La fortezza risorta dalle ceneri: viaggio nel cuore medievale di Rodi per scoprire il Palazzo del Gran Maestro

Oltre che con la luce accecante e l’odore salmastro che si insinua tra i vicoli di pietra lavica e calcare, la città di Rodi (sull’omonima isola) accoglie i viaggiatori con una maestosa cinta muraria che stringe il centro storico. Ci sono le pietre chiare che prendono il sole dell’Egeo e le strade che sembrano accompagnare il visitatore verso un’altra epoca. E poi, a un certo punto, in fondo alla celebre Via dei Cavalieri appare il Palazzo del Gran Maestro del Cavalieri, il monumento più importante dell’isola e uno dei massimi esempi di architettura militare medievale europea.
Il nome può creare un po’ di confusione: Palazzo del Governatore, Palazzo del Gran Maestro, Castello di Rodi e Palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri indicano lo stesso straordinario complesso. Il suo soprannome più efficace resta però “Fortezza nella Fortezza“, per via delle sue imponenti torri, merlature e spesse pareti. Qui il potere dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni aveva il proprio cuore.
Il complesso sorge ai piedi dell’antica Acropoli, sopra l’area occupata da un forte bizantino risalente al VII secolo. Nel XIV secolo i Cavalieri di Gerusalemme, dopo la conquista di Rodi, trasformarono questa zona in una vera cittadella. Poi c’è la parte che rende la visita particolarmente curiosa: il castello che vediamo oggi è medievale nell’aspetto, ma la sua storia architettonica attraversa epoche diverse e porta con sé una forte impronta italiana.
Breve storia e leggende del Palazzo del Gran Maestro
La costruzione del palazzo risale alla prima metà del XIV secolo e fu legata al Gran Maestro Hélion de Villeneuve. I lavori richiesero più di 20 anni. L’Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme aveva origini religiose e assistenziali, legate all’accoglienza e alla cura dei pellegrini diretti in Terra Santa. Con il tempo la sua natura cambiò profondamente e i Cavalieri divennero una forza militare cristiana.
Per oltre 200 anni Rodi fu la loro base e il Palazzo rappresentava il vertice dell’Ordine, anche perché in caso di pericolo poteva offrire rifugio alla popolazione. I sotterranei costituivano l’ultima linea difensiva e, dopo la conquista ottomana, il complesso venne trasformato in prigione per poi essere abbandonato.
Il colpo più drammatico, però, arrivò nel 1856: un’esplosione nella polveriera collegata alla vicina chiesa di San Giovanni, Agios Ioannis Prodromos, devastò il palazzo. La struttura rimase in rovina per decenni. La rinascita ci fu durante la dominazione italiana. Per la precisione tra il 1937 e il 1940, quando l’architetto Vittorio Mesturino guidò la ricostruzione, mentre altre fonti citano il coinvolgimento di Florestano di Fausto e Armando Bernabiti nel più ampio programma di recupero monumentale italiano.
Il progetto si basò sulle antiche descrizioni del palazzo e sulle illustrazioni storiche. Un riferimento prezioso fu il testo di Guillaume Caoursin, vicecancelliere dell’Ordine, autore di una dettagliata descrizione dell’assedio di Rodi. Il restauro rimase fedele all’immagine medievale, ma anche figlio della cultura del primo ‘900.
L’Italia voleva trasformarlo in una residenza estiva destinata a Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini. Una targa con il nome di Mussolini, infatti, è ancora visibile all’interno. E qui la storia diventa scomoda, stratificata, impossibile da ridurre a un semplice racconto medievale. La Grecia ottenne Rodi nel 1947, secondo il Trattato di Pace, e dal 1948 il Palazzo del Gran Maestro fu trasformato in museo.
Leggende vere e proprie legate al castello sono meno numerose rispetto ai miti dell’antica Rodi. Il mistero nasce soprattutto dal continuo passaggio di poteri e dall’idea di una fortezza in grado di proteggere un’intera città. Ma la vicenda più affascinante riguarda forse il Laocoonte: nella sala dedicata al gruppo scultoreo si vede una copia dell’opera conservata ai Musei Vaticani. Gli scultori dell’originale, stando a una tradizione molto accreditata, erano legati proprio a Rodi. La storia sembra così tornare al punto di partenza.
La visita al Palazzo del Gran Maestro
L’ingresso principale è già una dichiarazione di forza, con le 2 torri, la merlatura e il blasone del Gran Maestro Hélion che accolgono il visitatore nella parte più riconoscibile del complesso. Alcuni elementi dell’accesso meridionale sono tra le poche porzioni originali rimaste dopo la distruzione del 1856. Sul lato occidentale si trova invece una torre rettangolare costruita verso la fine del XV secolo.
Superato l’ingresso, il grande cortile interno si mostra con un porticato che circonda lo spazio, mentre il pavimento presenta piastrelle di marmo disposte in motivi geometrici. Sul lato settentrionale compaiono statue greche provenienti dall’Odeon di Kos. Il museo presenta la storia medievale di Rodi, con particolare attenzione al ruolo commerciale dell’isola.
Una sezione racconta anche l’epoca bizantina. I mosaici romani trasferiti da Kos rappresentano una delle sorprese più forti del percorso, perché la visita mette insieme reperti provenienti da più isole dell’Egeo. La prima grande sala conserva stalli di coro cinquecenteschi e un mosaico tardo-ellenistico sul pavimento.
Poi arriva la Sala di Laocoonte, con la copia della celebre scultura. Nella Sala della Medusa si fa invece notare la testa della Gorgone realizzata in mosaico ellenico, affiancata da vasi cinesi e islamici. Una seconda sala con volta trasversale protegge un mosaico del V secolo proveniente da Kos.
La Sala dei Colonnati è ancora più scenografica grazie alle due file di archi appoggiate sulle colonne. Qui si osservano mosaici paleocristiani del V secolo. Il colpo d’occhio più prezioso arriva però nella Sala delle Nove Muse, con il celebre mosaico dedicato alle divinità delle arti.
La visita richiede tempo e una guida preparata può aiutare a capire la differenza tra parti medievali, reperti archeologici e ricostruzioni italiane. Conviene controllare gli orari aggiornati prima di partire, poiché cambiano in base alla stagione e alle aperture festive. Le informazioni indicano, in linea generale, un’apertura più ampia tra aprile e ottobre e un orario ridotto nei mesi invernali.
Dove si trova e come arrivare
Il Palazzo si trova in cima a Via Ippoton, la celebre Via dei Cavalieri, nel centro della Città Vecchia di Rodi. L’area storica è racchiusa dalle fortificazioni medievali e presenta strade acciottolate e irregolari. Per raggiungerlo dal centro della città moderna si può procedere a piedi fino alle porte della città fortificata e poi seguire il percorso verso Via dei Cavalieri.

La posizione lo rende perfetto per una visita insieme alla Rodi Medievale. Il tragitto inizia dalle mura e dalle porte d’accesso, attraversa il dedalo di vicoli e arriva alla Via dei Cavalieri, una delle strade più celebri dell’isola. Poi il castello appare quasi in fondo al viaggio dentro la città fortificata. Ed è proprio lì che Rodi smette di essere soltanto mare turchese, spiagge e tramonti sull’Egeo.
