Obesità, dopo la legge 149 la sfida è garantire accesso alle cure e presa in carico


L’Italia è stata il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge specifica sull’obesità, la Legge 149 del 2025 che ha segnato un passaggio storico: riconoscere l’obesità come patologia e non più come semplice conseguenza di stili di vita scorretti. Ma la legge da sola non basta. Ora la sfida è costruire percorsi di presa in carico e di accesso alle cure. È stato questo il tema al centro del convegno parlamentare “Obesità: la legge c’è. Ora costruiamo il sistema”, organizzato per chiedere una piena e concreta attuazione della norma.
Dopo il riconoscimento normativo dell’obesità come patologia, la sfida è ora trasformare quel principio in presa in carico reale: rendere operativo l’Osservatorio per lo Studio dell’Obesità presso il Ministero della Salute, aggiornare i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, superare le diseguaglianze regionali, dare piena attuazione all’accesso alle prestazioni comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza e aprire una riflessione
istituzionale sulla rimborsabilità dei trattamenti farmacologici oggi disponibili, in particolare per i pazienti con obesità grave e maggiore rischio di complicanze.
Dalla legge sull’obesità all’attuazione: servono percorsi di cura, LEA e accesso ai farmaci
«L’obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante, che richiede una presa in carico multidisciplinare e continuativa» dichiara Silvio Buscemi, Professore dell’Università di Palermo e Presidente della SIO-Società Italiana dell’Obesità. «Le nuove opzioni terapeutiche hanno modificato le prospettive di cura, ma devono essere inserite in percorsi appropriati, controllati e sostenibili. Come SIO riteniamo necessario avviare un percorso istituzionale per valutare forme di accesso rimborsato alle terapie farmacologiche innovative per i pazienti con maggiore gravità clinica e rischio di complicanze, all’interno di centri specialistici riconosciuti e con un attento monitoraggio degli esiti».
La voce dei pazienti ha richiamato con forza il rischio che il ritardo attuativo trasformi una conquista storica in una promessa non mantenuta. «Per le persone con obesità questa legge non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un diritto» dichiara Iris Zani, Presidente FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità. «Da anni chiediamo che l’obesità sia riconosciuta per ciò che è: una malattia, non una colpa. Ora chiediamo che il riconoscimento diventi accesso reale alla cura. Non è accettabile che i pazienti debbano pagare di tasca propria trattamenti necessari o che debbano aspettare mesi, anni, o spostarsi da una Regione all’altra per essere presi in carico. Servono percorsi chiari, centri dedicati e terapie accessibili. La dignità delle persone non può restare appesa ai decreti attuativi».
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