L’ultimo addio a Timmy: la carcassa della megattera spiaggiata diventerà biodiesel e biomassa (e lo scheletro finirà in un museo)

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La lunga odissea marina che per mesi ha tenuto con il fiato sospeso migliaia persone ha raggiunto il suo capitolo finale sulla remota e turistica isola danese di Anholt. I resti del maestoso cetaceo, ribattezzato affettuosamente “Timmy” o “Hope” dai volontari, non riposeranno nei fondali oceanici, ma verranno interamente riciclati e riconvertiti all’interno dello stabilimento specializzato della società Daka Denmark, situato a Randers. Una transizione ecologica estrema che trasformerà il grasso dell’animale in carburante e lo scheletro in biodiesel e biomassa.

L’autopsia rivela che era una femmina

Le delicate e complesse operazioni di recupero, durate diverse ore sotto gli occhi di giornalisti e curiosi, hanno richiesto l’applicazione di un rigido protocollo biologico internazionale per evitare rischi di esplosione dovuti ai gas di decomposizione accumulati nei tessuti. I veterinari hanno dovuto inizialmente sgasare la carcassa utilizzando un lungo coltello affilato, per poi procedere al sezionamento dello strato adiposo tramite escavatori.

Sebbene la carcassa sembri appartenere con assoluta certezza proprio a Timmy, la comunità scientifica attende ancora i riscontri ufficiali di laboratorio. Tuttavia, i primi esami autoptici hanno già riservato una sorpresa clamorosa: il mammifero, da sempre identificato come un giovane maschio, era in realtà una femmina. Nel suo tratto gastrointestinale sono stati rinvenuti parassiti e un frammento di rete da pesca, indizi di un grave stato di debilitazione generale.

Cosa succederà a Timmy: dal combustibile ai reperti per Copenaghen

La procedura di smaltimento industriale prevede una netta separazione dei componenti biologici del cetaceo. I liquidi drenati verranno completamente depurati prima di essere scaricati nel fiordo circostante. L’enorme e spesso strato di grasso adiposo verrà convertito in biodiesel, un’alternativa pulita ai tradizionali combustibili fossili.

Al contrario, tutti i tessuti rimanenti – inclusi tendini, pelle e la maggior parte delle ossa – subiranno un processo di triturazione meccanica fino a diventare una finissima farina biologica, destinata a essere bruciata come biomassa nei forni di un cementificio per la produzione di energia termica. Fortunatamente, una parte del cetaceo si salverà dalla distruzione: alcune sezioni anatomiche specifiche del bacino e delle pinne saranno donate al Museo di Storia Naturale di Copenaghen per finalità didattiche e di ricerca scientifica.

I tanti tentativi di salvataggio fino al tragico epilogo

Il drammatico spiaggiamento in Danimarca ha rinfocolato un aspro dibattito internazionale sulla gestione della fauna marina protetta. La balena era stata avvistata in gravi difficoltà a fine marzo nel Mar Baltico, un bacino troppo chiuso e poco salato per questa specie. A fine aprile, un consorzio di facoltosi imprenditori privati aveva finanziato un imponente trasferimento su una chiatta cargo per liberare l’animale nel Mare del Nord.

Un’operazione fortemente contestata dai biologi marini, che avevano giudicato il trasporto un inutile e letale fattore di stress per un animale già irrimediabilmente condannato. E purtroppo, così è stato, con Timmy che è stata rinvenuta morta. Le risposte definitive sul decesso arriveranno dall’analisi del localizzatore satellitare recuperato sulla carcassa: i dati del tracker, parzialmente in mano al Ministero dell’Ambiente del Meclemburgo-Pomerania Occidentale, saranno presto resi pubblici per chiarire gli ultimi spostamenti della megattera.

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Autore articolo: Rebecca Manzi