La nuova cucciola di ippopotamo pigmeo dello Zoo di Berlino è già una star (ma purtroppo non sarà mai libera)

salute-benessere

Grandi occhi curiosi, passi ancora incerti e una sagoma tonda che ricorda un panino appena sfornato. La nuova stella dello Zoo di Berlino si chiama Brötchen, un cucciolo femmina di ippopotamo pigmeo nato il 9 maggio 2026 dalla relazione con la madre Debbi. Con i suoi 20 chilogrammi di peso, la piccola ha già fatto il suo trionfale debutto nel recinto esterno, bruciando le tappe rispetto alla sorella Toni, oggi trasferita in una struttura in Francia.

La direzione scientifica, guidata da Andreas Knieriem, cavalca l’onda mediatica ricordando che l’uso di battezzare gli esemplari con nomi ispirati al cibo è un espediente di marketing che funziona da sempre. Già fino al 2005 la capitale tedesca adorava l’ippopotamo Bulette – la tipica polpetta locale – mentre oggi il web idolatra icone globali come il pinguino Pesto o i piccoli ippopotami Haggis in Scozia e Moo Deng in Thailandia, quest’ultima legata a un piatto a base di maiale.

Durante i suoi primi test acquatici, Brötchen mostra la tipica andatura della specie: questi animali non nuotano in senso classico, ma si muovono sul fondo spingendosi con le zampe per scivolare nell’acqua. A lanciare definitivamente l’immagine del cucciolo è la nota conduttrice televisiva Enie van de Meiklokjes, celebre esperta di pasticceria tedesca che ha assunto la sponsorizzazione onoraria di Brötchen.

Una specie fortemente minacciata

Dietro i flash dei fotografi e la vendita di biglietti, tuttavia, la specie affronta una crisi biologica drammatica: secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), in natura sopravvivono meno di 2500 ippopotami pigmei adulti. Questi schivi abitanti delle foreste e delle paludi della Costa d’Avorio, Guinea, Liberia e Sierra Leone sono già del tutto estinti in Nigeria a causa della deforestazione selvaggia, dell’agricoltura intensiva e delle attività minerarie.

Dietro la facciata dei social: la condanna invisibile della cattività

Se la narrazione ufficiale spinge i visitatori a intenerirsi davanti ai primi goffi tentativi di galleggiamento di Brötchen, la realtà strutturale di queste istituzioni rivela uno scenario profondamente diverso. Questi rari mammiferi africani, noti per la loro natura prevalentemente solitaria, vengono privati della libertà e costretti a trascorrere un’intera vita all’interno di recinti artificiali, a migliaia di chilometri dal loro ambiente d’origine.

Le dinamiche naturali di esplorazione, caccia e socializzazione vengono compresse tra cemento, vetrate e il rumore costante dei turisti a caccia di un selfie. Festeggiare una nascita all’interno di una gabbia, mascherandola da vittoria, rischia di normalizzare l’idea che la sopravvivenza di una specie possa prescindere dalla dignità dei singoli individui. Per questo motivo, dietro l’ennesimo fenomeno virale del web, resta ben poco da gioire se l’orizzonte di questa creatura sarà limitato per sempre da confini artificiali.

Ti potrebbe interessare anche: 

Autore articolo: Rebecca Manzi