Il valore riserve auree USA supera 1.000 miliardi: perché non conta più?

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Il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha confermato che le riserve auree statunitensi a Fort Knox sono tutte al loro posto, un annuncio che arriva mesi dopo le richieste di audit dell’ex Presidente Donald Trump. Tuttavia, Bessent ha sottolineato come l’immenso valore delle riserve auree USA, stimato in oltre mille miliardi di dollari ai prezzi di mercato correnti, sia ormai irrilevante per la valuta nazionale. Il dollaro, infatti, non è più ancorato all’oro dal 1971.

Punti chiave

  • Il Tesoro USA conferma che tutto l’oro di Fort Knox, circa 147,3 milioni di once, è presente e custodito.
  • Il valore delle riserve supera i 1.000 miliardi di dollari, ma il dollaro opera come valuta fiat dal 1971.
  • La quota del dollaro nelle riserve valutarie globali è scesa dal 71% nel 1999 al 57% recentemente.
  • Storici alleati come Francia e Canada stanno riducendo la loro dipendenza dal dollaro USA.
  • La Francia ha rimpatriato 129 tonnellate d’oro da New York, ricavando 15 miliardi di dollari dalla vendita parziale.

Conferma delle riserve auree a Fort Knox

“Il tesoriere è stato a Fort Knox. Sono lieto di dire che tutto l’oro è presente e custodito”. Con queste parole, durante un’apparizione su Fox News, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha messo fine a mesi di speculazioni. Fort Knox, il leggendario deposito in Kentucky, contiene oggi circa 147,3 milioni di once d’oro, per un valore di circa 608 miliardi di dollari secondo i dati della Zecca degli Stati Uniti. Ai prezzi di mercato attuali, tuttavia, quel tesoro varrebbe oltre un trilione di dollari, confermando gli Stati Uniti come il detentore della più grande riserva aurea al mondo.

Dal gold standard alla valuta fiat

L’importanza di Fort Knox è radicalmente cambiata nel corso del secolo scorso. Dopo il Gold Reserve Act del 1934, che ancorava il dollaro al metallo prezioso, il deposito era un simbolo della stabilità economica americana. Tutto cambiò nel 1971, quando il Presidente Richard Nixon pose fine alla convertibilità del dollaro in oro, abbandonando di fatto il gold standard. “Una volta eravamo garantiti dall’argento, a volte dall’oro, e poi negli anni ’70 siamo passati a quella che viene chiamata valuta fiat, dove non era necessario mantenere oro o argento nei caveau”, ha spiegato Bessent. Da quel momento, il valore delle riserve auree USA ha perso la sua funzione utilitaristica primaria per la valuta.

Il sistema di Bretton Woods e il legame con l’oro

Il gold standard del 1934 aprì la strada al sistema di Bretton Woods, creato un decennio dopo. Questo accordo internazionale ancorava il sistema monetario globale all’oro, collegando il valore delle altre valute al dollaro USA, che a sua volta era fissato a 35 dollari per oncia. Fissando le valute al dollaro, l’economia globale poteva stabilizzare i cambi e facilitare il commercio. Tuttavia, già negli anni ’60, il sistema iniziò a vacillare. I costi della guerra del Vietnam fecero lievitare l’inflazione americana e il forte afflusso di dollari in circolazione rese gli Stati Uniti incapaci di coprire con l’oro tutto il contante disponibile, portando a una sopravvalutazione del dollaro.

Il crollo del gold standard e l’ascesa del petrodollaro

Il collasso del sistema di Bretton Woods portò alla fine del gold standard nel 1971, ma il bisogno di ancorare globalmente il dollaro rimase. La soluzione arrivò nel 1974 con la creazione del petrodollaro. In seguito a diverse crisi petrolifere, gli Stati Uniti strinsero un accordo con l’Arabia Saudita: in cambio dell’aiuto militare americano, Riyadh avrebbe venduto petrolio esclusivamente in dollari USA. Questo accordo raggiungeva l’obiettivo di Nixon di garantire la domanda globale di dollari, dato che il petrolio era diventato fondamentale per quasi ogni industria. I paesi ricchi di petrolio, pieni di dollari, iniziarono così a investire in Treasury americani, cementando il biglietto verde al centro del commercio internazionale.

Diminuzione della quota del dollaro nelle riserve globali

Nonostante il ruolo chiave del petrodollaro, il dominio del dollaro sta mostrando segni di erosione. La sua quota nelle riserve valutarie globali è in calo da decenni, raggiungendo un minimo di 25 anni al 57%, rispetto al 71% del 1999. Questo trend è accelerato da tensioni geopolitiche e incertezze commerciali. Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz alla fine di febbraio, alcuni esperti di settore hanno riferito che alcune navi sono riuscite a passare pagando in yuan cinese, segnando una tendenza alla diversificazione valutaria nei paesi del Golfo.

Repatrio dell’oro della Francia e diversificazione valutaria degli alleati

Un segnale particolarmente significativo viene dagli alleati tradizionali degli Stati Uniti. Tra luglio 2025 e gennaio di quest’anno, la Francia ha ritirato tutte le 129 tonnellate d’oro che detenuta presso la Federal Reserve Bank di New York, scegliendo di aggiornare le riserve e custodirle a Parigi. L’operazione ha fruttato 15 miliardi di dollari dalla vendita di parte del metallo. Parallelamente, il Canada ha creato un fondo sovrano da 25 miliardi di dollari per rendere la sua economia meno dipendente dagli USA. Secondo l’analista di mercato di EBC Financial Group Sana Ur Rehman, queste mosse segnano una nuova era di de-dollarizzazione, guidata non da avversari ma da partner di lunga data che hanno “guardato gli Stati Uniti weaponizzare il sistema finanziario basato sul dollaro” e hanno “quietamente concluso di dover ridurre la loro esposizione”.

FAQ

L’oro di Fort Knox è ancora presente e custodito?

Sì, il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha confermato che tutte le riserve auree a Fort Knox sono presenti e custodite.

Il valore del dollaro USA dipende oggi dalle riserve auree?

No, dal 1971 il dollaro USA opera come una valuta fiat non garantita da oro o argento.

Cosa ha sostituito l’oro come base per il valore globale del dollaro?

Il sistema del petrodollaro, stabilito nel 1974, che collega il commercio del petrolio esclusivamente al dollaro USA, sostiene la sua domanda globale.

Gli alleati degli Stati Uniti stanno riducendo la loro dipendenza dal dollaro?

Sì, paesi come Francia e Canada stanno diversificando e riducendo la dipendenza dal dollaro USA a causa delle tensioni geopolitiche.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Autore articolo: Francesco Antonio Russo