Lo spread tra Btp e Bund cresce a 82 punti base, rendimenti al 3,93%: perché i mercati sono instabili

Anche nei primi minuti seguiti all’apertura del 17 luglio lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è cresciuto. 82 punti base, due in più rispetto alla mattinata di ieri, un nuovo picco a una delle quote più alte delle ultime settimane. Anche i rendimenti sono rimasti alti su livelli che non si vedevano dallo scorso anno.
I mercati dei titoli di Stato continuano a essere instabili a causa della crisi in Medio Oriente. Dopo gli attacchi degli Usa alle infrastrutture civili in Iran, Teheran ha ordinato agli Houthi di chiudere il Mar Rosso. Questo potrebbe causare un altro aumento dell’inflazione, e quindi dei tassi di interesse, in Europa.
Lo spread continua a crescere, rendimenti stabili ma sempre vicini al record del 2026
Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi non scende anche dopo il picco di ieri. I rendimenti sono rimasti sostanzialmente stabili per quanto riguarda i titoli di Roma, ma si sono ridotti su quelli di Berlino, causando quindi un aumento del differenziale.
Lo spread ha raggiunto gli 82 punti base
Nella mattinata del 17 luglio lo spread ha raggiunto 82 punti base. Era da inizio maggio che non si verificava un picco di questo tipo. Il differenziale sopra 80 non è più un’anomalia quindi, ma la nuova normalità di questa settimana particolarmente difficile dal punto di vista dell’instabilità internazionale.
La sfiducia degli investitori nei titoli di Stato italiani, che causa l’aumento dello spread, è dovuto al peggioramento della situazione in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno ripreso ad attaccare le infrastrutture civili iraniane, come non facevano da mesi. L’Iran ha risposto ordinando ai propri alleati in Yemen, gli Houthi, di chiudere lo stretto di Bab-el-Mandeb, che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano.
Rendimenti a livelli record per il 2026
I rendimenti dei titoli di Stato italiani si sono mantenuti stabili rispetto all’apertura di ieri, al 3,93%. Una quota che non si vedeva da novembre 2025, se si esclude un brevissimo picco a inizio marzo, in concomitanza con lo scoppio della guerra tra Usa e Iran.
Questa situazione avvantaggia chi investe nei titoli di Stato, ma rischia di mettere in difficoltà il Governo. In autunno andrà elaborata la prossima Manovra finanziaria e interessi così alti potrebbero comportare un maggior costo del debito pubblico e meno risorse da spendere, ad esempio, per il taglio delle tasse ai redditi medio-alti proposto dal ministro Giorgetti.
Notizia in aggiornamento
