La Francia ha approvato il divieto dei social per gli under 15: è il primo Paese in Europa a farlo

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In una decisione destinata a fare da apripista in tutto il continente, il Parlamento francese ha approvato in via definitiva la legge che proibisce l’accesso alle piattaforme digitali ai ragazzi con meno di 15 anni. Il presidente Emmanuel Macron ha subito rivendicato l’importanza della misura definendola una conquista di civiltà per proteggere la salute mentale delle nuove generazioni.

L’approvazione finale è arrivata dopo un intenso dibattito tra Senato ed Assemblea Nazionale, superando le perplessità legate alla compatibilità con le normative dell’Unione Europea. La misura stabilisce inoltre il divieto totale di utilizzo dei telefoni cellulari negli istituti scolastici superiori. L’applicazione avverrà gradualmente: dal primo settembre 2026 scatterà lo stop immediato alla creazione di nuovi account, mentre a partire dal primo gennaio 2027 dovranno essere chiusi tutti i profili già attivi appartenenti ai minori di 15 anni.

Le responsabilità delle piattaforme e i dubbi tecnici sulla verifica dell’età

La gestione operativa del divieto ricadrà interamente sulle aziende tecnologiche. La ministra del Digitale Anne Le Hénanff ha chiarito che spetterà ai colossi del settore sviluppare e implementare i sistemi tecnici necessari a certificare l’età degli iscritti. Tra le soluzioni ipotizzate figurano strumenti di identità digitale come France Identité o Docaposte, già impiegati per limitare l’accesso ai portali per adulti.

Un elenco preciso dei servizi soggetti al blocco verrà definito a breve insieme all’autorità di regolamentazione Arcom, mentre la deputata Laure Miller ha ipotizzato la disattivazione mirata di singole funzioni anziché un’interdizione totale per alcune app. La legge esclude sanzioni dirette per famiglie e ragazzi e concede deroghe per enciclopedie online e contenuti con finalità strettamente educative.

Il dibattito internazionale e l’effetto sulle normative europee ed italiane

Il provvedimento posiziona la Francia subito dopo l’Australia, che lo scorso dicembre aveva già limitato l’accesso ai network per gli under 16, attirando l’attenzione di Paesi come Regno Unito, Spagna e Danimarca che stanno provando ad integrare normative simili. In Italia l’iniziativa legislativa bipartisan promossa dalle parlamentari Lavinia Mennuni e Marianna Madia si trova ancora in fase di discussione parlamentare, pur incassando il pieno sostegno del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. La scelta transalpina continua tuttavia a dividere la comunità scientifica: mentre molti psicologi sottolineano i rischi della sovraesposizione agli schermi, numerosi esperti suggeriscono che un divieto rigido possa rivelarsi meno efficace rispetto a percorsi di educazione digitale e uso consapevole dei media.

Autore articolo: Rebecca Manzi