La proposta Clarity Act sulle criptovalute rischia lo stop: servono 60 voti

Il Senato americano ha rimesso mano al testo che dovrebbe finalmente dare regole certe alle criptovalute negli Stati Uniti, e lo ha fatto a pochi giorni da un voto che potrebbe decidere le sorti dell’intera legislazione. Giovedì 10 settembre 2026 i repubblicani del Senato hanno diffuso una versione rivista e ampliata della proposta Clarity Act sulle criptovalute, un testo di 630 pagine pensato per arrivare pronto al voto procedurale fissato per il 15 settembre. È il momento più delicato di un percorso legislativo che dura da oltre un anno e che, per la prima volta, porterebbe una regolamentazione federale organica sul settore digitale americano.
Punti chiave
- Il testo rivisto della proposta Clarity Act sulle criptovalute, di 630 pagine, è stato diffuso l’11 settembre 2026 in vista del voto procedurale del 15 settembre.
- La legge impone ai “protocolli di finanza non decentralizzata” di registrarsi presso la Commodity Futures Trading Commission.
- Le disposizioni sulla DeFi restano limitate alle sole transazioni spot e in contanti su digital commodity.
- Sono state inserite oltre 114 richieste avanzate dai Democratici, ma il sostegno bipartisan resta assente.
- La sezione etica sui conflitti d’interesse legati agli asset digitali resta praticamente invariata, e continua a essere il principale ostacolo politico.
Il Senato aggiorna la proposta Clarity Act sulle criptovalute prima del voto decisivo
Il voto del 15 settembre non è una formalità: si tratta di un voto di cloture, che richiede il consenso di 60 senatori per proseguire l’esame del testo. È una soglia che obbliga repubblicani e democratici a trovare un’intesa, cosa che finora non è avvenuta nonostante mesi di negoziati.
Una legge di 630 pagine e tempi strettissimi
Il documento è stato messo a punto dalla senatrice Cynthia Lummis, del Wyoming, insieme ad altri colleghi repubblicani. Nella sua dichiarazione, Lummis ha sottolineato che il testo “ha incorporato più di 114 disposizioni separate richieste dai colleghi democratici” e che, a differenza di una semplice attività di rulemaking da parte delle agenzie, una legge del genere offrirebbe al settore “una soluzione duratura” capace di resistere ai cambi di amministrazione alla Casa Bianca. Il Senato torna a Washington con una finestra temporale ristretta per portare avanti il provvedimento, e la pressione politica si fa sentire su entrambi i fronti.
Il nodo del sostegno bipartisan
Nonostante l’ampliamento del testo, secondo quanto riportato da Politico l’ultima versione non raccoglie ancora appoggi democratici, un elemento che resta indispensabile per far passare la legge. Perché conta questo dettaglio? Perché senza i voti necessari, l’intero impianto normativo rischia di arenarsi proprio nella fase procedurale, lasciando il settore delle crypto senza una cornice regolatoria federale chiara e aprendo la strada a un vuoto normativo che agenzie come CFTC e SEC potrebbero riempire autonomamente.
Le novità regolamentari della versione rivista
La modifica più rilevante riguarda l’introduzione di norme specifiche per quelli che il testo definisce “protocolli di trading di finanza non decentralizzata”. Si tratta di soggetti, singoli o gruppi che agiscono di concerto, in grado di controllare o alterare in modo sostanziale il funzionamento, l’operatività o le regole di consenso di un protocollo DeFi, tramite contratti, accordi o relazioni di qualsiasi tipo.
Registrazione obbligatoria e perimetro DeFi più stretto
Queste entità dovranno registrarsi presso la Commodity Futures Trading Commission, e il testo incarica direttamente CFTC e Treasury Department di scrivere regole applicative specifiche. Una fonte del settore crypto citata da The Block ha spiegato che questa nuova sezione era proprio una delle richieste avanzate dai democratici durante le trattative.
