Inaugurata a Bologna la Biblioteca Eco: qui oltre 32mila volumi del semiologo scomparso 10 anni fa sono consultabili

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A dieci anni esatti dalla scomparsa del celebre semiologo e scrittore Umberto Eco, la città di Bologna celebra la nascita di uno dei più rilevanti centri di documentazione d’autore dell’epoca contemporanea. Ha infatti ufficialmente aperto i battenti la Biblioteca Eco, uno scrigno culturale situato nell’ala novecentesca dello storico Palazzo Poggi, con accesso principale da piazza Puntoni 2.

Il complesso monumentale accoglie la sterminata collezione di testi che ha accompagnato in vita il docente, precedentemente custodita nel lungo corridoio della sua abitazione milanese in piazza Castello. L’operazione, resa possibile grazie alla donazione degli eredi formalizzata nel 2020 a favore dello Stato italiano e concessa in comodato all’ateneo bolognese, rappresenta un tassello cruciale per la memoria accademica dell’Alma Mater, dove l’intellettuale ha detenuto la cattedra di semiotica dal 1971 al 2007.

Oltre 32.000 volumi e altri ne arriveranno

Il primo blocco arrivato in città conta oltre 32.000 volumi, in attesa che il fondo venga definitivamente completato con il successivo trasferimento dei testi custoditi nella casa di campagna a Monte Cerignone, nelle Marche. Ad accogliere con orgoglio questo immenso patrimonio è stato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, il quale ha sottolineato come la raccolta costituisca a tutti gli effetti un laboratorio di idee condiviso, capace di spaziare dalla filosofia medievale ai grandi romanzi, fino alle discipline più insolite. La nuova collocazione bolognese funge da naturale estensione di un percorso scientifico che ha formato generazioni di accademici in Emilia-Romagna.

Biblioteca Eco

@Comune di Bologna

La legge del buon vicino e le letture tridimensionali

Il vero elemento straordinario del progetto risiede nella fedele mappatura dello spazio casalingo. Prima del trasferimento, l’intera libreria milanese è stata rilevata e fotografata scaffale per scaffale, per documentare le sequenze tematiche e l’ordine geometrico stabilito dall’autore. I tecnici hanno così applicato a Palazzo Poggi il celebre principio del buon vicino, una teoria metodologica formulata dallo storico dell’arte Aby Warburg e profondamente condivisa dallo stesso proprietario.

Secondo questa visione, il libro di cui si ha bisogno non è quasi mai quello che si sta cercando, bensì quello posizionato immediatamente accanto, capace di stimolare rimandi interdisciplinari e connessioni mentali imprevedibili. La geografia delle sale tematiche consente di effettuare una doppia lettura del sapere umanistico. Muovendosi in senso orizzontale e diacronico, il visitatore attraversa le linee temporali delle singole letterature nazionali (dalla tradizione anglosassone a quella francese, slava o ispanoamericana).

Muovendosi invece in senso verticale e sincronico, è possibile comprendere l’andamento di un’epoca specifica in diversi Paesi del mondo nello stesso momento storico. Accostamenti apparentemente bizzarri rivelano così la struttura mentale dello scrittore: i romanzi di Jonathan Coe riposano accanto a quelli di Alice Munro e Vladimir Nabokov, così come i testi di Danilo Dolci confinano con le opere di Milo De Angelis e Roberto Di Marco.

Dai tarocchi a Linus: i segreti di un laboratorio creativo

Le sale bolognesi custodiscono le fonti primarie che hanno alimentato la stesura di capolavori letterari mondiali. Gli scaffali ospitano una sterminata sezione dedicata a cabala, alchimia, magia, occultismo e teorie cospirazioniste, materie di studio fondamentali per l’architettura narrativa di romanzi come Il pendolo di Foucault o Il cimitero di Praga. Dai volumi dedicati all’esoterismo spuntano persino mazzi di tarocchi originali utilizzati per le ricerche. Accanto alla saggistica più rigorosa trova spazio una sterminata collezione di cultura popolare e fumetti classici, inclusa la raccolta completa della rivista Linus, di cui il docente fu co-fondatore nel 1965.

Il fondo universitario accoglie inoltre oltre 2.000 opere scritte o curate dal semiologo, tradotte in decine di lingue, e circa 600 tesi di laurea e dottorato focalizzate sul suo pensiero. Di assoluto pregio sono le copie di lavoro dei suoi romanzi, come la quarta edizione italiana de Il nome della rosa, densa di correzioni autografe e appunti a margine. Questo patrimonio d’autore, ora accessibile agli studiosi e al pubblico tramite visite guidate su prenotazione, si propone come una mappa dinamica della conoscenza, un labirinto intellettuale rimasto intatto nel suo fascino originario.

Fonte: Comune di Bologna / Università Bologna

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Autore articolo: Rebecca Manzi