Il turismo culturale cresce e rigenera i territori italiani tra borghi e festival

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La cultura traina il turismo italiano; il richiamo di città d’arte, borghi, territori segreti, musei e siti archeologici conquista i viaggiatori nazionali e internazionali. Questo è ciò che emerge dal 22° Rapporto Annuale Federculture, intitolato Impresa Cultura. La cultura che cambia i territori e presentato a Roma: l’edizione ha analizzato i dati del 2025 misurando quanto il patrimonio culturale riesce a incidere su turismo ed economia.

I dati del turismo culturale nel Rapporto di Federculture

I numeri confermano la ripresa. Nel 2025 l’Italia ha registrato 476,4 milioni di presenze turistiche, con un incremento del 2,2% rispetto all’anno precedente e del 9,8% nel confronto con il 2019, prima della pandemia. Il punto, però, non è soltanto quanto sia cresciuto il turismo.

La maggior parte dei pernottamenti si concentra infatti in un gruppo ristretto di destinazioni. Sono 1.024 i comuni classificati come territori a vocazione culturale e paesaggistica: rappresentano circa il 13% del totale nazionale, ma raccolgono il 63% delle presenze turistiche italiane.

Non si parla soltanto di Roma, Firenze, Venezia o delle altre città più note. Nel gruppo rientrano anche centri minori, aree caratterizzate da più forme di turismo e comuni nei quali la dimensione culturale convive con quella naturalistica, spirituale o gastronomica. Eppure, il divario rimane. Alcune destinazioni devono gestire un numero crescente di visitatori, altre faticano a farsi conoscere.

Il turismo internazionale sceglie le destinazioni culturali

La presenza straniera è uno degli elementi più evidenti del rapporto. Nei territori culturali i visitatori internazionali rappresentano oltre il 55% del movimento turistico. La percentuale sale al 58% nei comuni a prevalente vocazione culturale e raggiunge il 73% nelle grandi città.

Il turismo urbano internazionale, secondo le analisi riportate da Federculture, ha ormai raggiunto dimensioni tali da superare quello legato alle tradizionali destinazioni balneari. Una trasformazione che cambia anche il modo in cui si viaggia. Le città vengono visitate durante tutto l’anno, non soltanto nei mesi estivi, e attirano un pubblico disposto a spostarsi per una mostra, un concerto, un anniversario storico o l’apertura di un nuovo spazio culturale. La crescita, però, porta con sé la difficoltà di gestione dei flussi che in alcuni periodi dell’anno provocano affollamento e il problema degli affitti brevi.

Il futuro della rigenerazione urbana

Uno dei passaggi più interessanti del rapporto riguarda la rigenerazione urbana. Federculture ha esaminato i progetti sostenuti attraverso un programma del Ministero dell’Interno legato al PNRR. Circa un intervento su cinque presenta una componente culturale.

Biblioteche, ex fabbriche, teatri, edifici storici e spazi pubblici vengono recuperati con l’obiettivo di restituirli alle comunità. Secondo Bonisoli, questi dati mostrano un potenziale ancora sottovalutato: la cultura può riattivare luoghi abbandonati e creare nuove forme di partecipazione, a condizione che la trasformazione non si limiti ai lavori edilizi.

Dopo il restauro, però, servono personale e risorse per poter mantenere vivi i progetti rilanciati. Accanto alla rigenerazione l’analisi individua tutti gli strumenti utili per ampliare la geografia del turismo culturale sfruttando festival, il legame spirituale con la rete di cammini, abbazie, santuari e non solo. Queste opportunità vanno ad alleggerire la pressione sulle mete più frequentate per proporre aree interne e meno conosciute.

Autore articolo: losiangelica