Allo stesso tempo, le disposizioni sulla DeFi vera e propria sono state circoscritte alle sole transazioni spot e in contanti su digital commodity. Lummis ha chiarito che questa restrizione serve a rassicurare i governi tribali, preoccupati per l’impatto della legge sui mercati predittivi. Nel testo aggiornato sono arrivati anche chiarimenti sulle modalità con cui le credit union possono svolgere attività legate alle crypto, un altro punto richiesto durante le trattative con i democratici.
Il nodo etico che continua a dividere i legislatori
Il principale ostacolo alla proposta Clarity Act sulle criptovalute resta, ancora oggi, la sezione dedicata all’etica. Il testo attuale vieta a funzionari pubblici, dipendenti e ai loro coniugi di emettere o sponsorizzare asset digitali, con il Justice Department come autorità responsabile dell’applicazione della norma, non i procuratori generali degli stati. La disposizione scadrà a gennaio 2029.
Il caso Trump e le sue partecipazioni crypto
Nella versione rivista questa parte del testo non ha subito modifiche significative, ed è proprio qui che si concentra la resistenza democratica. Il partito considera insufficiente questa formulazione, in particolare per il peso crescente delle partecipazioni crypto legate all’ex presidente Donald Trump, che nel tempo sono arrivate a valere centinaia di milioni di dollari attraverso World Liberty Financial e il memecoin TRUMP. Già a luglio Trump aveva accettato una prima versione della norma etica, ma i democratici l’avevano definita insufficiente, tanto da presentare, insieme al repubblicano Thom Tillis, una proposta alternativa di linguaggio etico che finora non è stata recepita nel testo. Tillis stesso ha dichiarato che la Casa Bianca deve ancora impegnarsi seriamente su una proposta etica bipartisan.
Chi appoggia la legge e cosa succede dopo il voto
Il sostegno più forte alla proposta arriva dall’esecutivo. Il consulente per le crypto della Casa Bianca, Patrick Witt, ha esortato tutti i senatori a votare sì alla mozione procedurale per permettere al processo legislativo di continuare. Sulla stessa linea si è mosso il segretario al Tesoro Scott Bessent, che su X ha scritto che non far avanzare il testo equivarrebbe a mandare un segnale di scarsa volontà americana di guidare il settore degli asset digitali a livello globale.
Banche, industria e la corsa contro il tempo di Lummis
Non tutti i soggetti coinvolti spingono nella stessa direzione. L’American Bankers Association, insieme a 77 associazioni bancarie statali, ha inviato una lettera ai legislatori chiedendo restrizioni più severe sui premi legati alle stablecoin, segno che la partita si gioca anche sul fronte degli interessi tra banche tradizionali e industria crypto. Lummis, che lascerà il Congresso a gennaio 2027 non ricandidandosi, continua a spingere con insistenza sui social per l’approvazione del testo, ricordando che senza la Clarity Act saranno CFTC e SEC a scrivere autonomamente le regole sugli asset digitali, senza passare dal Congresso.
Il voto del 15 settembre resterà il primo vero banco di prova per capire se questa versione della legge ha davvero le carte in regola per andare avanti, o se il nodo etico legato agli interessi crypto della politica americana continuerà a bloccare tutto.
FAQ
Quali nuovi obblighi di registrazione introduce la proposta Clarity Act rivista?
I protocolli di trading di finanza non decentralizzata dovranno registrarsi presso la Commodity Futures Trading Commission secondo il testo aggiornato.
Come cambia la regolamentazione della DeFi con la nuova versione della legge?
Il testo limita le disposizioni sulla DeFi alle sole transazioni spot e in contanti su digital commodity.
Perché le norme etiche restano un punto critico per la proposta Clarity Act?
La sezione etica che vieta a funzionari pubblici e coniugi di emettere asset digitali resta praticamente invariata, e questo alimenta le preoccupazioni democratiche, soprattutto in relazione alle partecipazioni crypto dell’ex presidente Donald Trump.
Qual è l’importanza del voto del Senato del 15 settembre?
Si tratta di un voto di cloture che richiede il sostegno di 60 senatori per procedere, un passaggio decisivo per l’avanzamento della legge.
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