Mercurio nelle creme sbiancanti: più di 20 prodotti vietati ancora in vendita su Amazon, Temu e TikTok Shop

Il mercurio è vietato nei cosmetici da anni, eppure alcuni prodotti schiarenti per la pelle che le autorità avevano già collegato alla presenza di questo metallo tossico continuano a comparire sui grandi siti di e-commerce. A riportare l’attenzione sul problema è una nuova inchiesta di Reuters, che ha individuato oltre 20 prodotti su marketplace collegati ad Amazon, Temu e TikTok Shop.
Un problema che riguarda soprattutto il commercio online internazionale e che merita attenzione anche in Italia, perché molti di questi prodotti vengono venduti attraverso piattaforme transfrontaliere e possono quindi raggiungere consumatori di Paesi diversi da quello in cui sono stati originariamente messi in vendita.
L’inchiesta
L’indagine ha passato in rassegna prodotti già comparsi in elenchi pubblici di cosmetici segnalati per la presenza di mercurio. Reuters ne ha trovati più di 20 ancora disponibili per l’acquisto attraverso marketplace di grandi piattaforme internazionali. Tra i canali coinvolti figurano Amazon, Temu e TikTok Shop. I prodotti sono stati individuati in diversi mercati, tra cui Stati Uniti, Francia, Belgio e India.
Un elemento particolarmente preoccupante è che il mercurio non compariva nell’elenco degli ingredienti dei prodotti esaminati. Reuters sottolinea inoltre di non aver potuto confermare autonomamente, attraverso nuove analisi di laboratorio, la presenza del metallo nei prodotti acquistati, l’inchiesta si è basata soprattutto su informazioni pubbliche e su precedenti segnalazioni delle autorità. Di fatto i giornalisti hanno rintracciato online prodotti già segnalati dalle autorità o presenti in liste di prodotti vietati.
Tra i prodotti ancora in vendita online c’è la Advanced Beauty Cream – Pearl Shine – Parley Goldie, una crema prodotta in Pakistan. Il caso è particolarmente significativo perché il 28 agosto 2026 le autorità francesi hanno emesso un richiamo per questo prodotto a causa della presenza di mercurio, indicando tra i rischi possibili lesioni renali.
Eppure, secondo Reuters, la crema risultava ancora disponibile sul sito belga di Amazon il 31 agosto, quindi a pochi giorni dalla pubblicazione del richiamo.
Un altro prodotto citato nell’inchiesta è la Chandni Whitening Cream, già inserita dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense tra i cosmetici schiarenti nei quali i laboratori dell’agenzia hanno rilevato mercurio. A maggio 2026 la FDA ha pubblicato un elenco di questi prodotti, invitando i consumatori a non acquistarli e a non utilizzarli.
Perché il mercurio viene ancora usato nelle creme schiarenti?
Il motivo è molto semplice: funziona rapidamente sulla pigmentazione della pelle, interferisce infatti con la produzione di melanina e può produrre un effetto schiarente. Secondo gli esperti citati da Reuters, inoltre, è una sostanza relativamente economica e semplice da incorporare nelle formulazioni.
Il problema è che questo effetto cosmetico non è affatto innocuo. Il mercurio è una sostanza altamente tossica e l’esposizione può danneggiare diversi organi, compresi reni e sistema nervoso. La Commissione europea ricorda che un’esposizione elevata al mercurio può provocare danni a cervello, polmoni, reni e sistema immunitario.
La FDA segnala, nello specifico, che l’applicazione ripetuta sulla pelle di prodotti contenenti mercurio può consentire l’assorbimento della sostanza nell’organismo, con possibili danni renali e neurologici.
Nell’Unione europea il mercurio e i suoi composti sono vietati nei cosmetici, in base al Regolamento (CE) 1223/2009 sui prodotti cosmetici. La Commissione europea ricorda infatti che il divieto è previsto dall’Allegato II del regolamento.
Il Ministero della Salute italiano include inoltre espressamente i prodotti per schiarire la pelle tra le categorie di cosmetici soggette alla normativa europea. Questo significa che una crema schiarente contenente intenzionalmente mercurio non può essere legalmente commercializzata come normale prodotto cosmetico in Italia.
Il problema riguarda quindi soprattutto la possibilità che prodotti non conformi sfuggano ai controlli e vengano proposti attraverso canali di vendita online, marketplace e venditori che operano oltre i confini nazionali.
Possono arrivare anche in Italia?
Non ci sono, sulla base dell’inchiesta, elementi per affermare che i prodotti individuati siano stati venduti su Amazon Italia o che siano stati distribuiti ufficialmente in Italia. Reuters ha documentato vendite su marketplace in diversi Paesi, tra cui Francia, Belgio, India e Stati Uniti.
Tuttavia, il funzionamento stesso delle piattaforme internazionali rende possibile acquistare prodotti da venditori situati in altri Paesi. Per questo non sarebbe corretto considerare il problema esclusivamente di altri.
Per chi acquista dall’Italia, dunque, la prudenza è particolarmente importante quando si tratta di prodotti schiarenti venduti da venditori terzi, soprattutto se provengono da Paesi extra-UE o vengono spediti direttamente dall’estero.
Come riconoscere una crema potenzialmente a rischio
Il problema è che non sempre basta leggere l’INCI. L’inchiesta ha infatti trovato prodotti nei quali il mercurio non compariva dichiarato tra gli ingredienti e anche la FDA avverte che alcuni cosmetici illegali possono non indicare affatto la presenza della sostanza in etichetta.
Ci sono però alcuni campanelli d’allarme. Innanzitutto, è meglio diffidare dei prodotti schiarenti che promettono risultati molto rapidi e venduti attraverso inserzioni poco trasparenti, soprattutto quando mancano informazioni chiare sul produttore, sull’importatore o sulla composizione.
Attenzione anche alle confezioni senza una vera etichetta, alle indicazioni incomplete o scritte in modo poco comprensibile e ai prodotti commercializzati esclusivamente attraverso marketplace da venditori difficili da identificare.
Alla fine, se un prodotto schiarente non permette di capire chiaramente chi lo produce, dove viene prodotto e quali ingredienti contiene, meglio non acquistarlo.
Il problema dei prodotti che ricompaiono con un altro nome
Uno degli aspetti più interessanti dell’inchiesta riguarda proprio il modo in cui alcuni venditori riescono a eludere i controlli. Secondo l’indagine, alcuni prodotti rimossi dalle piattaforme ricompaiono poco dopo con nomi diversi, immagini modificate o attraverso un altro venditore.
È una delle difficoltà principali del controllo dei marketplace, eliminare una singola inserzione non significa infatti necessariamente eliminare il prodotto dalla circolazione.
Ed è proprio per questo che anche il consumatore ha un ruolo importante: davanti a una crema schiarente proveniente da un venditore poco trasparente, soprattutto se promette di modificare rapidamente il colore della pelle, è meglio fermarsi prima dell’acquisto.
Fonte: Reuters
