Niente più carne brasiliana in Ue dal 3 settembre: non rispetta le norme sugli antimicrobici negli allevamenti

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A breve, il Brasile non sarà più autorizzato a esportare prodotti di origine animale in UE. La misura, decisa dalla Commissione europea, riguarda un’ampia gamma di categorie, dai bovini al pollame, passando per uova, acquacoltura, miele e altri derivati animali.

Alla base della decisione c’è il mancato adeguamento del Paese alle normative europee sull’uso degli antimicrobici negli allevamenti, un requisito fondamentale per figurare nella lista di Paesi terzi che l’Ue autorizza all’esportazione verso il proprio mercato interno, riservata esclusivamente a chi dimostra standard sanitari equivalenti a quelli comunitari.

Il Brasile, non risultando pienamente conforme a questi standard, è stato quindi rimosso dalla lista. Come ha spiegato Eva Hrnčiřová, portavoce della Commissione europea per la salute:

La Commissione conferma che il Brasile non è incluso nella lista, il che significa che non potrà più esportare verso l’Unione europea merci (sia animali vivi destinati alla produzione alimentare sia prodotti derivati), come bovini, cavalli, pollame, uova, acquacoltura e miele, a partire dal 3 settembre.

Il blocco non è tuttavia permanente, il Brasile potrà infatti essere reintegrato nella lista qualora riuscisse a dimostrare la piena conformità alle normative europee. Come ha precisato la stessa portavoce:

Una volta dimostrata la conformità, l’Unione europea potrà autorizzare o riprendere le esportazioni.

 

Cosa sono gli antimicrobici e perché l’Ue li limita

Il nodo centrale della decisione riguarda l’uso degli antimicrobici negli allevamenti intensivi. In ambito veterinario, queste sostanze — tra cui antibiotici e molecole simili — vengono impiegate per curare infezioni negli animali, ma in alcuni sistemi produttivi finiscono per essere utilizzate anche per favorire la crescita o aumentare la resa degli allevamenti (come nel caso del Brasile), una pratica che l’Unione europea vieta da anni.

I motivi di questo divieto sono legati a due rischi strettamente connessi tra loro. Il primo è la resistenza antimicrobica: l’uso eccessivo o improprio di antibiotici negli animali favorisce lo sviluppo di batteri resistenti, rendendo alcuni farmaci meno efficaci anche per gli esseri umani. Il secondo riguarda la salute pubblica più in generale, poiché questi batteri resistenti possono trasmettersi attraverso la catena alimentare, aumentando il rischio di infezioni difficili da trattare e riducendo l’efficacia delle cure mediche disponibili.

Per affrontare entrambe le questioni in modo integrato, l’Ue adotta l’approccio “One Health”, una visione che collega inscindibilmente la salute umana, quella animale e la tutela dell’ambiente.

La reazione del Brasile

La decisione ha suscitato una forte reazione da parte di Brasilia. Il governo brasiliano si è detto sorpreso dal provvedimento e ha annunciato l’intenzione di contestarlo, chiedendo chiarimenti a Bruxelles e valutando possibili contromisure, considerando il blocco potenzialmente dannoso per il proprio export agricolo.

Nel complesso, lo stop potrebbe mettere a rischio più di 2 miliardi di dollari di esportazioni agroalimentari, considerando che nel 2025 l’Unione europea aveva acquistato dal Brasile proteine animali per circa 1,8 miliardi di dollari, confermandosi il secondo mercato delle carni brasiliane dopo la Cina.

Anche il settore produttivo ha preso le distanze dalla decisione europea. L‘Associazione brasiliana delle proteine animali ha sostenuto che il comparto rispetta già la normativa Ue sull’uso degli antimicrobici, mentre l’Associazione delle industrie esportatrici di carne ha assicurato che la filiera sta lavorando con il ministero dell’Agricoltura per adeguarsi alle richieste di Bruxelles. Una missione tecnica europea è attesa in Brasile nel secondo semestre dell’anno per completare il processo di verifica.

La Commissione europea ha comunque ribadito che l’esclusione non è definitiva: il Brasile potrà essere reintegrato nella lista non appena dimostrerà la piena conformità alle norme europee. Il provvedimento arriva peraltro in un momento delicato nei rapporti tra Ue e America Latina, a poche settimane dall’avvio dell’applicazione provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur, l’intesa commerciale che coinvolge Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay e che punta a facilitare gli scambi agricoli tra le due aree. In Europa, tuttavia, restano forti le preoccupazioni sulle differenze negli standard produttivi, in particolare in ambito sanitario e ambientale.

Fonti: Ansa / Reuters

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Autore articolo: Francesca Biagioli