Nel reparto di psichiatria del Meyer di Firenze arriva Pitagora, il primo gatto da pet therapy: supporterà bimbi e adolescenti

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All’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze è arrivato un protagonista inatteso: Pitagora, un gatto rosso dal carattere calmo e socievole, è il primo felino a entrare ufficialmente in un reparto pediatrico nell’ambito della pet therapy. Il suo ingresso segna un passaggio simbolico e concreto: la cura passa anche attraverso la relazione con un animale diverso dal cane, più silenzioso ma altrettanto capace di creare connessioni emotive profonde. Il suo arrivo si inserisce in un percorso già consolidato, ma ora pronto a evolversi.

Meyer e Antropozoa: una storia di terapia innovativa

Da oltre venticinque anni il Meyer è un punto di riferimento nazionale negli interventi assistiti con gli animali, grazie alla collaborazione con l’associazione Antropozoa. Storicamente protagonisti sono stati i cani, presenti in reparti, corridoi e stanze come mediatori relazionali. La scelta di introdurre un gatto nasce dall’osservazione di nuovi bisogni clinici, in particolare nei contesti di fragilità psichiatrica infantile e adolescenziale. L’obiettivo è ampliare le modalità di relazione terapeutica senza sostituire, ma affiancando, ciò che già funziona.

Un progetto sperimentale per la psichiatria infantile

Pitagora entrerà in ospedale una volta a settimana, in ambienti sanificati e controllati prima e dopo ogni incontro. Sarà coinvolto il reparto di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dove i pazienti vengono selezionati da un’équipe multidisciplinare composta da medici, psicologi e operatori specializzati. La presenza del gatto sarà sempre guidata da professionisti esperti e monitorata anche da veterinari ed etologi, per garantire il massimo benessere dell’animale e dei bambini coinvolti nel percorso.

Il valore terapeutico della relazione con il gatto

La presenza di Pitagora introduce una modalità relazionale diversa: più discreta, meno invasiva, ma altamente efficace per chi fatica a instaurare legami di fiducia. Il contatto, le fusa e il gioco diventano strumenti di comunicazione emotiva, capaci di ridurre ansia e isolamento. Sul piano cognitivo e sociale, l’interazione stimola attenzione, memoria e partecipazione. Il gatto diventa così un mediatore che facilita espressione, autocontrollo e apertura verso gli altri.

Una nuova frontiera della cura emotiva

Il progetto rappresenta un’evoluzione della pet therapy ospedaliera: non più solo cani, ma anche felini come alleati del benessere psicologico. L’esperienza di Pitagora potrebbe diventare un modello replicabile, capace di integrare ulteriormente la relazione uomo-animale nei percorsi di cura pediatrica e psichiatrica.

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Autore articolo: Rebecca Manzi