“La moda deve rallentare il suo ritmo insostenibile”: il manifesto di Giorgio Armani contro la fast fashion (e per un’eleganza senza tempo)

A un anno dalla scomparsa di Giorgio Armani, una delle eredità più attuali dello stilista resta la sua idea di una moda capace di durare: meno legata alla rincorsa delle tendenze, più attenta alla qualità, alla misura e alla responsabilità. Un pensiero che Armani espresse con particolare chiarezza nel 2020, durante la pandemia, quando in una lettera pubblicata da WWD – Women’s Wear Daily criticò apertamente i ritmi del sistema moda e la sua crescente somiglianza con la fast fashion.
In quei mesi Armani non si limitò alle parole. Fu tra i primi a scegliere una sfilata a porte chiuse durante la Fashion Week milanese, sostenne economicamente ospedali e strutture sanitarie e convertì gli stabilimenti italiani del gruppo alla produzione di camici monouso.
Ma soprattutto invitò il settore a ripensare il proprio modello:
Il declino del sistema moda, per come lo conosciamo, è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion con il ciclo di consegna continua, nella speranza di vendere di più… Io non voglio più lavorare così, è immorale. Non ha senso che una mia giacca, o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane, diventino immediatamente obsoleti, e vengano sostituiti da merce nuova, che non è poi troppo diversa da quella che l’ha preceduta. Io non lavoro così, trovo sia immorale farlo. Ho sempre creduto in un’idea di eleganza senza tempo, nella realizzazione di capi d’abbigliamento che suggeriscano un unico modo di acquistarli: che durino nel tempo. Per lo stesso motivo trovo assurdo che durante il pieno inverno, in boutique, ci siano i vestiti di lino e durante l’estate i cappotti di alpaca, questo per il semplice motivo che il desiderio d’acquisto debba essere soddisfatto nell’immediato. Questo sistema, spinto dai department store, è diventata la mentalità dominante. Sbagliato, bisogna cambiare, questa storia deve finire. Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero. Basta spettacolarizzazione, basta sprechi.
E si è scagliato anche contro la moda che diventa solo apparenza e una macchina che inquina.
Basta con le sfilate in tutto il mondo, fatte tramite viaggi che inquinano; con gli sprechi di denaro per gli show, sono solo pennellate di smalto apposte sopra il nulla. – scriveva nella lettera – Il momento che stiamo attraversando è turbolento; ma ci offre la possibilità, davvero unica, di aggiustare quello che non va, di togliere il superfluo, di ritrovare una dimensione più umana… Questa è forse la più importante lezione di questa crisi”
L’eleganza che dura
Il centro del suo pensiero era proprio qui: un capo non dovrebbe diventare vecchio dopo poche settimane. L’eleganza, per Armani, non coincideva con la novità continua, ma con la capacità di attraversare il tempo. Una visione coerente con il suo stile fatto di sottrazione, linee pulite, colori misurati e abiti pensati per accompagnare la persona più che per sovrastarla.
Anche sul fronte dell’uso delle pellicce Armani aveva anticipato una crescente sensibilità etica del settore, annunciando già nel 2016 la scelta di rinunciare alle pellicce animali nelle proprie collezioni.
Meno sprechi, più valore
La sua critica non era rivolta soltanto al fast fashion, ma anche al lusso quando ne imitava i ritmi: troppe collezioni, troppo ricambio, troppe sfilate e viaggi, troppa attenzione allo spettacolo rispetto al prodotto. A sei anni da quella lettera, molti di quei temi restano aperti. Ed oggi il pensiero di Armani appare ancora più attuale: nella convinzione che una moda più responsabile debba partire dalla durata, dalla qualità e dalla capacità di togliere il superfluo.
