La nuova Tesla Roadster vola (grazie ai propulsori a razzo) e fa acrobazie: svelata l’auto che sfida la gravità

salute-benessere

Una Tesla bianca sale su una rampa, prosegue a testa in giù, si stacca dalla struttura, ruota in aria e torna sulle quattro ruote. Poco dopo prende nuovamente il volo e supera una fila composta da Cybercab, Cybertruck, Semi, Model Y e Model 3. È la dimostrazione con cui Tesla ha finalmente svelato la nuova Roadster, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, presso il sito di prova di SpaceX a McGregor, in Texas.

Chiamarla “auto volante”, però, richiede ancora qualche centimetro di prudenza. Quello mostrato da Tesla è stato un veicolo capace di compiere brevi manovre controllate in aria grazie a propulsori a gas freddo e a un sistema di aspirazione che gli consente perfino di restare aderente a una superficie capovolta. Un piccolo incrocio tra supercar, aspirapolvere molto arrabbiato e tecnologia aerospaziale. La nuova Roadster mostra comunque qualcosa che, fino a ieri, apparteneva soprattutto alle promesse di Elon Musk.

Dieci propulsori e centinaia di litri di aria compressa

Il sistema sviluppato dai tecnici Tesla insieme a SpaceX utilizza propulsori a gas freddo. Niente fiammate da razzo sotto il paraurti: l’idea prevede aria compressa immagazzinata ad altissima pressione e poi espulsa rapidamente per generare spinta.

Secondo quanto spiegato durante la presentazione dal responsabile dell’ingegneria dei veicoli Tesla Lars Moravy, la configurazione più estrema utilizza dieci propulsori collegati a circa 600 litri di aria compressa. I serbatoi sono contenitori ad alta pressione rinforzati in fibra di carbonio, distribuiti negli spazi disponibili all’interno dell’auto.

I propulsori servono per accelerazione, frenata e controllo della vettura durante le manovre aeree. Il sistema di aspirazione svolge invece un altro lavoro: aumenta artificialmente l’aderenza al suolo e, nella dimostrazione, ha permesso alla Roadster di percorrere una parte della rampa completamente capovolta. Poi arrivano i getti d’aria e comincia la parte in cui una normale patente B sembra improvvisamente poca cosa.

Tesla dichiara inoltre un’accelerazione da 0 a 60 miglia orarie, circa 97 km/h, in meno di un secondo per la versione dotata di propulsori e una velocità superiore alle 230 miglia orarie, oltre 370 km/h. Durante l’evento il veicolo ha effettivamente mostrato un’accelerazione sotto il secondo, anche se si tratta ancora di una dimostrazione organizzata dal costruttore e non di una prova indipendente.

Tre Roadster, e quella che “vola” perde anche un sedile

La nuova gamma annunciata da Tesla comprende tre configurazioni. La Performance viene descritta come la versione più stradale, con due posti e aerodinamica attiva. La Thrust aggiunge i propulsori posteriori e punta soprattutto alle prestazioni. Poi c’è la Rocket: un solo posto, dieci propulsori e quello che Tesla definisce un sistema completo per il volo. Quest’ultima sarà disponibile soltanto su invito e potrebbe non essere proposta in tutte le regioni.

Anche qui conviene distinguere bene le parole dalle ruote, e dalle ali che ancora non ci sono. Tesla ha dimostrato salti, rotazioni e brevi fasi in aria controllate dai propulsori. Non ha presentato una vettura capace di decollare da Roma e atterrare a Milano sopra il raccordo. L’omologazione e l’utilizzo di simili sistemi sulle strade pubbliche restano inoltre tutti da chiarire. I depositi richiesti sono già molto terrestri: 50 mila dollari per prenotare la Performance e 250 mila per la Thrust. Tesla non ha ancora comunicato il prezzo finale delle vetture.

Il volo dura pochi secondi, l’attesa quasi undici anni

C’è poi il calendario. La seconda generazione della Roadster era stata mostrata per la prima volta nel 2017 e Tesla aveva indicato il 2020 per le consegne. Quel prototipo prometteva anche circa 620 miglia di autonomia, quasi 1.000 chilometri.

La Roadster presentata ora viene accreditata di oltre 300 miglia, quindi più di 480 chilometri, e la produzione dovrebbe iniziare nel 2028. Quasi undici anni dopo la prima presentazione del modello e otto dopo la data inizialmente indicata per l’arrivo sul mercato.

La nuova Roadster ha dunque compiuto qualcosa che fino a poche ore fa sembrava una delle solite esagerazioni muskiane: si è realmente staccata da terra, ha ruotato e ha rimesso le ruote sull’asfalto usando una tecnologia sviluppata insieme a SpaceX. Adesso resta la manovra probabilmente più difficile: trasformare quella dimostrazione in un’auto producibile, omologabile e consegnata ai clienti. Per quella Tesla ha fissato il 2028. Il volo, almeno, è già arrivato.

Fonte: Tesla

Autore articolo: Ilaria Rosella Pagliaro