La tragedia del Marineland non ha fine: sono già quattro i beluga morti dopo il trasferimento dal parco marino del Canada

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L’operazione di salvataggio più imponente della storia recente per i mammiferi marini in cattività si sta trasformando in un calvario senza fine. Più di 30 balene beluga e 4 delfini erano stati evacuati d’urgenza dal parco canadese Marineland di Niagara Falls, chiuso nel 2024 dopo minacce di eutanasia da parte dei vecchi custodi per esaurimento dei fondi. Tuttavia, la nuova vita in strutture d’eccellenza si è rivelata fatale per diversi esemplari.

All’Acquario Shedd di Chicago si piangono infatti tre beluga salvati – Peekachu di 23 anni morto il 25 agosto, Rain di 20 anni deceduto il 2 settembre, Osiris di 26 anni venuto a mancare in questi giorni – mentre all’Oceanogràfic de València in Spagna è deceduto Jelly Bean. Le autorità scientifiche e le associazioni animaliste denunciano come il massiccio spostamento internazionale abbia drammaticamente accelerato il deperimento clinico di animali già provati.

Il calvario clinico e la morte improvvisa di Osiris

La scomparsa di Osiris, in particolare, ha svelato la fragilità estrema di questi animali. Dal momento del suo arrivo all’Acquario Shedd, la beluga femmina di 26 anni era stata inserita tra i soggetti di massima preoccupazione clinica. Il team veterinario ha dovuto affrontare fin da subito gravi difficoltà alimentari, poiché l’esemplare non mangiava con la regolarità necessaria per assumere nutrienti ed elettroliti.

Nonostante i miglioramenti temporanei ottenuti grazie a liquidi, farmaci e terapie di supporto che avevano stimolato l’appetito e le prime interazioni sociali, la situazione è precipitata improvvisamente. I curatori hanno notato alterazioni repentine nel comportamento e nei modelli respiratori, spingendo al trasferimento immediato nell’habitat medico. Nonostante i disperati tentativi di salvataggio, le condizioni sono precipitate rapidamente portando al decesso, mentre una necropsia completa cercherà di far luce sulle cause esatte di una morte difficile da prevedere.

Le denunce degli animalisti e le polemiche sui trasporti

Organizzazioni come Animal Justice, tramite la direttrice esecutiva Camille Labchuk, avevano apertamente avvertito il governo federale canadese e la ministra della pesca Joanne Thompson sui rischi letali di un’evacuazione così traumatica. Trasportare balene beluga attraverso gli oceani significa sottoporre creature fragili a uno stress psicofisico devastante, strappandole ai caregiver di fiducia e agli ambienti familiari per gettarle in realtà aliene. Sebbene Ottawa abbia difeso le autorizzazioni CITES e le valutazioni sanitarie, i dati parlano chiaro: i trasferimenti caotici rischiano di compromettere irrimediabilmente le difese immunitarie di animali con storie cliniche già estremamente complesse e delicate.

Oltre la salvezza d’emergenza: quale futuro per i cetacei

Queste dolorose scomparse accendono i riflettori su un dilemma drammatico che va ben oltre la semplice cronaca zoologica. Di fronte a un’operazione nata per sottrarre i mammiferi a una condanna certa, ci si chiede se l’impatto devastante dei lunghi viaggi non finisca per vanificare ogni sforzo di cura. Strappare i grandi animali marini alle loro routine per inserirli in vasche lontane rischia di trasformarsi in una condanna mascherata da atto di amore, imponendo una radicale revisione dei protocolli di emergenza per la tutela della fauna in cattività.

Fonte: Shedd Aquarium / Shedd Aquarium / The Whale Sanctuary Project

Autore articolo: Rebecca Manzi