Marineland: ecco come sono stati trasportati in aereo i 4 beluga rimasti nel parco acquatico chiuso in Ontario

Un’imponente e delicata manovra di soccorso internazionale ha segnato il destino di una colonia di mammiferi marini in estremo pericolo. Il parco acquatico Marineland, situato a Niagara Falls in Ontario, ha chiuso definitivamente i battenti a causa dell’esaurimento dei fondi gestionali e delle frequenti contestazioni legali legate al benessere animale.
Senza più risorse per garantire la nutrizione e la sussistenza sanitaria delle creature, si è palesata la drammatica ipotesi della soppressione per una trentina di esemplari. Di fronte all’assenza di strutture idonee sul territorio canadese, la National Oceanic and Atmospheric Administration e il Ministero della Pesca e degli Oceani del Canada hanno concesso i permessi straordinari per il trasferimento d’emergenza di 28 beluga verso quattro strutture negli Stati Uniti e due esemplari verso l’Oceanogràfic València in Spagna.
La prima fase: il prelievo di quattro femmine
Ora emergono nuovi dettagli di come sia avvenuto il trasferimento. A coordinare la complessa catena logistica è stato Dan Ashe, presidente e amministratore delegato dell’Associazione degli Zoo e degli Acquari. La prima fase del piano ha consentito di mettere in salvo un gruppo composto da quattro femmine: Acadia di ventisette anni, Osiris e Sierra di ventisei anni, e Lillooet di ventuno anni. I quattro esemplari, legati da un profondo legame sociale che le ha rese un sotto-gruppo affiatato, sono stati prelevati dalle vasche della struttura canadese utilizzando imbracature speciali in tessuto e sollevati tramite gru in contenitori termici riempiti d’acqua fredda.
Il volo verso Chicago e l’inizio del percorso di riabilitazione
I giganti del mare sono stati trasportati su strada fino all’Aeroporto Internazionale di Toronto-Pearson per poi essere caricati stabili all’interno di un aereo cargo Boeing 777 della compagnia Qatar Airways. Durante l’intera traversata aerea verso l’Aeroporto Internazionale di Chicago-O’Hare, le balene sono state assistite da un’équipe di veterinari ed esperti di medicina dei mammiferi marini. Sbarcati a destinazione poco prima delle due di notte, i beluga hanno finalmente fatto il loro ingresso nell’Abbott Oceanarium presso lo Shedd Aquarium di Chicago.
La dottoressa Karisa Tang, veterinaria principale e vicepresidente della salute animale del polo dell’Illinois, e Charlie Jacobsma, direttore del comportamento e dell’addestramento animale, hanno confermato l’avvio delle rigorose procedure di isolamento e monitoraggio per valutare l’adattamento, la nutrizione e le interazioni sociali delle nuove arrivate. Per favorire il processo di acclimatazione ed evitare fonti di stress, diverse sezioni della struttura sono state momentaneamente chiuse al pubblico. Nei prossimi giorni il parco acquatico di Chicago potrebbe accogliere altri sei esemplari, mentre il resto del gruppo verrà dislocato tra il Georgia Aquarium di Atlanta e i parchi SeaWorld di San Diego e San Antonio.
Una tragedia evitata, ma basta delfinari !
L’imponente operazione logistica ha evitato il peggiore degli scenari per gli animali coinvolti che rischiavano di essere soppressi. Tuttavia, rimane il nodo della cattività: poiché si tratta di esemplari nati o cresciuti da sempre sotto la tutela umana, una reimmissione nella vita selvatica tra le acque dell’oceano sarebbe risultata del tutto impossibile per la loro stessa sopravvivenza. Il trasferimento via aerea verso strutture attrezzate rappresenta quindi un intervento fondamentale che ha consentito di mettere in salvo gli esemplari e di garantire loro un futuro e cure veterinarie adeguate.
Se però l’esito dell’operazione merita di essere celebrato, il caso del Marineland ha mostrato quanto possa diventare complessa la gestione di strutture di queste dimensioni quando subentrano difficoltà finanziarie o cambi di rotta normativi e quanto siano vulnerabili. La nascita e la manutenzione di questi delfinari richiedono risorse immense e una pianificazione di lunghissimo periodo; quando questi complessi entrano in crisi o arrivano alla chiusura, si generano situazioni d’emergenza estremamente delicate per la collocazione degli abitanti delle vasche. Quanto sono dunque sostenibili a lungo termine questi impianti e quali garanzie di tutela danno realmente agli animali che ospitano? Questa vicenda dal finale dolce amaro rappresenta un chiaro monito sulla necessità di ripensare il nostro rapporto con i grandi cetacei e di superare definitivamente il modello dei delfinari tradizionali.
