Nuovi raid Usa nello Stretto di Hormuz: colpiti oltre 80 obiettivi in Iran (e Teheran promette ritorsioni)

La tregua tra Stati Uniti e Iran è sempre appesa a un filo. Nella notte appena trascorsa, Washington ha lanciato una nuova serie di raid contro obiettivi militari iraniani, accusando Teheran di aver violato il memorandum d’intesa, raggiunto poche settimane fa, con attacchi contro alcune navi commerciali nello Stretto di Hormuz.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), l’operazione avrebbe colpito oltre 80 obiettivi militari, tra cui più di 60 imbarcazioni veloci delle Guardie Rivoluzionarie, sistemi di difesa aerea, radar costieri, postazioni missilistiche antinave e reti di comando e controllo.
Per Washington si tratta di una risposta a quelle che definisce “azioni ingiustificate e pericolose” contro il traffico marittimo
internazionale. Per Teheran è l’ennesima violazione degli accordi da parte americana.
U.S. Central Command forces have begun launching a series of powerful strikes against Iran to impose heavy costs for targeting and attacking commercial shipping crewed by innocent civilians in an international waterway. The U.S. strikes are in response to Iranian attacks on three…
— U.S. Central Command (@CENTCOM) July 7, 2026
La risposta dell’Iran
La reazione iraniana non si è fatta attendere e le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato di aver lanciato una vasta operazione missilistica e con droni contro basi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, sostenendo di aver colpito decine di installazioni militari americane e di aver abbattuto anche un drone statunitense MQ-9.
Nei due Paesi sono scattati gli allarmi antiaerei, mentre i sistemi di difesa avrebbero intercettato parte dei missili e dei droni diretti verso le installazioni militari. Il governo iraniano respinge le accuse americane e sostiene che siano gli Stati Uniti a infrangere gli impegni assunti con il memorandum d’intesa.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha parlato di “gravi violazioni” degli accordi, citando non solo i nuovi bombardamenti, ma anche la revoca della licenza che consentiva all’Iran di esportare petrolio e le nuove minacce militari.
L’era del bullismo è finita. Non ci piegheremo, ha dichiarato.
Anche il Comando centrale delle Forze armate iraniane ha ribadito che la Repubblica islamica “non permetterà alcuna interferenza nella gestione dello Stretto di Hormuz”, considerato un punto strategico per la sicurezza nazionale.
Intanto, secondo la CNN, Trump avrebbe autorizzato l’operazione mentre si trovava ad Ankara per il vertice della NATO e la decisione sarebbe stata presa dopo una riunione con il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent e il capo degli Stati maggiori congiunti, generale Dan Caine.
Poche ore prima dei bombardamenti, il tycoon aveva anche revocato la licenza che consentiva all’Iran di esportare petrolio, una delle concessioni previste dall’accordo che aveva riaperto il dialogo tra Washington e Teheran.
Salgono i prezzi del petrolio e del gas
Questi nuovi scontri nello stretto di Hormuz ovviamente non fanno che alimentare nuove tensioni sul prezzo del petrolio con il future agosto 2026 sul Wti che sale a 72,77 dollari al barile, in rialzo del 3,3%. Il Brent con scadenza settembre sui mercati asiatici è aumentato del 2,9% raggiungendo i 72,48 dollari al barile. Anche il prezzo del gas schizza a 48,5 euro.
Perché lo Stretto di Hormuz è così importante
Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti più delicati del pianeta, un vero e proprio corridoio marittimo attraverso cui passa circa un quinto del petrolio commerciato a livello mondiale, oltre a una quota significativa del gas naturale liquefatto. Dovrebbe essere chiaro ormai a tutti che qualsiasi escalation militare in questa area può avere ripercussioni ben oltre il Medio Oriente, influenzando il commercio internazionale, i prezzi dell’energia e la sicurezza della navigazione.
Proprio la libertà di transito nello Stretto era uno dei pilastri del memorandum d’intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran, ma l’Iran respinge le accuse e sostiene di essere stato il primo a subire una violazione degli accordi.
Solo pochi giorni fa, in Qatar, delegazioni statunitensi e iraniane avevano tentato di riaprire il confronto diplomatico, senza però riuscire a trovare un terreno comune. Oggi lo scenario appare molto più fragile. Da una parte gli Stati Uniti mantengono circa 50 mila militari nella regione e non escludono nuove operazioni, dall’altra l’Iran che promette ulteriori ritorsioni e ribadisce che non accetterà pressioni né interferenze sulla gestione dello Stretto di Hormuz.
La nuova escalation rischia così di allontanare ulteriormente qualsiasi prospettiva di stabilizzazione e di riaccendere una crisi che avrebbe conseguenze per gli equilibri economici e geopolitici globali.
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