La natura si riprende Kolyuchin: le meravigliose immagini degli orsi polari che hanno colonizzato le case sovietiche abbandonate

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Il fotografo russo Dmitry Kokh, specializzato nell’immortalare la fauna selvatica e i panorami estremi dell’Artico, ha catturato una serie di immagini destinate a fare la storia del fotogiornalismo naturalistico. Durante una spedizione estiva mirata a raggiungere l’isola di Wrangel, le temperature insolitamente rigide avevano spinto i grandi mammiferi a spostarsi altrove, modificando i piani originari del reporter moscovita.

La svolta è avvenuta navigando nei pressi dell’isola di Kolyuchin, un minuscolo lembo di terra coperto dalla tundra lungo appena quattro chilometri e mezzo e largo meno di un chilometro e mezzo, posizionato nel Mare dei Ciukci tra la Siberia e l’Alaska. Avvicinandosi alla costa della penisola della Chukotka, il team ha notato dei movimenti insoliti dietro i vetri infranti di un complesso di edifici abbandonati, scoprendo con immenso stupore che un gruppo di orsi polari occupava le strutture, un comportamento mai documentato prima in quell’area.

Il ritorno della natura tra i resti della Guerra Fredda

L’avamposto in cui si sono stabiliti gli animali è una vecchia stazione meteorologica sovietica, istituita originariamente negli anni Trenta per monitorare le rotte e il clima artico durante lo sviluppo della regione, poi potenziata dall’Unione Sovietica in piena Guerra Fredda e infine dismessa definitivamente negli anni Novanta dopo il collasso dell’URSS.

Oggi questo insediamento fantasma, che include anche tracce storiche di cacciatori di trichechi, ha cambiato destinazione d’uso. Gli orsi polari non utilizzano i corridoi e le stanze scrostate come tane permanenti, ma sfruttano le mura per trovare un riparo temporaneo dai venti gelidi e dalle tempeste. Per immortalare i predatori senza correre rischi e rispettando il benessere della fauna, Dmitry Kokh ha applicato una rigorosa tattica di non disturbo, evitando approcci diretti ed eseguendo gli scatti a distanza.

Adattamento climatico e trionfo internazionale

Il valore dell’opera visiva di Dmitry Kokh va oltre il fascino estetico, poiché l’immagine di un orso affacciato alla finestra si è aggiudicata il primo posto assoluto nella categoria dedicata alla fauna selvatica del prestigioso concorso fotografico “Nature Photographer of the Year” (organizzato da National Geographic Russia).  Dietro la poesia visiva di queste rovine riconquistate si cela tuttavia la minaccia del cambiamento climatico globale. Le strutture nate per studiare l’ambiente sono ora parte integrante del paesaggio, simbolo di una natura che si riappropria dei suoi spazi. Un fenomeno dato dal fatto che il progressivo surriscaldamento riduce drasticamente l’estensione del ghiaccio marino, costringendo i plantigradi a prolungare il soggiorno sulla terraferma a causa delle difficoltà nel cacciare le foche.

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Autore articolo: Rebecca Manzi