Materie prime critiche in Italia, via al nuovo Fondo che punta su riciclo e stoccaggio

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Le materie prime critiche tornano al centro della nuova politica industriale italiana. Con l’affidamento a Invimit della gestione del Fondo Real Asset e a Fondo Italiano d’Investimento di quella del Fondo Imprese, il Fondo nazionale del Made in Italy (Fnmi) entra nella fase operativa e punta anzitutto a mettere in sicurezza l’approvvigionamento dei materiali decisivi per la transizione energetica e digitale.

Previsto dalla legge quadro sul Made in Italy (legge n. 206 del 27 dicembre 2023), promosso dal Mimit e attuato di concerto con il Mef, il Fondo dispone di 900 milioni di euro per rafforzare le filiere strategiche nazionali. Dopo oltre un anno dall’istituzione, con la nomina dei due gestori, le risorse pubbliche possono finalmente tradursi in investimenti, affiancate anche da nuovi capitali privati.

Cosa sono le materie prime critiche

Le materie prime critiche sono i materiali, dalle terre rare al litio, dal cobalto al magnesio, che servono, tra le altre cose, per costruire e alimentare:

  • batterie;
  • pannelli solari;
  • turbine eoliche;
  • microelettronica;
  • infrastrutture per la difesa.

L’Italia dipende quasi interamente dalle importazioni per l’accesso a queste risorse, in un mercato dove l’offerta è concentrata in pochi Paesi. La Cina fornisce circa il 100% delle terre rare pesanti usate nei magneti permanenti, la Turchia quasi tutto il boro impiegato nell’eolico, la Repubblica Democratica del Congo la quota maggiore del cobalto mondiale.

È proprio questa dipendenza che il Fondo prova a ridurre, intervenendo sull’intera catena del valore, dall’estrazione alla lavorazione e alla trasformazione, dall’approvvigionamento alla distribuzione, fino al riciclo e al riuso.

Come funziona il Fondo

Il Fnmi opera attraverso due strumenti distinti. Il Fondo Real Asset, con una dotazione di 300 milioni di euro, è destinato agli investimenti nella componente immobiliare delle filiere strategiche nazionali. Il Fondo Imprese, con 600 milioni di euro, realizza investimenti diretti e indiretti, a condizioni di mercato, nel capitale delle imprese che operano nelle filiere strategiche.

Possono accedere agli interventi le società di capitali, anche quotate, comprese le cooperative, che hanno sede legale in Italia e non operano nei settori bancario, finanziario o assicurativo.

Il Fondo potrà intervenire anche nelle ulteriori filiere strategiche individuate dal Comitato tecnico strategico istituito presso il Mimit, in base a intensità tecnologica e competitività dei settori.

Come ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso:

Con questo Fondo dotiamo il Paese di uno strumento stabile di politica industriale, capace di sostenere la crescita delle imprese e rafforzare le filiere strategiche, a partire da quella delle materie prime critiche, decisive per la transizione energetica e digitale e per i settori più avanzati della nostra economia.

Com’è messa l’Italia con le materie prime critiche

L’Italia è stata finora un Paese trasformatore, dipendente quasi per intero dalle importazioni di materie prime critiche.

Secondo un recente report di The European House – Ambrosetti, le materie prime critiche valgono circa 690 miliardi di euro di produzione industriale nazionale, in crescita di oltre il 50% rispetto al periodo pre-pandemia. Tuttavia il grosso della materia arriva dall’estero.

Nel 2026 la leva su cui il Paese punta di più è il riciclo: siamo tra i primi in Europa per il recupero di materie prime a uso industriale.

Sul fronte europeo i risultati sono già arrivati. Nella prima selezione dei progetti strategici del Critical Raw Materials Act, nel marzo 2025, 4 delle iniziative approvate dalla Commissione erano italiane, tutte dedicate al riciclo: platino in Toscana, magneti permanenti nel Lazio, litio a Portovesme in Sardegna, rame e nichel in Veneto. A maggio 2026 il Comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) ne ha candidate altre 7.

In parallelo è ripartita l’esplorazione mineraria interna, con un programma nazionale che copre gran parte del territorio da Nord a Sud.

Inoltre il Belpaese si è candidato a ospitare uno dei primi centri strategici europei per lo stoccaggio delle materie prime critiche, con il polo principale a Porto Marghera.

Autore articolo: mirkoledda