Il Po a secco si trasforma in una distesa di alghe (e il Piemonte senza acqua chiede aiuto): ti mostro l’agonia del grande fiume

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Il Piemonte fa i conti con una crisi idrica che si aggrava di settimana in settimana. A Isola Sant’Antonio, sezione storica di monitoraggio del Po, la portata media si è fermata a 62 metri cubi al secondo: un deficit del 75% rispetto ai valori storici. Un dato che racconta la gravità della situazione, aggravata da un’estate che finora ha ribaltato le premesse di una primavera piovosa.

Quello che si vede lungo il fiume, a Torino

Il calo non è solo nei numeri Arpa. Sul Po, con la collina di Torino e la chiesa del Monte dei Cappuccini sullo sfondo, il fiume ha lasciato scoperto un lungo tratto del letto: isolotti, ricoperti da erba e alghe, spuntano dall’acqua bassa per decine di metri verso il centro dell’alveo. Due persone sedute sulla sponda osservano quello che resta del fiume: un contrasto netto con l’immagine consueta di Torino sul Po, che racconta più di ogni statistica la scala della crisi in corso.

@Laura Valentini

I numeri della siccità

Secondo la relazione Arpa presentata al Tavolo regionale per l’emergenza idrica, le precipitazioni di giugno sul bacino del Po si sono fermate a 62 millimetri, il 36% in meno rispetto alla media 1991-2020. Le risorse idriche superficiali risultano ridotte del 37%, mentre nella prima decade di luglio la maggior parte delle sezioni idrometriche registra deficit superiori al 40%. A pesare è anche il fattore termico: l’anomalia regionale di giugno, +3,5°C sopra la media, colloca il mese tra i più caldi mai registrati, vicino ai record del 2003. L’ondata di calore di fine maggio ha inoltre accelerato l’evapotraspirazione, aggravando lo stress idrico di suoli e vegetazione.

@Laura Valentini

Ordinanze comunali e richiesta d’aiuto

Sono oltre cento i comuni piemontesi che hanno già adottato ordinanze per limitare l’uso dell’acqua per giardini, piscine e lavaggio auto: 71 nell’Alessandrino, tra Ovada e la Valle Bormida, altri nel Torinese e nel Cuneese. In diverse frazioni montane si interviene già con le autobotti. Il governatore Alberto Cirio ha annunciato l’apertura di un confronto con Valle d’Aosta e Canton Ticino per ottenere una maggiore fornitura d’acqua a uso agricolo, dichiarandosi pronto a chiedere lo stato di emergenza se le condizioni meteo non miglioreranno.

Verso lo stato di emergenza

La richiesta di dichiarare formalmente lo stato di emergenza arriva con forza da Coldiretti, che ha sollecitato la Regione ad attivare le procedure previste dalla normativa vigente, comprensive della deroga al deflusso minimo vitale e al deflusso ecologico dei corsi d’acqua. Il riconoscimento dello stato di emergenza per il settore agricolo, secondo l’organizzazione, trova già il consenso di numerosi sindaci del territorio e aprirebbe la strada a misure straordinarie di sostegno per le aziende agricole colpite. Sul piano idropotabile, precisa la Regione, non si è ancora in emergenza conclamata, ma il monitoraggio resta costante: se le condizioni meteorologiche non miglioreranno, l’attivazione formale dello stato di emergenza sarà chiesta in coordinamento con le altre Regioni che vivono la stessa criticità, per garantire i ristori necessari.

Coldiretti: “Danni come nel 2022”

Sul fronte agricolo la preoccupazione cresce. Il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, segnala situazioni critiche sulle aste del Pellice, del Chisone-Lemina, della Stura di Lanzo, dell’Orco e del Sangone, con l’acqua che in alcune zone ha già smesso di raggiungere i campi. Le semine, ricorda l’organizzazione, sono già costate oltre 46 milioni di euro agli agricoltori torinesi, con rincari del 30% sui fertilizzanti e del 60% sul gasolio. Tra le richieste avanzate da tempo, un piano per i piccoli invasi che favorisca l’accumulo idrico stagionale, oltre a interventi strutturali sulla rete dei canali, spesso danneggiati da eventi calamitosi e bisognosi di modernizzazione.

@Laura Valentini

Autore articolo: Riccardo Liguori