Muore un bimbo di 18 mesi a Tropea, ricoverati altri 4 bambini: sospetti su un batterio all’asilo

Alessio Pio aveva un anno e mezzo ed era originario di Zungri, in provincia di Vibo Valentia. Mercoledì sera è morto all’ospedale di Catanzaro, dove era stato trasferito d’urgenza due giorni prima in condizioni gravissime. Tutto era iniziato il 17 luglio con il ricovero presso l’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia: una settimana di peggioramento continuo, fino al sospetto di setticemia registrato all’arrivo nel capoluogo, come riferisce l’ANSA.
Altri quattro bambini colpiti nello stesso asilo
Il bambino frequentava la Family Baby School di Tropea, un asilo nido privato, luogo in cui altri quattro bambini sono stati ricoverati con sintomi simili, tre già dimessi, uno ancora in osservazione, sempre a Catanzaro. Secondo quanto ricostruito da Il Vibonese, il giornale che per primo ha seguito il caso, i bambini che nei giorni scorsi avrebbero accusato disturbi gastrointestinali sarebbero in realtà tra dieci e dodici, e la scuola avrebbe segnalato il problema all’Asp tramite Pec, chiedendo indicazioni sul protocollo da seguire.
L’inchiesta della Procura
La causa del decesso non è ancora accertata e la Procura di Vibo Valentia ha aperto un’inchiesta dopo la denuncia presentata dai genitori, fattispecie che ha prodotto il sequestro sia della cartella clinica che della salma, in attesa dell’autopsia. Nel frattempo l’Asp ha convocato un vertice d’urgenza, guidato dal commissario straordinario Angelo Vittorio Sestito, per ricostruire ogni passaggio della vicenda.
L’ipotesi del Clostridium difficile
A indicare una pista è stata la dirigente della Family Baby School, Serena Miceli, sentita sia da Il Vibonese sia dall’ANSA. «Molto probabilmente è un batterio che è entrato dall’esterno all’interno della struttura», ha detto Miceli, aggiungendo che i sospetti ricadrebbero sul Clostridium difficile, un batterio «che si prende generalmente all’interno delle strutture ospedaliere». L’ipotesi è che il contagio sia partito da un bambino infettato durante una visita ospedaliera precedente, per poi diffondersi attraverso i fasciatoi utilizzati durante il cambio del pannolino.
Cosa dice la scienza sul batterio
Il Clostridioides difficile, come oggi viene classificato, è una delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria più comuni nei Paesi industrializzati, e si trasmette per via oro-fecale attraverso delle spore particolarmente resistenti alla comune sanificazione, come documentato dalla sorveglianza coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, che nei reparti ospedalieri italiani ed europei ne segue da anni la diffusione insieme all’ECDC.
Una nota sulle fonti
Dobbiamo dire chiaramente che al momento non esiste alcun comunicato ufficiale né della Procura di Vibo Valentia né dell’Asp. Ogni elemento qui riportato, dalla ricostruzione del ricovero all’apertura dell’inchiesta, fino alle parole della dirigente Miceli, proviene dalle già citate fonti giornalistiche e non da comunicati istituzionali. È la situazione tipica delle prime ore di una vicenda di cronaca giudiziaria, per cui un eventuale atto ufficiale, come l’esito dell’autopsia o una nota dell’Asp, potrebbe arrivare nei prossimi giorni e modificare il quadro attuale.
Cosa resta da chiarire
L’asilo ha comunque sospeso le attività e avviato la sanificazione dei locali. Restano da chiarire l’origine esatta del contagio e, soprattutto, se quel batterio (per quanto riguarda i più piccoli, quasi sempre gestibile, spesso innocuo) sia davvero la causa che ha spezzato la vita di un bimbo di diciotto mesi.
