La Toscana come Yellowstone, nel sottosuolo si nasconde un superserbatoio di magma: la scoperta geotermica che cambia tutto

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In certi tratti della Toscana il terreno manda segnali da secoli. Vapore, soffioni, calore che sale, centrali incastonate tra colline quiete. Sembra un paesaggio fermo, invece sotto continua a lavorare una macchina profondissima. Adesso quella sensazione diffusa tra geologi e tecnici prende un contorno molto più netto: nelle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata ci sono enormi volumi di materiale magmatico e rocce parzialmente fuse tra 8 e 15 chilometri di profondità.

A dirlo ĆØ uno studio guidato dall’UniversitĆ  di Ginevra con la partecipazione del Cnr-Igg di Firenze e dell’INGV, pubblicato su Communications Earth & Environment. Il lavoro mostra che la geotermia in Toscana poggia su un sistema profondo molto più esteso di quanto si immaginasse, capace di alimentare il calore giĆ  sfruttato in una delle zone simbolo dell’energia geotermica europea.

Nel modello concettuale diffuso dagli enti italiani, le anomalie più forti corrispondono a volumi interpretati come accumuli di rocce in stato parzialmente fuso di circa 6.000 chilometri cubi per il sistema Larderello-Travale e 2.000 chilometri cubi per il Monte Amiata. Su scala geologica, la taglia del fenomeno richiama quella dei grandi serbatoi associati a sistemi celebri come Yellowstone negli Stati Uniti, Toba in Indonesia e Taupō in Nuova Zelanda. Gli autori, allo stesso tempo, escludono segnali di attivitĆ  vulcanica imminente in Toscana.

Qui sta la parte più affascinante della scoperta. In molte aree del pianeta serbatoi simili si annunciano con crateri, deformazioni del suolo, grandi depositi eruttivi, emissioni vistose di gas. In Toscana la storia ĆØ stata molto più discreta. Da milioni di anni l’attivitĆ  magmatica ĆØ soprattutto plutonica, quindi il magma tende a fermarsi e consolidarsi in profonditĆ  nella crosta invece di arrivare in superficie con eruzioni spettacolari. Proprio questa compostezza geologica ha tenuto nascosto il quadro per cosƬ tanto tempo.

Una radiografia del sottosuolo fatta con il rumore di fondo della Terra

Per arrivare fin lƬ i ricercatori hanno usato la tomografia del rumore sismico ambientale, una tecnica che legge le vibrazioni continue del pianeta generate da onde oceaniche, vento e attivitĆ  umane. Il vantaggio ĆØ notevole: niente esplosioni, niente perforazioni esplorative invasive in questa fase, solo l’ascolto paziente di segnali che ci sono giĆ . In questo studio sono stati impiegati più di 60 sismometri ad alta risoluzione per ricostruire un’immagine tridimensionale della crosta toscana fino a circa 15 chilometri di profonditĆ .

Quando le onde di taglio rallentano troppo, la roccia cambia faccia. Nel lavoro compaiono velocitĆ  anomale, con cali che arrivano intorno al 20% e in alcuni nuclei anche molto oltre, fino a valori compatibili con la presenza di magma o fusione parziale. Il risultato ĆØ una specie di radiografia del sottosuolo che mette finalmente ordine in indizi noti da tempo: flusso di calore altissimo, microsismicitĆ  intensa, gradienti geotermici estremi e la presenza, nell’area di Larderello-Travale, di fluidi supercritici a profonditĆ  relativamente contenute e temperature che localmente superano i 500 gradi giĆ  attorno ai 3 chilometri.

Da questo calore passano energia, fluidi supercritici, ricerca di litio e terre rare

La scoperta pesa parecchio perché collega in modo più solido il presente energetico della regione al suo motore profondo. Gli enti coinvolti spiegano che questi risultati servono sia alla ricerca di base sia alle applicazioni pratiche, a partire dalla stima del potenziale geotermico. Tradotto: capire meglio quanta energia si possa ancora ottenere dal sottosuolo, con quali condizioni e in quali aree convenga spingere la conoscenza tecnica.

C’è poi un altro fronte che pesa sempre di più nella transizione: i metalli critici. Litio ed elementi delle terre rare si formano spesso in relazione a sistemi magmatici profondi, quindi una mappa più precisa del calore e dei fluidi può rendere più rapida ed economica anche l’esplorazione mineraria. Dentro questa frase apparentemente tecnica c’è un pezzo di futuro molto concreto: batterie, elettronica, reti, tecnologie energetiche e dipendenza europea dalle importazioni passano anche da qui.

La novità arriva in un territorio che con la geotermia convive da oltre un secolo. Larderello viene indicata come la culla storica della produzione geotermica elettrica e oggi il complesso toscano resta tra i più importanti al mondo. Sapere che sotto quel paesaggio già segnato da torri, vapore e colline minerali si estende un sistema tanto vasto cambia il peso della geotermia in Toscana: meno immagine da nicchia, più infrastruttura strategica.

Fonte: INGV

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Autore articolo: Ilaria Rosella Pagliaro