronzarsi”:

Le persone pensano di essere protette dal cancro della pelle perchĆ© stanno usando un prodotto commercializzato per prevenirlo – spiega – Questo dĆ  loro un falso senso di sicurezza.

Per studiare il fenomeno sul campo, Litvinov e i suoi colleghi hanno condotto 23 focus group nelle province atlantiche del Canada — aree con tassi di melanoma tra i più alti del paese. Il risultato ĆØ paradossale: i partecipanti erano più consapevoli dei rischi solari rispetto alla media, usavano più protezione solare, seguivano l’indice UV. Eppure si esponevano al sole più a lungo, complici le temperature più calde e la propensione alle attivitĆ  all’aperto.

Nonostante il dibattito, il consenso scientifico ĆØ solido su un punto: la crema solare non aumenta il rischio di tumore della pelle. Le principali societĆ  dermatologiche internazionali, tra cui l’American Academy of Dermatology e l’Organizzazione Mondiale della SanitĆ , ribadiscono che i filtri UV sono una componente essenziale della prevenzione del melanoma e degli altri tumori cutanei.

La domanda giusta, dunque, non ĆØ “se usarla”, ma “come integrarla in una strategia di protezione più ampia”.

Se il ā€œparadossoā€ esiste, ĆØ proprio perchĆ© spesso si usa la crema male e ci si affida a un’unica barriera. Sempre più campagne di prevenzione — come quella della Fondazione Melanoma Vestiti di prevenzione — stanno riportando al centro un elemento spesso trascurato: l’abbigliamento. Non come alternativa alla crema, ma come primo livello di difesa.

A differenza della crema, un indumento non si consuma con il sudore, non perde efficacia dopo due ore e non richiede di ricordarsi di riapplicarlo. ƈ una protezione silenziosa, costante, che non dipende dall’attenzione del momento.

In pratica, gli esperti consigliano di: preferire capi leggeri ma coprenti (lino o cotone a maniche lunghe), scegliere colori scuri o vivaci che schermano meglio i raggi UV rispetto a quelli chiari, proteggere gli occhi con occhiali a filtro adeguato, indossare un cappello a tesa larga, e cercare etichette UPF 50+ per i capi con protezione certificata.

La crema solare resta fondamentale. Ma la prevenzione efficace è un insieme di abitudini, non un singolo gesto. E alcune di queste abitudini, come scegliere cosa indossare, sono più semplici e più affidabili di quanto sembri.

Fonte: McGill University

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Autore articolo: Francesca Biagioli