Le proteste degli autotrasportatori in Italia mettono a rischio la raccolta a Bari

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Le proteste degli autotrasportatori in Italia hanno creato disagi alle forniture in Puglia, Calabria e Sicilia il 16 ottobre. A Bari il sindaco avverte: rifiuti e trasporto pubblico hanno meno di una settimana di riserve.

Punti chiave

  • Gli operai dell’ex Ilva di Taranto hanno liberato la SS 106 e la SS 7, ma lo sciopero va avanti.
  • In Calabria la mobilitazione conta circa 20 presìdi e coinvolge più settori economici.
  • I camionisti siciliani denunciano un gasolio sopra i 2,16 euro al litro.
  • Bari rischia interruzioni nella raccolta dei rifiuti e nel trasporto pubblico.

Bari lancia l’allarme sui servizi essenziali

I servizi essenziali di Bari reggono ancora, ma con riserve ridotte al minimo. Il sindaco Vito Leccese avverte che i problemi di carburante e approvvigionamento li minacciano, anche dopo la rimozione dei blocchi a Taranto.

Secondo Leccese, le imprese faticano a sostenere i costi e anche i cantieri delle opere pubbliche rischiano di fermarsi. Il sindaco chiede un intervento immediato del governo per ripristinare le forniture e garantire i servizi.

Alcuni comuni dell’area metropolitana hanno già segnalato che le ditte dei rifiuti non riescono ad assicurare raccolte regolari. A Bari, dice il sindaco, l’autonomia per la raccolta dei rifiuti è di meno di sette giorni. Il trasporto pubblico può andare avanti ancora cinque o sei giorni.

Le proteste dei camionisti si allargano al Sud

I prezzi alti del carburante hanno spinto i camionisti a mobilitarsi nelle regioni meridionali. Ci sono blocchi stradali in Puglia, manifestazioni coordinate in Calabria e mezzi fermi nei porti siciliani. Adative parti della protesta hanno aderito anche agricoltori e altri lavoratori del settore agricolo.

Puglia: il blocco di Andria e i trattori a Corato

Ad Andria gli autotrasportatori hanno bloccato la tangenziale, vicino a un distributore. La sindaca Giovanna Bruno ha incontrato i manifestanti sul posto.

Sulla SS 96 il traffico verso Bari scorreva regolarmente. Si sono formate code verso Altamura, con i mezzi pesanti fermi in una corsia laterale.

A Corato anche gli olivicoltori si sono uniti alle manifestazioni. Il 15 ottobre un corteo di trattori e camion ha attraversato il centro fino al municipio, e la mattina dopo i manifestanti si sono ritrovati all’ingresso della città.

Calabria: circa 20 presìdi e 15 milioni di aiuti

In Calabria la mobilitazione di Fedralog va dal 16 al 20 ottobre, con circa 20 presìdi attivi in tutta la regione. Alla protesta hanno aderito federazioni di Puglia, Sicilia e Basilicata.

I punti di protesta includono lo svincolo di Falerna, l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, la raffineria di Vibo Valentia, il porto di Gioia Tauro e vari tratti della SS 18. Ad agricoltori, allevatori e pescatori si è unita la logistica, e le proteste agricole andavano avanti da più di dieci giorni.

Il portavoce di Fedralog Calabria, Domenico Notaro, ha spiegato che la spesa aggiuntiva per il gasolio è stata in media di 2.000 euro per veicolo da marzo. Per la federazione, l’assistenza regionale è una misura temporanea, non una soluzione.

La Regione Calabria ha stanziato 15 milioni di euro: 5 milioni per le imprese agricole e 10 milioni per i trasporti.

Sicilia: porti fermi e gasolio sempre più caro

In Sicilia i camion sono rimasti fermi nei porti e nei piazzali delle aziende, mentre le navi cargo non scaricavano. Confindustria Catania non ha aderito allo sciopero iniziale, previsto dal 16 al 22 ottobre.

Il coordinatore del comitato organizzatore, Salvatore Bella, ha definito la partecipazione totale. Ha anche contestato l’esclusione dei camionisti siciliani dai tavoli ministeriali.

Decine di camion si sono fermati vicino al presidio degli agricoltori a Gela, mentre i mezzi agricoli hanno sfilato lungo un tratto della statale Gela-Catania. Gli autotrasportatori della zona riferiscono un gasolio a oltre 2,16 euro al litro, 0,35 euro in più da febbraio. Stimano un costo aggiuntivo di circa 8.000 euro l’anno per ogni veicolo che percorre 100.000 chilometri.

Ex Ilva: via i blocchi, lo sciopero continua

Gli operai dell’ex Ilva di Taranto hanno liberato due strade, ma non hanno chiuso lo sciopero. Dipendenti diretti e lavoratori dell’indotto di Acciaierie d’Italia erano al quinto giorno di protesta contro lo spegnimento dell’area a caldo e il conseguente stop alla produzione.

In un’assemblea mattutina sulla statale Appia, Fim Cisl, Fiom CGIL, Uilm UIL e Usb hanno proclamato lo sciopero fino alle 23. I lavoratori hanno comunque sgomberato la SS 106 davanti alla raffineria Eni e la SS 7 prima della fine dell’astensione.

La scelta segue un documento unitario condiviso il 15 ottobre con Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto, e l’invito a Palazzo Chigi per il 27 ottobre. Biagio Prisciano, segretario territoriale di Fim Cisl Taranto-Brindisi, ha invitato i lavoratori a organizzare i pullman per Roma. Ha aggiunto che la mobilitazione deve proseguire se il governo respingerà le richieste.

Il confronto con il governo è fissato per il 27 ottobre a Palazzo Chigi.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Autore articolo: Amelia Tomasicchio